Un super-pianeta ai margini del Sistema Solare? Forse sì, forse no, ma intanto si condivide la conoscenza

Il mondo scientifico continua a perseguire la conoscenza, anche correndo il rischio di incappare in qualche granchio. Ma questa storia mostra che spazio per complotti non ce n’è

Agli occhi dei più la scienza contemporanea può sembrare molto meno “romantica” rispetto a quella del passato, quando nell’immaginario collettivo lo scienziato doveva possedere enormi conoscenze negli ambiti più disparati per riuscire a passare alla storia.

Tutto ciò è il risultato del profondo cambiamento che c’è stato (per fortuna) nel corso del mezzo millennio che ci separa dai tempi di Galileo e, se oggi sembra difficile ipotizzare una scoperta casuale, è perché la conoscenza è avanzata a tal punto che gli strumenti e gli esperimenti devono essere molto settoriali per poter contribuire all’avanzamento del sapere.

Anche se alcuni strumenti adatti a scopi diversificati sono ancora presenti (come il telescopio spaziale Gaia, pensato per effettuare una mappatura accurata delle stelle della Via Lattea, ma che potrà osservare regolarmente anche gli asteroidi all’interno del Sistema Solare) attualmente sembra effettivamente difficile poter scoprire qualcosa di inaspettato grazie ad un esperimento progettato per un compito totalmente diverso.

Se a questo si somma che la bravura e la competenza dei ricercatori riesce a portare a ben pochi fallimenti totali, chi non è a contatto quotidiano con il mondo della scienza può essere portato a pensare che ideare, progettare e condurre un esperimento sia talmente facile che di certo gli scienziati nascondono qualcosa al popolo.

Che questo non è vero è però dimostrato da alcuni articoli scientifici che ogni tanto appaiono online prima della loro pubblicazione su riviste scientifiche “peer-reviewed” (ovvero quelle che attuano un processo di revisione tra pari per esser certe che le metodologie e gli studi di cui si parlano siano conformi al rigore del metodo scientifico). E’ il caso, ad esempio, di alcuni segnali provenienti dallo spazio rilevati tramite ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), una serie di radiotelescopi posta in Cile e regolarmente utilizzata per effettuare studi del “profondo cielo”, ovvero di quella parte di universo esterno alla nostra Galassia.

Tra i dati di una normale sessione osservativa due ricercatori hanno però notato la presenza di un paio di sorgenti che, per motivi differenti, parevano essere più vicine rispetto a tutte le altre studiate, addirittura tanto vicine da potersi trovare all’interno del Sistema Solare. Come ogni ricercatore avrebbe fatto, i due hanno scritto un articolo per ogni sorgente “incognita” e l’hanno inviato per la revisione ad Astronomy & Astrophysics: in più, consci della stranezza delle loro deduzioni - che portavano all’ipotesi di un pianeta di dimensioni superiori a quelle della Terra posto ad una distanza dal Sole sette volte superiore a quella di Plutone - hanno pensato bene di pubblicare online i loro manoscritti su ArXiv, un portale nel quale vengono caricati spesso articoli pubblicati su riviste a pagamento, così da diffondere gratuitamente la conoscenza.

Sebbene diffondere su tale portale articoli non ancora accettati per la pubblicazione espone al rischio di doverli eliminare nel caso di bocciatura della rivista, l’idea dei due è stata quella di diffondere il più possibile le loro osservazioni e le ipotesi derivanti, così da allargare al massimo la possibilità di confronto con esperti del settore: solo in questo modo la comprensione delle osservazioni potrà avere buone probabilità di rispecchiare la realtà.

E la notizia, circolata ad inizio dicembre, potrebbe anche essere stata presa con esultanza da chi crede alla “storia” di Nibiru, fantomatico pianeta all’esterno del Sistema Solare, pronto a venirci addosso per terminare la storia dell’umanità. Peccato che in genere chi crede a questo genere di notizie inizia la sua storia con “non ve lo diranno mai” o “cancelleranno subito questo post”, mentre nella realtà, quando due ricercatori hanno avuto il dubbio di aver scoperto qualcosa di simile (e non previsto da nessuna teoria fino ad oggi), non hanno esitato a rendere pubblico ogni loro ragionamento.

Ma, come al solito, chi vuole credere non ascolterà ragioni, a differenza di chi vuole conoscere.

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