Con-scientia. Un Paese governato dalla scienza? Meglio di no, ma chi è al potere ne sia responsabile

Di recente un noto scienziato ha proposto una nazione basata sulla sola conoscenza scientifica. La storia sembra mostrarci che non sia un’ottima soluzione: vediamo perché

Come già altre volte mi è capitato di scrivere in questa rubrica, l’epoca nella quale viviamo è, senza ombra di dubbio, quella più intrisa di scienza dall’inizio della storia umana. 

Negli ultimi decenni, sfruttando al massimo le scoperte scientifiche, siamo riusciti ad avvicinarci quanto mai prima d’ora allo stile di vita descritto dal cinema fantascientifico degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso: videochiamate, connessioni senza fili, orologi che fungono da telefoni mobili e, per certi versi, teletrasporto (anche se al momento è fattibile solo per singole particelle subatomiche).

Nonostante ciò non di rado chi ha il potere decisionale, a livello politico o giuridico, segue una linea che tutto è tranne che scientifica, come nel caso dei trattamenti Stamina, autorizzati caso per caso da magistrati singoli senza tener conto del fatto che nessun protocollo standard fosse stato seguito, o per la questione Xylella che colpisce gli ulivi pugliesi, laddove i magistrati hanno preso decisioni in netto contrasto con la bibliografia scientifica a riguardo.

Certamente non questi casi specifici, ma probabilmente situazioni simili verificatesi nel mondo anglosassone, hanno spinto il noto scienziato e divulgatore Neil deGrasse Tyson (allievo del vero maestro della divulgazione scientifica Carl Sagan) a sognare una nazione basata totalmente sul pensiero scientifico e razionale, chiamata da lui “Rationalia”.

In questa ipotetica nazione le decisioni non sarebbero quindi prese sulla base di discussioni tra cittadini con pensieri differenti, ma solo su evidenze scientifiche, in grado di indicare in maniera incontrovertibile la direzione giusta da prendere.

Ma siamo sicuri che un tale Stato possa essere davvero giusto, equo ed accettabile moralmente? A ben vedere la storia sembra suggerirci di no, visto che le peggiori nefandezze umane sono state condotte con la scusa di verità scientifiche (tra cui quelle perpetrate dal regime nazista): e questo perché ciò che è immutabile non è la conoscenza scientifica (che anzi è in continuo divenire), ma il metodo scientifico che ne è alla base. 

Dati sempre nuovi mettono alla prova teorie antiche, che a volte non reggono all’urto e lasciano il passo a nuove teorie più complete e, a volte, totalmente diverse dalle precedenti. 

E per questo motivo non è possibile utilizzare la scienza come unico indicatore di verità assoluta. È certamente auspicabile che essa possa essere un mezzo fondamentale nelle mani di chi deve prendere decisioni e che la conoscenza del metodo scientifico venga sempre più diffusa tra i cittadini, in modo che pericolose teorie pseudoscientifiche non abbiano nemmeno il tempo di nascere.

Ma se ad alcune persone, grazie al voto popolare o tramite concorsi basati sul merito, si dà il potere di prendere decisioni è giusto che queste ascoltino il parere di scienziati e tecnici, ma è anche giusto che possano poi esercitare il proprio potere secondo l’idea che loro si sono fatti in merito.

A patto che poi siano pronti a pagarne le conseguenze in caso di scelte che si rivelano sbagliate o dannose, lasciando la vita politica o il proprio posto di potere. Senza scorciatoie né sconti, perché se c’è qualcosa di sicuro è che “ad una grande potere derivano grandi responsabilità”. 

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