Con-scientia. Rosetta, la cometa, la scienza, i disastri

Storia di un grande successo, pianificato vent’anni fa e di tragedie dovute a miopie di chi ci guida.

Emozione, era questo il sentimento predominante nell’auditorium della sede centrale dell’Agenzia Spaziale Italiana a Roma tra tutti gli invitati a partecipare all’evento per l’accometaggio, termine quanto mai bizzarro, ma non meno di quell’allunaggio coniato nel 1969 per la missione Apollo 11.

E quando, durante le parole di personaggi importanti di ESA ed ASI, sullo schermo è apparso chiaro il gesto di esultanza di Andrea Accomazzo, l’applauso è partito istantaneo e liberatorio: l’uomo aveva appena compiuto un’altra impresa sensazionale e tutti in quell’aula se ne sentivano, anche se solo marginalmente, partecipi.

Perché è tutt’altro che semplice inviare, quasi alla cieca, un automa di circa 100 kg di massa (parliamo di massa, perché sulla cometa il peso è ben diverso rispetto a quello misurato sulla Terra), pieno zeppo di strumenti scientifici ad una distanza tale da noi che il segnale radio di conferma del “tocco” ha impiegato quasi mezz’ora per arrivare.

Eppure ci siamo riusciti, come umanità, ma, soprattutto, come Europa (unita), come ricordato anche dal Presidente dell’ASI Roberto Battiston. E in questo periodo di crisi, economica e di valori, con tanta sfiducia verso istituzioni che sempre più spesso sembrano essere lì solo per esercitare potere e dirigere soldi dove fa loro comodo questo non è un segnale di poco conto.

Rosetta, una missione ideata più di vent’anni fa (è stata adottata dall’ESA nel 1993), lanciata nel 2004, con la necessità di cambiare l’obiettivo finale a causa di un ritardo nel lancio, sta centrando alla grande quelli che erano i suoi obiettivi: seguire una cometa nel suo viaggio intorno al Sole e sganciare una serie di strumenti sulla sua superficie per studiare questo corpo celeste come mai era stato possibile prima. Il tutto alla ricerca delle origini del Sistema Solare, nella speranza che queste nuove conoscenze possano aiutarci a comprendere sempre meglio il modo in cui si è formata la Terra, il modo in cui si formano gli altri sistemi planetari intorno alle altre stelle e, chissà, il modo in cui inizia la vita.

Ed il fatto che Philae non sia accometato esattamente come era nei programmi, rimbalzando a circa un chilometro dal sito prescelto, non deve suonare come un fallimento: perché è rimasto attivo per quasi due giorni e mezzo (terrestri), acquisendo dati di inestimabile valore, mai analizzati prima dall’umanità.

Ora, in attesa delle condizioni favorevoli per ricaricare le batterie di Philae grazie ai suoi pannelli solari, rimane la soddisfazione per quanto è stato fatto, ma anche la consapevolezza che la missione Rosetta è tutt’altro che finita, pronta a sorprenderci ancora quando la cometa diverrà davvero attiva, avvicinandosi sempre di più al Sole.

Ma, mentre il clamore e l’entusiasmo per queste notizie era massimo, sulla Terra (e in Italia) andavano in scena i soliti disastri causati dall’incapacità della politica di gestire la Cosa Pubblica ed il territorio. Perché le inondazioni cui assistiamo sempre più di frequente non sono dovute alla “cattiveria” della natura: sono anni che il solito ritornello viene ripetuto, ma se poi, finita l’emergenza, si torna a far finta di nulla e a condonare (e a chiedere condoni per costruzioni abusive), rubando terreno ai fiumi (ma anche al mare o ai vulcani), ci ritroveremo sempre in queste situazioni.

I traguardi storici compiuti grazie a persone competenti e collaborative, accomunate dalla volontà di progresso e senza assolutamente pensare a tornaconti personali, capaci di programmare con un anticipo di due decenni stridono in maniera evidente con i disastri causati dalla incapacità di una certa classe dirigente che, invece di ergersi a guida del popolo, si fa guidare dalle sue necessità impellenti, chiudendo gli occhi di fronte alle reali necessità delle generazioni future, accontentandosi di mettere da parte “pochi” spiccioli nei propri conti in banca.

E, nonostante queste grandi imprese scientifiche ci portino ad un passo (se non oltre) dai limiti dell’impossibile, c’è ancora tanta gente che non crede all’affidabilità del modo attuale di fare scienza. C’è chi crede a cure mai dimostrate e mette a rischio i propri figli, pur di affidarsi a persone che, nonostante le apparenze, sono poco più che santoni; o chi invece continua a proclamare che i governi del mondo intero cospirano alle nostre spalle con complotti talmente complessi e cervellotici che perdono credibilità già al momento di essere raccontati.

Questo perché, probabilmente, come ha detto il Direttore Generale dell’ESA in occasione dell’accometaggio di Philae, siamo forse talmente abituati ai successi che non siamo in grado di capire quanto sia difficile raggiungerli: e questo fa credere a molti che ci siano macchinazioni nascoste per veicolare soldi solo laddove fa più comodo.

Con-Scientia è nata, più di quattro anni fa, proprio con l’intento di mostrare a tutti quanto sia complesso giungere a risultati scientifici importanti: bisogna tener conto degli anni di studio dei vari ricercatori da impegnare, degli altri anni necessari a formare nel ricercatore la capacità di ideare nuove linee di ricerca e di metterle poi in pratica, nonostante possano sembrare a prima vista totalmente fuori luogo. Ed infine bisogna avere la capacità di fornire i team con le persone giuste al posto giuste, capaci di compiere l’azione giusta al momento giusto, per non vanificare anni di duro lavoro: se ad agosto, dopo dieci anni di navigazione per il Sistema Solare, i comandi inviati a Rosetta per entrare nell’orbita della cometa non fossero stati esattamente quelli giusti, tutto il lavoro di migliaia di persone spalmato su venti anni sarebbe stato vano.

Chi ha bisogno di complotti e cospirazioni per fantasticare non ha, probabilmente, più la capacità di restare a bocca aperta per imprese come quelle di Rosetta e di Philae, che, a ben vedere, sono molto più affascinanti di un film di fantascienza hollywoodiano.

 

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