Con-scientia. Vespe contro i tumori, ma il farmaco non è dietro l'angolo

Un nuovo studio ha mostrato che la tossina di una vespa brasiliana riesce ad aggredire le cellule tumorali, senza intaccare quelle sane

Sempre più spesso, specialmente sui social network, ci troviamo di fronte a notizie dai titoli roboanti riguardanti cure miracolose contro malattie temibili: come credo si stia iniziando, finalmente, a capire che la quasi totalità di queste notizie sono vere e proprie bufale, senza alcun fondamento scientifico.

Per questo motivo mi ha incuriosito un articolo trovato su un sito in lingua inglese che parla, senza fare sensazionalismo, di una nuova ricerca grazie alla quale è stata scoperta l’efficacia del veleno di una vespa brasiliana di individuare ed uccidere, in maniera selettiva, le cellule tumorali.

Questa caratteristica ha ovviamente attirato l’attenzione dei ricercatori in quanto uno dei problemi principali delle terapie contro il cancro risiede proprio nella difficoltà di salvare le cellule sane dalla tossicità richiesta ai farmaci per eliminare quelle malate.

Un gruppo di ricercatori in particolare ha ipotizzato che la peculiarità del veleno di questa vespa fosse dovuta alla capacità di distinguere le cellule sulla base delle caratteristiche delle loro membrane: determinati composti (facenti parte della famiglia dei fosfolipidi) sono presenti nella parte interna nelle cellule sane e nella parte più esterna nelle cellule tumorali. 

Ma, come ogni ipotesi scientifica che si rispetti, la prova finale richiede il superamento di esperimenti che la mettono alla prova e così, dopo aver estratto la tossina adatta dal veleno della vespa, i ricercatori hanno creato delle membrane cellulari con fosfolipi all’interno o all’esterno a seconda che si volessero simulare cellule sane o malate. Utilizzando differenti tecniche di analisi lo studio ha quindi permesso di evidenziare che le membrane con i fosfolipidi posti esternamente fossero attaccati rapidamente dalla tossina utilizzata, con la creazione di pori.

A detta degli stessi autori questi risultati incoraggiano ad andare avanti negli studi, prospettando la possibilità di ottenere uno strumento tramite il quale riconoscere le cellule da salvare e quelle da eliminare. Ma nella ricerca scientifica, ed in particolar modo in quella biomedica, le prove da superare sono molteplici ed i tempi molto lunghi, perché per salvare vite non basta sapere che un determinato composto si comporta nel modo sperato in test di laboratorio fatti “in vitro” (ovvero su cellule isolate ed esterne ad esseri viventi): è fondamentale conoscere ogni ricaduta, negativa o positiva che sia, in modo da poter decidere se e quando far assumere il farmaco derivato.

Se quindi nei prossimi giorni vedrete qualche titolone che pubblicizza come prossima la nuova cura contro il cancro grazie al veleno delle vespe, provate a spiegare a chi ve l’ha inviato che la speranza c’è, ma la cura non è certo dietro l’angolo. 

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