Addio JuveCaserta. Emozioni, lacrime e rabbia. Un vuoto incolmabile

Il sogno bianconero spezzato

Caserta - Una storia di promesse non mantenute, parole dette e rimangiate, speranze infrante, divisioni e dolori. La storia della gloriosa Juve Caserta giunge all'epilogo, nel peggiore dei modi. La lunga escalation della crisi bianconera parte da lontano.

Dalle stelle (d'Europa) alle stalle. Quando Rosario Caputo lasciò il club, ad ottobre 2012, si aprì il baratro. La nave stava per affondare ed il 'passo indietro' di Mr. Pepsi apre definitivamente la crisi. Dalla 'devotion' dell'Eurolega, dall'EuroCup si passa al 'JC Wall', i pixel digitali da comprare per sostenere economicamente la Juve e fornire risorse necessarie a continuare il campionato, fino ad arrivare al circo tra le mura del Pala Maggiò. Gli appassionati iniziano a vivere la pallacanestro cittadina con ansia e preoccupazione piuttosto che con gioia e spensieratezza. Dalla tragica conferenza stampa di Gervasio del 2 novembre 2012, si entra in un buco nero che ha partorito personaggi incredibili  A Marzo 2013 arriva l'inspiegabile Galimberti ad illudere la piazza. Il presunto salvatore della patria, con tanto di sciarpa al collo e luci della ribalta, non effettuerà mai bonifici e Iavazzi minaccerà le vie legali. Il bluff, quindi, dura poco più di un mese ed anticipa il duello tra Iavazzi e Barbagallo.

Il dualismo, la penalizzazione e la retrocessione. Si sfiorano i playoff nella stagione 13/14, una boccata d'aria prima di andare in apnea. La stagione 14/15 è all'insegna dell'accusa reciproca tra Iavazzi e Barbagallo, caratterizzata da una gestione schizofrenica e dilettantistica dove il punto di penalizzazione è la ciliegina sulla torta chiamata 'retrocessione sul campo', rimediata in quel di Pesaro. Nel corso dell'anno vanno via coach Molin, il GM Atripaldi, Markovski e lo stesso Barbagallo, detronizzato da Iavazzi che pure gli aveva affidato il comando nonostante fosse socio di minoranza. La Juve è allo sbando ed il pubblico si adatta allo 'spettacolo' e si spacca a metà, tra chiacchiere, inciuci e voglia di apparire. L'inatteso ripescaggio poteva restituire un nuovo slancio al club ma, nella stagione successiva, il trend non si inverte. Si chiude con una salvezza all'ultima giornata e le contraddizioni societarie permangono. Si sogna solo durante la campagna abbonamenti, poi arrivano puntuali gli appelli, le grida di allarme sulla situazione economica, i BAT, rivendicazioni di stipendi ed analisi della situazione debitoria.

Sceicchi, inglesi e closing sfumati. Iavazzi annuncia l'addio nell'estate del 2016, ma poi ci ripensa. Non è il primo e non sarà l'ultimo repentino cambio di pensiero del patròn. La città prova, con fatica, a smuovere le acque, tra diffidenze altrui, critiche ed immobilismo atavico, caratteristiche che scorrono nelle vene del popolo casertano ormai da troppo tempo. Nasce l’associazione ‘Io Sto Con La Juve Caserta’, che schiera personalità del mondo dello spettacolo e tenta il disperato salvataggio. Qualcosa di positivo si profila all’orizzonte o almeno lo spera la comunità cestistica. Alfredo Scauzillo si prende le luci dei riflettori e sostiene la candidatura di tale Lawish Mohammed Williams, facoltoso imprenditore esotico con interessi a Dubai, pronto a lanciarsi nel mercato italiano attraverso la pallacanestro. Si sogna, all’ombra della Reggia, si immaginano sceicchi e fiumi di soldi. Qualche ritardo di troppo nel concretizzarsi dell’offerta, deleghe che non arrivano e foto di fiammanti fuoriserie e kefiah bianche sono il triste epilogo di una storia che vedrà la sua conclusione tra minacce di azioni giudiziarie e disillusione dei tifosi. Neanche il tempo di archiviare la pista degli emirati ed ecco spuntare la speranza d’oltre manica. E’ il neo sindaco Marino in persona che si espone e funge da tramite tra Iavazzi ed il nuovo investitore straniero. Viene svelato il nome della società ma è differente rispetto a quello anticipato dalla stampa, pur presentando denominazioni simili. Un repentino cambiamento che sorprende ed insospettisce. La Fortune Investement & Consulting Ltd. rappresentata dal dott. Fulco e da Alessandro Rauccio, forte di un capitale sociale da capogiro, vuole una Juve forte e brinda con Iavazzi per l’esito positivo della trattativa. Tutto lisco? Quasi. Alle parole ed agli obiettivi, peraltro non proprio chiarissimi, seguono altre difficoltà. Sull'operazione aleggia il mistero. Il roster è composto ed ai primi pagamenti farà fronte ancora Iavazzi. Francesco Beneduci, il vero rappresentante legale della Fortune, si presenta a distanza di qualche settimana; i vari impegni lavorativi e la burocrazia impediscono il perfezionamento dell’operazione. Di rinvio in rinvio, il closing slitta e della pioggia di soldi promessa, nessuna traccia. Inizia un tira e molla che si protrae fino alla fine di ottobre, quando sembra ormai chiaro che gli inglesi non verseranno alcuna somma volta ad acquisire le quote di Iavazzi o a far fronte alle incombenze, siano esse il pagamento degli stipendi dei giocatori o tasse varie. L’ennesimo sogno straniero si eclissa poco dopo l’inizio del nuovo anno. Il logo della Fortune scompare dalle maglie, Beneduci resta solo il nome di un viale casertano.

