Con-scientia. Dove sono tutti? Enrico Fermi se lo chiese: noi proviamo a rispondere

Nuove indagini mostrano che la vita è tutt’altro che improbabile nel nostro Sistema Solare. Siamo davvero vicini ad una svolta epocale?

Da sempre l’uomo è stato affascinato dall’immensità ispirata dal cielo, tanto da chiedersi, una volta saputo che quei puntini luminosi che rompono il buio della notte altro non erano che altri soli, se in tutto l’universo siamo sull’unico pianeta nel quale la vita si sia mai sviluppata.

Negli ultimi anni questa domanda, per la prima volta, può essere posta ragionevolmente cercando risposte attraverso la scienza, ora che, soprattutto grazie alla telescopio Kepler, sappiamo che la formazione di pianeti intorno ad altre stelle non solo è possibile, ma è altamente probabile.

E da quando le sonde inviate ai confini del Sistema Solare ci hanno mostrato mondi affascinanti intorno a Giove e Saturno non inospitali per eventuali forme di vita.

Nell’ultima settimana, poi, in questo settore della ricerca scientifica chiamata astrobiologia si sono avute tre scoperte che potrebbero entrare negli annali scientifici, visto che, prima un gruppo di ricercatori è riuscito ad ipotizzare una forma di vita basata non sull’acqua, ma sul metano, componente fortemente presente su Titano, il satellite di Saturno che ha mostrato un ciclo del tutto simile a quello idrologico terrestre, con la sostituzione dell’acqua con idrocarburi.

Successivamente il telescopio spaziale Hubble, nonostante in orbita da più di un quarto di secolo, è riuscito ad inviare la conferma che Ganimede, uno dei satelliti gioviani grazie ai quali Galileo comprese il nostro posto non centrale nel cosmo, ha un oceano di acqua al suo interno, al pari di Europa e di Encelando (satellite, quest’ultimo, di Saturno).

E dove c’è acqua potrebbe essersi sviluppata la vita, proprio come avvenne sul nostro pianeta alcuni miliardi di anni fa. Benché non siamo ancora stati in grado di definire in maniera univoca cosa sia la vita, sappiamo che l’acqua è certamente un elemento essenziale, ma che senza energia di certo gli atomi inerti non possono organizzarsi in organismi viventi e che questi ultimi non possono sopravvivere.

Sulla Terra si pensa che l’inizio della vita possa essersi avuto in acqua, in prossimità delle sorgenti termali poste sul fondo dell’oceano, laddove ancora oggi, lontano dall’energia ottenuta dal Sole, organismi continuano a proliferare sfruttando l’energia proveniente dall’interno del nostro pianeta.

Come detto, oceani d’acqua sono stati osservati già in varie parti del Sistema Solare, ma mai fino ad ora una chiara evidenza di sorgenti idrotermali era stata trovata al di fuori della Terra. Lacuna colmata di recente dagli strumenti della sonda NASA Cassini, che ormai da dieci anni esplora il sistema di Saturno e che ha rilevato in maniera inequivocabile la presenza di particelle solide di silicati all’interno dei geyser gelati che vengono emessi dalla superficie in corrispondenza del Polo Sud di Encelado.

Gli scienziati hanno cercato in tutti modi di trovare soluzioni alternative, ma solo una restava in piedi senza traballare sotto i colpi del metodo scientifico, e così hanno dovuto ammettere di aver trovato la prima sorgente idrotermale extraterrestre, capace, proprio come nelle profondità degli oceani terrestri, di produrre nanoparticelle di silicati in condizioni nelle quali acque alcaline e salate subiscono un rapido abbassamento di temperatura.

Su Encelado oltre all’acqua ci sono anche le condizioni nelle quali la vita sulla Terra è probabilmente nata e tuttora prolifica; su Titano ci sono condizioni utili a forme di vita totalmente diverse da noi, ma per la quali esiste una dimostrazione che possano esistere; su Europa e Ganimede ci sono oceani sotto la crosta superficiale. E siamo solo nel Sistema Solare, quasi il cortile di casa, comparato all’immensità dell’universo.

Probabilmente nel giro di un decennio saremmo in grado di rispondere alla celebre domanda di Enrico Fermi: “dove sono tutti?” 

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