Moda e lifestyle. La condivisione è servita

I periodi di magra non scoraggiano gli italiani che, sempre più attratti dai modelli economici emergenti, offrono e usufruiscono di servizi a portata di tasche

L’economia on demand, meglio nota come sharing economy, sta creando importanti movimenti e scatenando l’innovazione a livello mondiale. Il tutto nel segno della filosofia di condivisione, punto cardine della stessa costituzione italiana.

Tutto è nato con l’ascesa della tecnologia che ha reso collaborativa l’economia tra sconosciuti. Vero segnale di fiducia verso il prossimo che dapprima risultava praticamente impossibile.

Così sono nati i fenomeni Air BnB, mettere a disposizione le proprie residenze o stanze diventando host, padroni di casa, “certificati” dalle recensioni degli utenti, Uber, servizio di berline private a costi competitivi e Blabla car, applicazione che consente la suddivisione delle spese di viaggi in auto. Tutti servizi che hanno scatenato l’ira di albergatori e tassisti perché, essendo ancora acerbi, non sono legislativamente regolamentati.

Un panorama vantaggioso al quale si aggiungono anche gli scambi di competenze e il baratto, come spiega la scrittrice Gea Scancarello nel suo libro 'Mi fido di te' (Chiarelettere). Un volume che parla di una rivoluzione delle abitudini, attraverso case history, intenta a riformulare il capitalismo in una logica redistributiva.

Molti connazionali, infatti, compensano i loro bisogni offrendo in cambio attitudini professionali o barattando i propri beni.

E proprio dalle nuove generazioni giungono segnali positivi inerenti l’ideazione di piattaforme e applicazioni per consentire l’evoluzione del fenomeno.

E’ il caso dei giovani fautori di Boosha, startup di origini campane, che consente la ricerca e lo scambio di libri in tutto il mondo. Una rivoluzione utile per i lettori accaniti e, a partire da settembre, per gli studenti che ricercano volumi a km zero. 

Un servizio progettato con il chiaro intento di dar vita a uno strumento finalizzato all’accrescimento del proprio bagaglio culturale, senza alcun costo.

Dalla condivisione della cultura alla convivialità nell’ambito food.

E’ il caso di due realtà che si stanno affermando come punti di riferimento per il social eating. Occasione di confronto culinario e sociale per sempre più italiani che, in viaggio o in città, scelgono l’home restaurant, i ristoranti casalinghi curati da perfetti sconosciuti.

VizEat è una community di host che decidono di accogliere alla loro tavola i viaggiatori di tutto il mondo, desiderosi di conoscere le pietanze locali in modo originale. La permanenza diventa, quindi, occasione di arricchimento autentico. I padroni di casa selezionati Vizeat, infatti, sono volontari e promotori della tradizione territoriale, forti della concezione che un viaggio non si limita unicamente alla visita dei monumenti e dei luoghi di interesse. Dall’enfasi della scoperta in territori stranieri agli eventi di social eating nelle proprie città, di cui Gnammo è punto di riferimento primario nel nostro Paese. Una piattaforma che permette a chiunque, dal semplice appassionato allo chef provetto, di organizzare luculliane cene in casa, o in altre location, invitando i membri della community. Tutti “gnammers” felici di scoprire e sperimentare un nuovo modo di stare insieme diventando, talvolta, amici per il palato.

Inoltre, proprio il team di Gnammo si è seduto a tavola con istituzioni e associazioni di categoria per creare una normativa che consenta di regolamentare le evoluzioni subite dal settore ristorazione, nei tempi della sharing economy. Uno step necessario per consentire uno sviluppo ancora maggiore dell’etica che pone le basi per un nuovo modus vivendi in cui la ritrosia è abolita a favore di una riqualificazione del tessuto sociale.

(foto copertina proprieta'di VizEat)

Maggiori informazioni:

www.paneesharing.it

www.appboosha.com

www.gnammo.com

it.vizeat.com

 

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