SLA, epilessia e company: un nuovo studio ne mette in luce i meccanismi

Uno studio finanziato dalla UE ha permesso di compiere un importante balzo in avanti contro le malattie degenerative. Ma la strada verso la cura non è che all’inizio

Quando ieri su Facebook mi sono imbattuto in un link con il seguente titolo “Scoperto il meccanismo che regola malattie come Sla, sclerosi multipla ed epilessia”, non lo nego, il mio primo pensiero è stato quello di trovarmi di fronte ad una delle innumerevoli bufale con titoloni “acchiappa-click” di cui ormai l’universo social è colmo.

La fonte della notizia (il sito de La Repubblica) e, soprattutto, il gruppo nel quale avevo trovato il link (AIRI, Associazione Internazionale Ricercatori Italiani) mi hanno però spinto ad approfondire l’argomento, prima leggendo l’articolo in questione e poi, come mio solito, ricercando online altre fonti riguardanti l’argomento (possibilmente quelle ufficiali).

Ho così scoperto con piacere che, al termine di uno studio durato cinque anni, finanziato con dodici milioni di euro dalla Comunità Europea, e nel quale sono stati coinvolti Paesi differenti del Vecchio Continente, si è finalmente riuscito a conoscere qualcosa di fondamentale per combattere le malattie neurodegenerative, come, appunto, SLA, sclerosi multipla ed epilessia.

Il progetto, denominato Neurinox, è giunto ad una delle sue tappe fondamentali con un simposio che si sta tenendo proprio in questi giorni a Torino durante il quale verranno illustrati i progressi ottenuti studiando degli enzimi particolari chiamati NOX.

Il ruolo di questi enzimi, presenti in tutti noi, malati e sani, è quello di regolare la quantità di ossigeno reattivo (ROS), tossico e capace di distruggere i tessuti, ma non per questo da considerare “cattivo”. Per esempio è una buona notizia la capacità dei NOX di facilitare la produzione di ROS quando c’è bisogno di difendere l’organismo dall’attacco di microbi, ma ci fanno anche comodo i loro bassi livelli quando controllano funzioni come la risposta immunitaria.

Quello che i ricercatori puntavano a capire era in quali condizioni l’attività dei NOX andava a danneggiare l’organismo, invece che a salvaguardarlo, ed in questi cinque anni di attività Neurinox ha permesso proprio di raggiungere questo scopo. Si è così capito che, a seconda della malattia la “disfunzione” dei NOX varia: nella SLA è necessario abbassare la loro attività, mente nei pazienti affetti da polineuropatie infiammatorie il paziente migliora con l’aumento dell’attività dei NOX.

I ricercatori sono quindi più vicini al momento in cui una cura per queste malattie sarà disponibile ed anzi, Adriano Chiò, a capo del team dedicato allo studio di SLA e polineuropatie degenerative, ha precisato che in futuro si andrà verso cure personalizzate ed adattate su ogni paziente.

A differenza di quanto succede quando l’articolo parla di una bufala, in questo caso si mette bene in guardia il lettore che, nonostante questi importati traguardi raggiunti, la cura per le malattie neurodegenerative non è dietro l’angolo: dopo aver compreso i meccanismi alla loro base c’è ora bisogno di riuscire a produrre farmaci in grado di regolare le funzionalità dei NOX in base alle esigenze del paziente. Ma questo sarà un percorso tutt’altro che breve e lineare, visto che, prima di curare, un farmaco deve essere in grado di non arrecare danni, secondo il consueto bilancio dei pro e dei contro.

Perché creare un farmaco importante è nell’interesse di tutti, case farmaceutiche in primis, ma non è una cosa che si può fare in poco tempo e per un semplice lampo di genio. Checché ne dica qualcuno su Facebook.

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