Pianti e rimpianti. E, poi, l’estate 2017 con i soliti appelli, il solito addio di Iavazzi, le minacce di cessione del titolo sportivo, l'impossibilità a proseguire. Stavolta ci credono in pochi. Si profila, ancora una volta, un nuovo consorzio di imprenditori interessato all’acquisizione del club, svanito nel nulla come quelli degli scorsi anni. C'è l’intervento di Vigorito da Benevento, mai formalizzato, c'è la presentazione in pompa magna di coach Bucchi e l'annuncio del 'sogno' Arcidiacono. Tutto spazzato via dal Consiglio Federale, da un bilancio non in regola, da un rapporto ricavi/indebitamento/capitale versato sballato, da BAT non onorati. Segue il ricorso e le speranze, vane. Segue l'accusa di antisportività mossa, fuori da ogni logica, alla Vanoli Cremona, candidata al ripescaggio. Segue un sequestro degli atti operato dalla Guardia di Finanza. Segue, la decisione del Collegio di Garanzia del CONI che condanna nuovamente la Juve. La Caserta del basket è sotto shock.

Colpevoli. Le responsabilità di Iavazzi, il suo fallimento sportivo, una gestione scellerata, ricca di contraddizioni, lacune ed errori. La Juve che muore nelle sue mani, il basket che scompare. Sullo sfondo, l'immobilismo ed il silenzio complice delle istituzioni casertane, poco attente alla vicende sportive cittadine ma abili e pronte a rinsaldare le posizioni di potere. Un tessuto imprenditoriale che non ha mai mostrato, fatto qualche rara eccezione in termini di sponsorizzazioni, interesse nello sport cittadino, nei suoi valori e nella sua gente; disinteressati tutti a valorizzare il territorio, Caserta e la sua provincia.

Lacrime e rabbia. A piangere sono i tifosi, caduti nello sconforto e nell'incredulità. Voglia di pensare che non sia vero, aggrapparsi alla versione più ottimista, pensare che ci sia uno spiraglio, seppur piccolo. Rendersi conto, poi, che è finita. Dalla rabbia insostenibile alla tristezza il passo è breve. I ricordi bianconeri si mischiano. Le partite, i successi e le sconfitte, ma la Juve non è solo una squadra di basket, ma un punto di riferimento per una larga parte dei casertani, motivo di orgoglio, di discussione, di confronto, di divertimento e svago, di aggregazione. Le centinaia di conoscenze ed amicizie vere nate sui gradoni del Pala Maggiò, i viaggi e le trasferte, le emozioni. Un popolo orfano che ha perso il suo punto di riferimento. Un cuore spezzato. Ci mancherà salire al palazzo. Attraversare Piazzale della Seta, spingere sull’acceleratore per passare velocemente la salita della vaccheria e andare giù per i tornanti dei gradilli, la rotonda e, infine, l’ultimo rettilineo prima intravvedere il Pala Maggiò. Ci mancherà quella sensazione unica per chi ama i colori bianconeri. Ci mancherà riabbracciare la propria passione, battere le mani al ritmo di ‘Live is life’ e urlare nuovamente con il cuore in gola per quaranta minuti. Ci mancherà colorare di bianco e di nero le nostre giornate. (Foto A. Fiacco)

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