Con-scientia. Le osservazioni che non ci dicono che ci sono gli alieni

Una serie di osservazioni difficili da spiegare in maniera naturale ha innescato una serie di notizie più fantascientifiche di quanto sono in realtà

Da circa una settimana gira su internet la notizia di un possibile segnale alieno intercettato da Kepler, il telescopio spaziale dedicato esclusivamente alla ricerca di pianeti in orbita ad altre stelle.

La notizia è certamente curiosa, anche se delle strutture aliene di cui alcuni hanno parlato i notiziari sembra non esserci traccia. È comunque interessante andare ad analizzare il caso da più vicino per mostrare come siano gli stessi ricercatori, con tutte le cautele del caso, ad essere pronti ad azzardare ipotesi fuori dal comune.

Tanto per iniziare la stella osservata ha un nome tutt’altro che semplice da ricordare, come quasi tutte le stelle catalogate in epoca contemporanea: si chiama KIC 8462852, è stata osservata per almeno tre anni da Kepler ed è stata analizzata in dettaglio dagli studiosi solo dopo che un progetto di “citizen science” ha permesso di scoprire la presenza di variazioni di luminosità della stella difficilmente spiegabili con un pianeta “classico” in orbita intorno ad essa.

Il numero di stelle osservate in continuazione da Kepler è tanto alto da demandare quasi tutto il lavoro ad un algoritmo automatizzato, progettato appositamente per scoprire variazioni di luminosità da collegare al passaggio di un esopianeta davanti alla stella. Nonostante ciò è anche attivo un servizio aperto a tutti, tramite il quale chiunque (in barba alle tesi di chi crede che i dati siano manipolati) può analizzare di persona i dati di Kepler, permettendo di trovare eclissi sfuggite al software e quindi approfondire l’argomento in una sorta di forum ai quali tutti gli utenti possono contribuire.

Proprio alcuni comuni cittadini hanno scoperto per questa stelle delle caratteristiche davvero peculiari: prima fra tutte un calo di luminosità anche del 20% (quando generalmente non si arriva all’1%) e poi la differenza di forma tra la curva di luce in entrata e quella in uscita dall’eclissi.

I ricercatori hanno quindi preso in serio esame la questione, cercando di capire, prima di tutto, se la stranezza delle osservazioni potesse essere da imputare a problematiche osservative o strumentali. Una volta eliminata questa possibilità hanno iniziato a guardare più a fondo i dati, aggiungendo osservazioni provenienti da altri strumenti, tramite i quali hanno, ad esempio, capito che in prossimità della stella in questione è presente un’altra stella molto più piccola.

In certi casi le uniche armi a disposizione dei ricercatori sono lo studio probabilistico e l’intuizione: le probabilità che questa stella possa essere lontana da KIC 8462852 sono estremamente basse, motivo per cui è stato ipotizzato che essa le sia effettivamente vicina, anche se non è dato sapere se vi sia legata gravitazionalmente o si trovi solo in una fase di passaggio ravvicinato.

In ogni caso questa stella può certamente perturbare le orbite di eventuali oggetti legati a KIC 8462852 e quindi è plausibile pensare che ciò comporti delle osservazioni particolari da parte di Kepler.

Il problema è che in tutti i casi analizzati, che comprendono, per esempio, un disco di polveri con agglomerati anche più grossi in orbita intorno alla stella, si dovrebbe osservare una componente infrarossa della radiazione che invece manca. Questo eccesso infrarosso è richiesto in quanto la radiazione della stella dovrebbe scaldare il disco intorno ad essa, che inizierebbe quindi ad emettere termicamente, proprio nell’infrarosso.

Al termine di un complesso esame l’unica ipotesi che i ricercatori non hanno scartato è quella di una serie di comete, proveniente dal margine esterno del sistema esoplanetario, che, spinte dalla stella vicina, hanno assunto un’orbita estremamente ellittica: questo riuscirebbe a spiegare la non periodicità delle occultazioni ed anche la loro elevata capacità oscurante.

Accettare questa ipotesi significa però ammettere che diverse condizioni poco probabili siano presenti allo stesso tempo, cosa difficile per la scienza, che è fatta, soprattutto di calcolo di probabilità. Per questo motivo altri ricercatori, sebbene non abbiano confutato l’ipotesi fatta dal primo team, hanno indicato KIC 8462852 come principale candidata per il progetto SETI, nato negli anni ’60 e tuttora attivo, sebbene non più sovvenzionato da fondi pubblici.

Il programma SETI si prefigge di individuare trasmissioni radio di origine non naturale provenienti da altre stelle e, finora, ha individuato un solo segnale non spiegabile, ma che, non essendo stato mai più ripetuto, non è considerato alieno.

Il secondo team di ricercatori è giunto alla propria conclusione dopo aver messo a punto un sistema con il quale distinguere segnali naturali ed artificiali ed aver individuato KIC 8462852 come l’unico esempio per il quale finora nessuna spiegazione naturale sia stata pienamente soddisfacente.

Questo non significa, quindi, che attorno a KIC 8462852 siano presenti strutture aliene, in quanto ci sono tante altre ipotesi che potrebbero spiegare le anomalie, prima fra tutte quella avanzata in conclusione del primo studio. Questo caso può invece essere un chiaro esempio di come gli scienziati per primi sono in grado di stravolgere la visione comune dell’universo che ci circonda… sempre che esempi lampanti come la formulazione della meccanica quantistica e della teoria della relatività, non comprensibili con le esperienze quotidiane, non dovessero bastare. 

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