Juve, un sogno sfumato per un pubblico incontentabile

Il Buono, il Brutto e il Cattivo della sfida tra il Banco di Sardegna Sassari e la Pasta Reggia

Caserta - Il Buono. Per vedere il bicchiere mezzo pieno, meglio distogliere lo sguardo dal parquet del Pala Serradimigni. La Pasta Reggia gira la boa del girone d’andata con 14 punti ed un record di 7 vittorie ed 8 sconfitte. Un bilancio che deve essere considerato positivo. La Juve è reduce da un’altra estate complessa, tra la voglia di lasciare del patròn Iavazzi, sedicenti acquirenti arabi e trattativa infinita con l’inglese Fortune, poi definitivamente naufragata. Il roster allestito in queste condizioni ha sorpreso tutti, ma non va dimenticata la presenza di giocatori alla prima esperienza in Italia e dall’alterno rendimento nonché i due infortuni a Czyz e Bostic, pedine fondamentali nello scacchiere difensivo di coach Dell’Agnello. Il mancato raggiungimento delle Final Eight non può rappresentare un fallimento dal quale trarre conseguenze nefaste. La canzone che dovrebbe ispirare l'ambiente casertano è un classico di Bobby McFerrin. Don’t worry be happy.

Il Brutto. Al di là delle note positive di carattere generale, è innegabile un passo indietro nel gioco e nell'identità della squadra. Voglia di difendere di gruppo solo a sprazzi, gestione dei possessi frenetica e poco ragionata, calo di rendimento della classe operaia e cronica difficoltà a rimbalzo. La Juve perde così cinque partite in fila e dice addio al sogno Coppa Italia in quel di Rimini. Meglio investigare sugli errori commessi in questa ultima fase di Campionato e provare a risolverli, per scacciare la crisi e tornare a sorridere, proprio come in un film di Woody Allen. cRimini e misfatti.

Il Cattivo. Deludono Metreveli e Jackson. Cinciarini e capitan Giuri sono molto meno efficaci di qualche partita fa. Troppi alti e bassi per Watt e Putney. Sosa fuori giri e Dell'Agnello sulla graticola. Da qualche settimana, alla Juve non ne va bene una ma quel che più delude sono le critiche feroci e ciniche che rimbalzano sui social e per le vie di Caserta. All'ombra della Reggia, lo sport cittadino non è più il basket ma processare e condannare coach e giocatori. La delusione è tanta ed è comprensibile ma la verità, per quanto male possa fare, è un'altra. Caserta ha vissuto anni di successi ed emozioni e non vanno di certo cancellati, sia chiaro, ma bisognerebbe dargli il giusto peso. Il peso dell'eccezionalità, di qualcosa di irripetibile. Un miracolo, appunto, proprio come il titolo della trasmissione tv. Una parentesi storica in un contesto che per tessuto sociale ed economico non sarà facilmente ripetibile. Caserta ha compiuto un'impresa sportiva e tecnica nel restare nella parte alta della classifica per tanto tempo. Ed il pubblico, mai così poco negli ultimi anni al Pala Maggiò, dimostra di non sapere apprezzare, limitandosi a chiedere la testa del coach o ipotizzare mosse di mercato irrealizzabili per budget e risorse. Ingeneroso nei confronti del club, dello staff tecnico e dei giocatori. Se mai dovesse arrivare qualcosa di più che una salvezza, bisognerebbe essere soddisfatti ed apprezzare il traguardo e non dimenticare quanto sia piccola una realtà come Caserta. Nemico pubblico.(Foto A. Fiacco)

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