Con - Scientia. La Apple a Napoli, per aprire le porte del futuro e non quelle della sicurezza

Il colosso dell’informatica non promette un posto di lavoro comodo e sicuro, ma formerà persone capaci di puntare sulle proprie capacità per emergere fornendo servizi utili

La notizia che il colosso dell’informatica Apple aprirà a Napoli un centro di sviluppo unico in Europa si è certamente guadagnata ampio spazio in tutti i tipi di notiziari, sebbene l’entusiasmo iniziale, come spesso accade, si è ridimensionato perché non si parla di posti di lavoro “diretti” e perché la Apple ha preso questa decisione probabilmente anche sulla scia di uno sconto sulle tasse evase allo Stato Italiano.

Nonostante ciò è bene tener nella giusta considerazione cosa questo può significare, in termini positivi, per la Campania e per il Sud Italia in generale. Questo perché una multinazionale del genere difficilmente prende scelte azzardate e la decisione di Napoli come miglior posizione in Europa per un investimento del genere deve dare da pensare: è vero che nel meridione d’Italia il costo della vita è più basso e che gli investimenti possono essere minimizzati, ma ciò sarebbe vanificato se il supporto alla scuola di formazione Apple fosse scarso in termini “didattici”.

Dalle parole del rettore della Federico II traspare un chiaro interesse del primo ateneo partenopeo al progetto, probabilmente anche tramite un corso di laurea magistrale dedicato. Ma scegliere Napoli come punto privilegiato in Europa per formare 600 programmatori di applicazioni per dispositivi mobili vuole forse significare che l’inventiva che da secoli caratterizza le popolazioni residenti non si è persa con le nuove tecnologie, andando invece a modificarsi per trovare le migliori soluzioni anche nel campo della comunicazione digitale.

La proverbiale caratteristica napoletana “dell’arte dell’arrangiarsi”, spesso utilizzata anche con accezioni poco edificanti, ben rappresentata anche dalla frase ricorrente del film d’animazione “Robots” (“se vedi un bisogno soddisfalo”), è quanto mai attuale. Gli smartphone, di cui pochi oggi riescono a fare a meno, sono diventati tanto essenziali proprio perché permettono, utilizzando pochi e semplici tocchi di dita, di accedere ad informazioni fino a pochi anni fa disponibili solo a chi sedeva di fronte ad un computer dotato degli strumenti giustii.

E questa “dipendenza” è ben dimostrata dai numeri dei due principali mercati di app per smartphone, con crescite percentuali vicine al 50% annuo e decine di milioni di dollari che ogni anno finiscono nelle mani degli sviluppatori.

Se la Apple ha scelto Napoli ha evidentemente esaminato la situazione corrente, individuando in questa zona margini di sviluppo superiore che in qualunque altra parte d’Europa, ovviamente supportati non solo dall’inventiva classica, ma anche dalle competenze professionali di chi dovrà aprire le porte del mondo del lavoro del futuro (presumibilmente docenti universitari).

Non c’è quindi dubbio che dietro una scelta del genere ci siano fattori economici di non poco conto, come quelli citati del basso costo della vita o dello “sconto” fiscale offerto dall’Italia (unica tra tutti i Paesi UE nei quali la Apple è stata condannata per evasione). Ma queste due ragioni da sole non possono giustificare un investimento unico, che deve rappresentare una vera occasione per i nostri giovani, di cui spesso si parla come cervelli in fuga.

Nonostante i dettagli dell’operazione non siano ancora stati svelati, è auspicabile che in questo caso gli interessi economici di pochi non intralcino i sogni visionari (ma con ricadute quanto mai concrete) dei tanti giovani che sono da sempre la nostra forza: perché questa non sia un’altra occasione sprecata, ma possa diventare un modello ed uno spot per tutte le aziende che vorranno investire, formando, nel futuro.

 

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(foto: Ansa.it)

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