Con - Scientia. Le belle emozioni ci fanno stare meglio, non ci resta che crearcele

Un nuovo studio dimostra per la prima volta che emozioni positive migliorano il nostro sistema immunitario: approfittiamone per visitare musei, opere d’arte e per osservare meglio il firmamento

Che stress ed emozioni negative provochino un generale peggioramento delle condizioni di salute, in particolar modo alzando il livello di citochine, degli agenti infiammatori, è risaputo da tempo, anche grazie a studi scientifici che si sono concentrati proprio sulle reazioni del sistema immunitario a momenti negativi della vita.

Un nuovo studio, pubblicato di recente sulla rivista Emotion, ha voluto invece provare a ribaltare il punto di vista, cercando di capire se emozioni positive possono essere associate a miglioramenti nello stato di salute generale. Lo studio è stato condotto prendendo a campione circa duecento studenti universitari, misurandone il livello di citochine e quindi facendo loro compilare un questionario nel quale descrivere quante volte nell’ultimo mese avessero provato emozioni negative o positive.

In questo modo è risultato evidente che il livello di citochine era inversamente proporzionale alla positività della vita degli studenti, anche se, precisano gli autori dello studio, questo risultato non è andato a cercare il nesso di causalità alla base di questo fenomeno.

La ricerca ha assunto una certa rilevanza in quanto, per la prima volta, diventa una verità scientifica il fatto che vivere in modo ottimistico e non farsi mancare emozioni positive, possa realmente migliorare il nostro stato di salute.

Tra queste emozioni positive possono essere incluse l’ascolto di buona musica, o la visita costante a musei ed opere d’arte, di cui in Italia non siamo certo privi, anche se forse non siamo tanto attenti a prendercene cura.

Un’altra emozione positiva è, molto probabilmente, anche la possibilità di alzare gli occhi al cielo, godendosi la vista mozzafiato di un cielo stellato.

Questo piacere è diventato via via più raro a causa dell’inquinamento luminoso, meno pubblicizzato di altri, ma, a questo punto, forse ugualmente importante per la nostra salute. Il progressivo aumento dell’utilizzo di illuminazione notturna, spesso in modalità poco “intelligenti”, magari puntate verso l’alto invece che dirette verso la zona di interesse, ha creato una sorta di scudo luminoso che ci nega la visione del gran numero di stelle che nei secoli passati hanno talmente affascinato i nostri antenati da creare intere storie relative alle figure che quei puntini luminosi e misteriosi sembravano comporre.

Ma un’occasione per tornare sui nostri passi c’è ancora, magari approfittando dell’iniziativa “M’illumino di meno”, giunta quest’anno alla sua undicesima edizione e che, come sempre, invita a spegnere quante più luci possibili nella serata del 13 febbraio.

 In quello che è stato dichiarato “Anno Internazionale della Luce” l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), in collaborazione con la trasmissione di RAI Radio 2 Caterpillar, invita tutti a scattare due foto alla stessa porzione di cielo il 12 ed il 13 febbraio e quindi postarle sul sito http://iyl.inaf.it indicando il CAP.

Alla manifestazione parteciperà anche Samantha Cristoforetti che dalla Stazione Spaziale Internazionale scatterà due foto all’Italia in quelle due serate: potremo così vedere la grande differenza tra quando usiamo tutte le luci e quando, al contrario, cerchiamo di ridurre al minimo gli sprechi.

Vivere una vita migliore non dipenderà forse solo dal guardare un bel cielo stellato ogni volta che alziamo gli occhi al cielo, ma, ora che sappiamo che un po’ ci fa stare meglio, potremmo impegnarci a renderlo più visibile (senza dimenticare di curare ed amare le tante opere d’arte di cui il nostro Paese è colmo).

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