Con - Scientia. L’uomo su Marte, un sogno mai sopito per il quale si progetta senza dormire

Il Pianeta Rosso ha ora bisogno di esploratori umani per svelare alcuni suoi misteri. Non è semplice, ma c’è chi scommetterebbe che tra vent’anni saremo sul suolo marziano

Ogni giorno che passa la distanza che separa l’uomo dallo spazio diminuisce sempre di più, con gli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale che stabiliscono nuovi record in quanto a periodi consecutivi trascorsi in orbita o che portano avanti esperimenti il cui scopo finale è far crescere piante ed ortaggi nello spazio, un ambiente a prima vista ostile alla vita.

Tutto questo ha un obiettivo ben preciso, riportare l’uomo ad esplorare lo spazio lontano dalla Terra, ricordando che, dopo la serie di allunaggi avvenuti tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo, nessun essere umano si è più avventurato a più di cinquecento chilometri dalla superficie terrestre.

In particolare le varie agenzie spaziali, con la NASA capofila, hanno messo gli occhi su Marte che, dopo circa un ventennio di esplorazioni robotiche continue, richiede ormai la presenza di veri geologi sul campo per chiarire la situazione relativa alla vivibilità passata e presente del Pianeta Rosso.

Soprattutto con gli ultimi risultati ottenuti negli ultimi dieci anni dalla sonda MRO e dai rover Spirit ed Opportunity (per la loro longevità senza precedenti) e da Curiosity (per la quantità e qualità degli strumenti a sua disposizione) è ormai chiaro che Marte non è assolutamente un pianeta “morto”, avendo mostrato attività superficiale, con venti che sono ancora in grado di modellare le dune e condizioni climatiche particolari nelle quali, anche nel suo clima assolutamente da deserto, è possibile la formazione di piccoli rivoli di acqua salata.

La sfida per portare l’uomo su Marte non è certamente semplice, tanto è vero che, sebbene se ne parli da almeno un decennio, nessuno si azzarda ancora a definire una data certa per lo sbarco umano, anche se il Presidente Obama ha affermato di sperare che entro il 2030 sia possibile inviare un equipaggio umano in orbita marziana e poi acclamarne il ritorno sulla Terra. Questa speranza è però subordinata al raggiungimento di una serie di traguardi tecnologici ben precisi e per i quali le esperienze della ISS e delle missioni robotiche passate e future verso Marte rivestono un ruolo di primo piano.

La prima sfida è assicurare la sopravvivenza degli astronauti in un ambiente estremo, denso di pericoli ed assolutamente isolato dal resto dell’umanità per un periodo di alcuni anni (si pensi che ogni due anni Marte è isolato per due settimane da qualunque contatto radio con la Terra), comprendendo il viaggio di andata, la permanenza ed il viaggio di ritorno. E di questo si stanno occupando proprio gli esperimenti di coltura di piante sulla Stazione Spaziale, piante che potranno fornire cibo sicuro agli esploratori marziani; ma anche l’esperimento SAFFIRE, che in questa settimana ha visto il suo inizio a bordo del modulo Cygnus è indispensabile, dovendo fornire importanti informazioni sulle caratteristiche degli incendi in condizioni di microgravità (il fuoco è l’evento più pericoloso che possa avvenire in orbita).

Parallelamente al mantenimento del buono stato di salute degli astronauti sono allo studio i sistemi tecnologici con i quali arrivare e ripartire da Marte, considerato che i razzi attualmente impiegati per i lanci di satelliti non sono in grado di inviare su Marte un carico certamente pesante e “vivo”. Ma se la partenza dalla Terra può essere risolta con un vettore abbastanza potente, contando sulla disponibilità di propellente relativamente illimitata, lo stesso non si può dire per il viaggio di ritorno. Marte è più piccolo della Terra e la spinta necessaria per fuggire alla sua forza gravitazionale è dunque minore, ma lo stesso propellente che per la partenza dalla Terra non rappresenta un grosso problema, pare invece un ostacolo quasi insormontabile al ritorno. Portarsi dietro il carburante necessario anche al ritorno è impensabile, richiedendo l’aggiunta di una quantità enorme di massa al carico in partenza e per questo una delle soluzioni allo studio è la generazione di carburante direttamente in loco… assolutamente non una cosa semplice.

Per concludere, gli ostacoli per portare l’uomo ad esplorare Marte sono enormi ed in alcuni casi paiono insormontabili, ma se la NASA ha già preparato una serie di poster al riguardo, insieme ad una interessante grafica relativa alla “evoluzione di un marziano” (che parte dal Pathfinder e finisce all’uomo, passando per tutti i rover NASA finora utilizzati) è certamente il caso di pensare che in qualche modo le soluzioni verranno trovate.

Forse non per il 2030, ma magari entro il 2050 le nuove generazioni di geologi planetari cresceranno con la consapevolezza che per fare bene il proprio lavoro è necessario (e normale) andare circa cento milioni di chilometri dalla Terra.

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