
Caserta -
(di Piergiacomo Molinaro) Il cuore oltre l’ostacolo. I falchetti espugnano un campo difficile come quello di Nardò, dimostrando di voler cancellare con i fatti gli ultimi passi falsi, soprattutto i fischi e le critiche dell’ormai stanco popolo rossoblù. Un successo poco utile ai fini della classifica, buono solo ad accentuare i rimpianti per un campionato in cui la Casertana poteva essere protagonista. E poco importa se da un lato c’è chi ancora si illude e sogna il salto di categoria, aggrappandosi tenacemente a prestazioni come quelle di domenica o a singoli giocatori teoricamente in grado di fare la differenza: dall’altro appare senz’altro più diffuso il senso di delusione che attanaglia ormai da parecchio la piazza. Di sicuro per l’esisto del campionato ancora in atto, che i falchetti hanno dimostrato di aver completamente gettato all’aria in quattro giorni, molto di più per la storia che si ripete, accanendosi in maniera ormai beffarda sulle sorti casertane.
Anche una piazza storicamente calda come quella di Caserta sta lentamente raffreddandosi e lasciandosi (giustamente) sopraffare dalla desolazione di una categoria che non gli appartiene. E se anche a Nardò una sparuta presenza di ultras ha fatto la loro parte, è solo perché l’attaccamento alla maglia e ai colori non potrà mai raffreddarsi, quello no. Insomma, illusione e delusione: la tifoseria è spaccata, del resto in ogni buon tifoso rossoblù. E’ tanta l’amarezza per questo falco che non sa più volare, ma è sempre tanta anche la speranza che di volta in volta viene riposta su chi è responsabile delle sorti del falchetto. Speranza puntualmente disillusa, ma che altrettanto puntualmente si ripropone l’anno a venire, e poi quello ancora.
Ma la corda prima o poi si spezza, la buona volontà e le buone intenzioni non bastano se dall’altro lato c’è il silenzio delle istituzioni o una programmazione inadeguata o tutto ciò che di storto e illogico può capitare ad una piazza capoluogo di provincia. E la corda forse stavolta si è spezzata davvero, nonostante il tenace tentativo di Verazzo di ridare lustro a una realtà sportiva caduta nel dimenticatoio.
A questo punto non ha più senso parlare di futuro né di programmazione. Non ha senso chiedersi se Ferraro rimarrà oppure no e con lui i vari Majella, Burgos e Gargiulo. Quel che è certo è che già domenica a Matera gli ultras e non solo ci saranno, come sempre colorati e vivaci, forse solo più scettici e disillusi.

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