Semplicemente Oscar

Le emozioni del ritorno a Caserta della Mão Santa

Caserta - Oscar, chi? Può capitare, certo. Può capitare che la gente comune, coloro che non seguono la pallacanestro o quelli troppo giovani, che si sono avvicinati da poco a questo sport, non conoscano il nome di Oscar Schmidt. Di fronte a tale domanda, gli appassionati storici del basket ed i malati bianconeri prima sgranano gli occhi e poi tentano di spiegare il mito e le imprese leggendarie della Mão Santa.

Semplicemente il più grande giocatore non americano della storia del ‘baloncesto’, il migliore marcatore di sempre nella storia del Gioco. Non basta? Non è sufficiente? Fidati, sono i numeri a raccontarlo, i record storici, incancellabili, i successi in maglia verdeoro e quelli in maglia bianconera, le lacrime di dolore e le gioie regalate al suo popolo.

No, lo dici solo perché ha giocato a Caserta, parli da tifoso. Quante volte nel corso dell’ultima settimana, un tifoso Juve avrà sentito pronunciare questa frase? Certo, il cuore ha il suo peso nella valutazione ma è innegabile il valore del giocatore, rispetto al basket mondiale e rispetto a quello che ha rappresentato per la città di Caserta e per intere generazioni.

Oscar, come detto da Gianfranco Maggiò nella cerimonia pre-partita, è quello che Maradona è stato per Napoli e molto di più. Oscar ha elevato Caserta a città di basket. Prima l’ha collocata sulla mappa cestistica italiana ed europea e, poi, ha fatto innamorare un popolo. Ha creato un seguito, ha attirato le luci dei riflettori in Terra di Lavoro, ha favorito la nascita di un movimento sportivo ed una passione unica, che ancora resiste nonostante anni bui ed impoverimento tecnico. Un idolo per i bambini dell’epoca. Una figura mitologica per chi non lo ha mai visto giocare ma ha ‘subito’ i racconti ed i vecchi filmati dei tifosi dell’epoca. Ha illuminato un percorso che i giovani e rampanti Gentile ed Esposito hanno seguito, fino alla conquista del tricolore.

No, Oscar non è stato un giocatore di basket come tutti gli altri. Oscar è emozione pura. Oscar è umanità e semplicità. Un uomo d’altri tempi, con un cuore pulsante colmo di amore e rispetto verso la città e verso la sua gente. Ha ricevuto un affetto incredibile nel corso degli anni vissuti all’ombra della Reggia, che ha ricambiato con la stessa moneta. Empatia ed identificazione con la sua gente. Una sensibilità d’animo immensa. Ecco perché emoziona. Perché al suo nome sono legate le prime vittorie della Juve, perché le cocenti sconfitte hanno rafforzato un legame che non era semplicemente sportivo ma umano. Perché era ed è un gigante non solo sul parquet.

Il profondo rispetto, la riconoscenza, e l’affetto vero che legava Oscar al Cavaliere Maggiò ed a Boscia Tanjevic emergeva allora ed è vivo ancora adesso. Lo si è potuto percepire nelle sue parole, nello sguardo di ammirazione rivolto dal campione brasiliano al tunnel dei successi Juve, alla foto del Presidente. L’abbraccio con il suo coach, l’artefice del suo approdo in canotta bianconera ed il ricordo del Cavaliere è l’essenza della storia del basket casertano e, prima ancora, dei valori fondamentali della vita. Rispetto, riconoscenza, affetto, amicizia ed amore. Oscar è tutto questo. Molto di più che un giocatore di basket, molto di più che idolo giovanile. Ecco perché la sola presenza nell'impianto dei 100 giorni ha fatto accapponare la pelle. Rivederlo, sentire dal vivo le sue parole, sempre sincere, ha scatenato emozioni forti, ricordi di un tempo passato, di basket poetico e di valori rari. Un uomo vero. Un campione romantico più grande della città che lo ha ospitato ed accolto. Un simbolo dello sport e della vita. Semplicemente Oscar. (Foto A. Fiacco)

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