Con - Scientia. Esopianeti vicinissimi e strani segnali dal cosmo: ci avviciniamo a conoscere ET?

In questa settimana due diverse ricerche hanno fortemente riaperto la questione riguardante la vita aliena. Cerchiamo di capire meglio cosa è successo e quali sono le conseguenze

Quella appena passata potrebbe essere una settimana da ricordare nella storia dell’astronomia in genere e della ricerca di vita aliena in particolare. E questo perché nel giro di pochi giorni sono state diffuse due notizie differenti che, ognuna a loro modo, ha fatto scalpore.

La prima è quella relativa alla scoperta di un pianeta di massa probabilmente simile a quella terrestre in orbita a Proxima Centauri, la stella più vicina a noi, oltre al Sole, confermando, ancora una volta, che, con gli strumenti giusti, è più facile trovare stelle con pianeti che senza.

Sebbene la distanza tra Proxima ed il suo pianeta sia estremamente più bassa di quella tra Terra e Sole (addirittura minore di quella tra il Sole e Mercurio), il fatto che essa sia una nana rossa, quindi molto meno brillante del Sole, posiziona il pianeta scoperto nella ipotetica fascia di abitabilità.

Affermare questo per un pianeta extrasolare non equivale assolutamente a dire che ci siano tutte le condizioni utili allo sviluppo della vita, perché, al momento, questa definizione prende in considerazione solo la quantità di radiazione che dalla stella finisce sul pianeta.

Al contrario, i dubbi sulla reale abitabilità di Proxima b (questo il nome ufficiale del pianeta) sono tanti, visto che Proxima Centauri è tutt’altro che una stella in quiete come il Sole, capace di inondare di radiazioni dannose il suo sistema planetario. Ma alcuni studi in via di pubblicazione mostrano che non tutte le speranze sono perdute, evidenziando che ci sono possibilità concrete che Proxima b sia un pianeta roccioso, con atmosfera e acqua.

La reale peculiarità di Proxima b è la sua “estrema” vicinanza alla Terra (poco più d 4 anni luce), che lo rende l’unico esopianeta finora scoperto con il quale possa essere tentata una comunicazione che abbia un ritardo minore ai dieci anni. Se pensiamo che nel film Contact i protagonisti scoprono una civiltà aliena ricevendo indietro la trasmissione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, capiamo bene che il balzo avanti potrebbe essere davvero enorme (sempre che ci sia qualcuno a rimandarci indietro il segnale quando arriverà lì).

A tale scopo è anche in via di definizione un progetto per la selezione del messaggio più adatto da inviare verso Proxima b, nella speranza che un programma di ricerca simile al SETI presente su quel pianeta sia in grado di individuarlo come prodotto da forme di vita evolute.

Il SETI è il programma di ricerca di segnali di origine non naturali provenienti al di fuori del Sistema Solare e, nel corso della sua pluridecennale esistenza, non ha mai smesso di utilizzare le antenne di diversi radiotelescopi nella speranza di trovare una segnale radio che non possa essere stato formato da eventi naturali. Al momento la storia insegna che di segnali “ambigui” non ne sono stati registrati molti, tanto che solo uno di essi (il cosiddetto “WOW” ricevuto negli anni ’70) ha davvero attirato l’attenzione su di sé.

Purtroppo quel segnale non è mai stato ricevuto di nuovo, rendendo improbabile la sua origine artificiale ed aliena. Pochi giorni fa, però, è stata annunciata la rilevazione di un nuovo segnale con le caratteristiche giuste, addirittura proveniente da una stella praticamente identica al Sole (e più vecchia di esso di quasi due miliardi di anni).

Gli ingredienti per il vero segnale alieno ci sono tutti, e già si conosce un pianeta in orbita a quella stella (sebbene non sia adatto alla vita come la conosciamo noi), ma, come ovvio che capiti in questi casi, gli interrogativi sono molti. A partire dal fatto che, osservato per altre 38 volte dallo stesso team di ricerca, quel sistema esoplanetario non ha inviato altri segnali del genere. E certamente non gioca a favore della scoperta il fatto che, in barba a tutti i protocolli SETI, la scoperta non sia stata resa pubblica se non dopo più di un anno, rendendo impossibile la ricerca di segnali ad altre frequenze da parte di altri radiotelescopi immediatamente dopo la ricezione.

Questi due esempi ci dimostrano, ancora una volta, che l’umanità resta affascinata dalla ricerca di vita al di fuori della Terra, ma che forse le nostre conoscenze non sono ancora quelle giuste per permetterci di cercare nel modo corretto. Ma la scienza va avanti sempre più velocemente e ciò che dieci anni fa sarebbe stato considerata mera utopia sta ora diventando realtà: volendo, con le tecnologie in via di sviluppo, tra una cinquantina d’anni potremmo inviare una microsonda su Proxima b e vedere da vicino com’è il nostro esopianeta più vicino.

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