Con - Scientia. C’è vita dopo la morte, almeno per i cellulari

Gli smartphone inutilizzati sono talmente tanti che è uno spreco lasciarli nel cassetto. E così è nata un’idea per utilizzarli al meglio

È un dato di fatto che i computer che hanno reso possibile gli sbarchi umani sulla Luna erano meno potenti degli attuali smartphone che oggi usiamo per leggere notizie, connetterci ai social network e riempire la rete di selfie.

Eppure alcune statistiche ci ricordano che cambiamo cellulare in media ogni anno e mezzo, probabilmente più per il gusto di avere qualcosa di nuovo che per la reale necessità di ulteriore potenza di calcolo o di spazio di archiviazione, e che al mondo ogni anno vengono ormai venduti più di un miliardo di cellulari.

Nonostante alcuni materiali possano venire fruttuosamente riciclati, i nostri vecchi cellulari diventano quindi materiali da discarica nel giro di alcuni mesi, in barba alle loro egregie capacità di calcolo.

Sono stati probabilmente questi dati a far nascere Puzzlecuster, un’idea che potrebbe rendere accessibile ad un pubblico nettamente più vasto di quello attuale (includendo anche piccole aziende e privati, oltre ai centri dati) l’acquisto di un HPC, ovvero una serie di computer messi in parallelo, capaci di svolgere calcoli e funzioni ai quali un normale personal computer non può arrivare.

A prima vista Puzzlecluster ha l’aspetto di un tostapane, con delle fessure affiancate dove inserire i cellulari, al cui interno sono presenti le parti che permettono di interagire con i cellulari utilizzati. In questo modo le loro potenze di calcolo e le loro memorie vengono integrate permettendo il raggiungimento prestazioni di tutto rispetto.

L’idea di parallelizzare dispositivi in disuso non è del tutto innovativa, essendo già stata sperimentata con le PlayStation 3, ma la disponibilità davvero immensa di smartphone inutilzzati nel mondo potrebbe renderla un vero successo, capace di “svuotare” le discariche di questi gioiellini effimeri, allungarne la vita operativa e contribuire ad aumentare la capacità di lavoro di tante piccole aziende, finora limitate dal costo eccessivo di un HPC classico.

Puzzlecluster non è ancora sul mercato e ci sono ancora alcune questioni aperte, come la scelta del sistema operativo da utilizzare per gestire gli smartphone parallelizzati, ma, come spesso capita, le rivoluzioni partono da idee tutto sommato banali e a basso costo.

E siamo certi che se il progetto andrà a buon fine avremo anche meno rimorsi quando la voglia di comprare una nuova meraviglia tecnologica da tenere in tasca sarà così forte che non riusciremo a non acquistare un nuovo cellulare, anche se quello che possediamo tutto sommato andrebbe ancora bene.

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