Con-scientia. Emergenze spaziali e grandi successi, dov’è la differenza?

Nell’ultima settimana due episodi ci hanno ricordato che le missioni spaziali sono estremamente difficili e quindi ogni singolo successo deve essere sempre considerato una conquista

Durante la scorsa settimana ci sono stati due avvenimenti che ci hanno fatto capire come sia difficile programmare, gestire e far funzionare al meglio una missione spaziale, anche se negli ultimi anni ci siamo abituati solo ad operazioni che procedono alla perfezione.

Il primo caso di cui parlare è l’allarme per la fuga di ammoniaca sulla Stazione Spaziale Internazionale, che ha costretto tutti i componenti dell’equipaggio, tra i quali l’italiana Samantha Cristoforetti, ad attivare le procedure di emergenza, lasciando il modulo americano ed utilizzando il solo modulo abitativo russo.

Come spiegato dalla stessa Cristoforetti nel corso del suo periodo di addestramento, quello per la fuga di ammoniaca è uno degli eventi più pericolosi che possano accadere sulla ISS, in quanto si tratta di un gas altamente tossico, utilizzato nel circuito di raffreddamento.

Nonostante in seguito sia stato appurato che l’allarme era in realtà un falso positivo, gli astronauti hanno dimostrato ancora una volta la loro efficienza in frangenti di emergenza, riuscendo ad attuare tutte le procedure previste senza sbavature.

La vita sulla ISS non è quindi solo quella sorridente mostrata tramite le foto diffuse sui social network e gli astronauti sono chiamati sempre a vigilare, gestendo le emergenze con sangue freddo ed attenendosi alle procedure imparate durante l’addestramento, come successe a Luca Parmitano nel corso della sua attività extraveicolare.

Un altro esempio delle difficoltà presenti nelle missioni spaziali è quello legato al ritrovamento, dopo undici anni di ricerche infruttuose, del primo lander europeo su Marte, correttamente sganciatosi a fine 2003 dalla sonda madre Mars Express, ma successivamente incapace di mettersi in contatto con la stessa.

Le ipotesi sulla sorte del Beagle 2 (nome beneaugurante, in ricordo del brigantino Beagle utilizzato da Darwin durante i suoi studi sull’evoluzione delle specie) erano molteplici, dal mancato invio del segnale radio, fino alla possibilità che il lancio fosse stato talmente sbagliato da mancare addirittura il Pianeta Rosso.

Immagini ad altissima risoluzione (5 centimetri per pixel) ottenute dalla camera HiRISE della NASA hanno invece mostrato come il lander si trovi esattamente nella posizione desiderata, con alcuni paracadute correttamente aperti: il problema nella comunicazione è stato probabilmente dovuto alla mancata apertura di tutti i pannelli solari, al di sotto dei quali era posizionata l’antenna per le comunicazioni.

Nonostante la missione sia fallita, conoscere le sorti del Beagle 2 sarà importante per non commettere errori simili in futuro, soprattutto considerando che il lancio sembra quindi sia avvenuto in modo corretto.

Dopo missioni spettacolari finite bene, ultima tra tutte Rosetta con il suo lander Philae, che molti hanno paragonato allo sbarco sulla Luna, è quindi giusto non dimenticare mai che solo grazie ad una dedizione fuori dal comune, unita ad un pizzico di fortuna, l’umanità di raggiungere traguardi nemmeno immaginabili fino a pochi decenni fa.

E che il minimo errore è sempre dietro l’angolo, rischiando di mandare in fumo anni di studio e progettazione, dovrebbe essere dunque un motivo in più per apprezzare tutte le missioni correttamente compiute.

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