La 'solita' sconfitta Juve ma il gruppo difende Dell'Agnello

Il Buono, il Brutto e il Cattivo della sfida tra la Red October Cantù e la Pasta Reggia

Caserta - Il Buono. Ancora un’altra sconfitta. Gli sguardi dei bianconeri, ora, sono rivolti verso chi insegue e non più verso l’alto e, di buono, c’è davvero poco. Dopo la partenza lenta, c’è da apprezzare la voglia di recuperare, di stringere le maglie in difesa, di sudare e provare a riprendere la partita per i capelli. L’entusiasmo degli ultimi arrivati. Berisha, autore di una buona prova (15 punti, 6 rimbalzi e 17 di valutazione) ed il carattere di Diawara. L'ala aveva annunciato di scendere in campo con il coltello fra i denti ed ha mantenuto la promessa. Chiude con 24 punti, 7 rimbalzi e 21 di valutazione e solo la marcatura di Darden, negli ultimi minuti, ha bloccato la sua esuberanza. Il bicchiere del francese è mezzo pieno. Kuba libre.

Il Brutto. Di vittorie, negli ultimi tempi, se ne vedono poche a Pezza delle Noci. La Pasta Reggia paga spesso un approccio alle partite svogliato e senza verve. C’è la consueta rimonta e l’illusorio break ma, nel finale, riaffiorano i limiti di una squadra che fa molta fatica a trovare fluidità offensiva e gestire i momenti caldi del match. Lo spogliatoio si è schierato dalla parte di Dell’Agnello, impedendo a Iavazzi di far calare su di lui la mannaia dell’esonero. Scelta saggia che segue, invece, parole poche distensive nella settimana che ha preceduto la sfida a Cantù, caricandola di significati e di ansie ben superiori rispetto al reale valore della partita. Gli infortuni ed il ritardo nel recupero dei giocatori rappresentano un altro fattore decisivo nel calo di rendimento del team. Gli stop a Bostic e Czyz hanno determinato una ridistribuzione dei minuti che, di fatto, hanno danneggiato alcuni elementi ‘costretti’ a stare sul parquet più del dovuto. E, per l'inserimento dei nuovi, il tempo è sempre troppo poco. Urge una sveglia affinché il finale di stagione sia lieto, proprio come nelle fiabe. La bella addormentata.

Il Cattivo. Dietro la lavagna ci finiscono in molti. Un Gaddefors sempre più spento, un Putney a corrente alternata e, sempre per restare in tema di energia, un Watt dominato dai pari ruolo avversari ed in totale confusione. Il lungo USA produce solo 2 punti (0/4 dal campo) e costringe Dell'Agnello a panchinarlo per la maggior parte del match. La sua performance è più triste di una vecchia canzone di successo di Minghi e Mietta. Watt-ene amore.  (Foto A. Fiacco)

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