La Terra viva per farci vivere

Il pianeta che ci ospita muta in continuazione, anche quando a noi sembra sempre uguale. Ed anche grazie a ciò qui c’è la vita.

Nella nostra esperienza quotidiana la Terra, il pianeta che ci ospita, ci appare statico e sempre uguale a se stesso. Ma questa è solo un’illusione dovuta alle diverse scale temporali della vita della Terra rispetto alla nostra vita.

Certamente uno dei primi esempi che possono mostrare come la Terra sia tutt’altro che sempre uguale a se stessa sono i terremoti, eventi a volte drammatici causati dal movimento della crosta terrestre, ovvero la parte più superficiale del nostro pianeta.

La Terra è dunque “viva” e, spesso, proprio queste caratteristiche di vitalità sono quelle che hanno permesso l’unico esempio di sviluppo di vita conosciuto nell’intero universo. E andando avanti con il progresso tecnologico e scientifico l’umanità ha conosciuto sempre di più i piccoli cambiamenti cui la Terra va incontro ogni giorno, fino ad arrivare ad un grado di accuratezza che fino a pochi decenni fa non era nemmeno immaginabile.

Oggigiorno molte delle misure di cui si ha bisogno per analizzare e studiare mutazioni sempre più sottili sono effettuate non più dalla superficie, ma dall’orbita, così come nel caso delle due costellazioni di satelliti GRACE e Swarm, la prima, della NASA, dedicata allo studio del campo gravitazionale e la seconda, dell’ESA, focalizzata invece sulla misura del campo magnetico.

Se si parte dal presupposto che enti governativi spendono soldi pubblici per inviare nello spazio degli strumenti per effettuare misure apposite, dovrebbe essere abbastanza intuitivo immaginare che ci si aspetti di osservare delle variazioni rispetto a quanto conosciuto “classicamente”. Ed infatti in entrambi i casi sono state misurate modifiche recenti sia al campo gravitazionale che a quello magnetico.

Modifiche che, a differenza di quanto alcuni articoli e commenti abbiano potuto far pensare, non preannunciano nulla di catastrofico, proprio perché i cambiamenti di cui si parla sono trascurabili (e a volte ciclici) rispetto alle dimensioni della Terra.

Se quindi, come abbiamo saputo dai nuovi dati, l’asse terrestre si è spostato negli ultimi dieci anni di circa settanta centimetri verso l’Europa, non dobbiamo certo temere che nel giro di alcuni anni troveremo i poli invertiti: in primo luogo perché negli anni precedenti la direzione del movimento era orientata esattamente verso la parte opposta e poi perché un metro scarso, rispetto ai quarantamila chilometri della circonferenza terrestre, sono davvero nulla.

Al contrario, queste misure dettagliate come non mai ci hanno permesso di capire che il fenomeno naturale che innesca queste oscillazioni è la variazione nella distribuzione delle masse di acqua e ghiaccio che, spostandosi verso un lato o l’altro, hanno la forza necessaria a muovere l’asse di rotazione.

La misura della magnetosfera effettuata da Swarm, che ci ha fatto sapere che il campo magnetico terrestre si è indebolito sul Nord America e rinforzato sull’Asia, ci aiuta a conoscere sempre meglio l’interno del nostro pianeta, poiché che la magnetosfera è generata dal moto di ferro liquido nel nucleo e tramite queste misure è possibile generarne modelli sempre più dettagliati.

Sarebbe quindi opportuno che tutti noi imparassimo che la Terra è paragonabile ad un essere vivente, con i suoi movimenti ed i suoi respiri. E che questi, sebbene non di rado causino danni rilevanti, sono indispensabili per la nostra vita qui, perché altri pianeti che avrebbero potuto ospitare la vita sono ora deserti proprio a causa della loro mancanza di “vitalità” e di energia (Marte docet). 

 

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