Stop Juve. Il 'caso' Sosa ed il ricordo di Shackleford

Il Buono, il Brutto e il Cattivo della sfida tra la Openjobmetis Varese e la Pasta Reggia

Caserta - Il Buono. C’è poco da salvare nella sconfitta di domenica. Cresce Putney, autore di 20 punti, 8 rimbalzi e 22 di valutazione, ma ancora incapace di gestire la sua voglia di showtime nell’arco dei 40 minuti. Dopo un primo quarto affrontato con sufficienza, la Juve reagisce e, grazie a qualche giocata talentuosa del criticato Sosa, riesce a tenere viva la gara, ma i biancorossi non si fanno intimidire e la chiudono. La sbornia post Reggio Emilia non ha avuto effetto positivo. La Pasta Reggia inciampa in casa, prendendo l’impegno sottogamba e dimenticando in fretta l’ebbrezza del successo. Resaca.

Il Brutto. Dall’espulsione di Reggio Emilia ai fischi del Pala Maggiò. Non è un buon momento per Edgar Sosa. Nella prima metà di gara, il play ha sofferto, come tutta la squadra, e non è riuscito a trovare feeling con il canestro. Il pubblico, spazientito, lo ha beccato e lui ha reagito con un gestaccio. Al rientro sul parquet ha chiesto scusa, si è rimboccato le maniche e, con una serie di giocate, ha consentito ai suoi di rientrare in partita e provare a vincerla. Il gesto di Sosa (che chiude con 22 punti ma 8/22 dal campo) andava sicuramente evitato ma sembrano davvero lontani i tempi in cui il tifo casalingo sosteneva i propri giocatori piuttosto che fischiarli, ancor di più se in difficoltà. Un pubblico che entra in gioco solo se c’è una reazione scomposta di qualche giocatore avversario o qualche chiamata arbitrale controversa. Un pubblico insensibile alle vittorie e ad una posizione di classifica di tutto rispetto, a volte snob, freddo come i giorni della merla. Gelido come il cuore di una principessa Disney prima di ritrovare calore. Frozen.

Il Cattivo. Cattivo e crudele è il destino che si è portato via il ‘Signore degli anelli’. Charles Shackleford, probabilmente il più grande centro mai capitato in Serie A, è scomparso la scorsa settimana. I ricordi degli appassionati sono riaffiorati alla mente, dalla capigliatura afro, alle dichiarazioni improbabili, ai balzi e, per finire, ai canestri spettacolari. E’ colpa sua se, all’ombra della Reggia, quando si parla di Shack attack, si pensa a sir Charles e non ad Shaquille O’ Neal. E’ colpa sua se molti ragazzini dell’epoca costringevano i barbieri a specializzarsi in ‘quel’ taglio. E’ colpa sua se si continua a sognare, come colpo di mercato, un centro nero, grande, grosso e cattivo. E’ anche colpa sua quel tricolore che non sbiadisce mai, neanche quando uno degli eroi del ’91 ci lascia. Farewell Shack. (Foto A. Fiacco)

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