Materia oscura ed estinzioni di massa: nesso o casualità?

Nuove ipotesi rivelano la stessa ciclicità temporale di estinzioni di massa e attraversamento della Terra del disco galattico. I dubbi sono molti, ma vale la pena approfondire

Nonostante siamo quotidianamente in contatto con oggetti fatti di materia, interagenti tra di loro, da tempo è ormai risaputo che quella che noi consideriamo la materia ordinaria è solo una parte minoritaria di tutta la massa dell’universo.

Circa l’85% della massa presente è invece costituita dalla cosiddetta “materia oscura”, introdotta nelle teorie per giustificare le osservazioni, ma finora mai realmente conosciuta, anche perché sembra reagire in modo quanto mai tenue con la nostra materia ordinaria.

Un nuovo studio, condotto utilizzando il telescopio spaziale Hubble e l’osservatorio a raggi-X Chandra, ha cercato di fornire nuovi indizi su questo componente tanto onnipresente quanto sfuggente, andando a studiare decine di ammassi di galassie.

I primi risultati sembrano indicare che, a differenza di quanto finora ipotizzato, le particelle che compongono questo tipo di materiale sono ben diversi dai protoni ordinari, anche perché non ci sono tracce evidenti di interazione gravitazionali tra particelle di materia oscura.

A chi vorrebbe pensare che, tutto sommato, viviamo benissimo anche senza conoscere la vera natura della materia oscura, consiglio, però, di continuare a leggere questo articolo, perché recenti ipotesi hanno provato a legare l’attraversamento del disco galattico di materia oscura con le grandi catastrofi naturali che sulla Terra hanno causato estinzioni di massa (come, e più importanti, di quella dei dinosauri).

Il tutto è nato da un’analisi temporale di questi eventi, comprendenti sia impatti con altri corpi celesti che aumenti smisurati dell’attività vulcanica, condotta nei primi anni ’80 e dalla quale si evince una periodicità abbastanza pronunciata: ogni 26 milioni di anni si è verificata in passato una estinzione di massa.

Per propria natura l’uomo tende a cercare connessioni tra eventi, soprattutto quando un evento pare avere un andamento ciclico e ripetitivo nel tempo e, seguendo questa idea, Michael Rampino, un geologo dell’Università di New York, è giunto ad ipotizzare che l’origine di tali cataclismi andasse ricercata in “allineamenti astrali” peculiari.

La sua ricerca è stata premiata dalla scoperta che il nostro Sistema Solare, nel corso del suo moto attorno al centro galattico, attraverso all’incirca ogni 30 milioni di anni il piano della Galassia. Piano nel quale potrebbe essere concentrata la materia oscura, la quale, secondo uno studio condotto alla Harvard University nel 2014, potrebbe essere in grado di perturbare gravitazionalmente le orbite delle comete, tanto da rendere gli impatti con la Terra altamente probabili.

Oltre a questa caratteristiche, Rampino ha anche ipotizzato che la stessa materia oscura, se presente in forma di globuli, e quindi con una distribuzione di densità non omogenea nel disco galattico, potrebbero anche essere in grado di riscaldare il nucleo terrestre, innescando un aumento dell’attività vulcanica globale.

Credo che ad un lettore attento non sia sfuggito l’estensivo uso dei condizionali, legati al fatto che la teoria messa in piedi da Rampino non ha, finora, alcuna prova sperimentale a suo favore. E di certo non potrebbe averne, visto quanto poco ancora si sa sulla materia oscura.

Nonostante alcuni esperti siano scettici, soprattutto riguardo alla possibilità che addensamenti di materia oscura possano esistere e quindi aumentare l’attività vulcanica terrestre, è comunque corretto non gettare nel cestino questa teoria, soprattutto in attesa di esperimenti già pronti a portare luce in quest’angolo della fisica ancora oscuro.

 

Contatti

Sito web: http://conscientia.altervista.org

Facebook: www.facebook.com/ConScientia.Int18

Twitter: @con_scientia

Google+: https://plus.google.com/u/0/108661401121141962916/posts

E-mail: rubrica.conscientia@gmail.com

Commenta su Facebook