La notte dei ricercatori e la curiosità degli italiani

Ecco quanto un evento di divulgazione può far capire che gli italiani alla ricerca scientifica sono appassionati

Venerdì scorso i centri di ricerca di tutta Europa si sono aperti al pubblico per mostrare cosa significa fare ricerca scientifica. La manifestazione, intitolata “Notte Europea dei Ricercatori” e giunta alla nona edizione, è stata ovviamente organizzata anche in Italia, dove università ed enti di ricerca si sono dati da fare per accogliere al meglio i curiosi, primi fra tutti i bambini.

Io ho personalmente preso parte all’evento svoltosi a Roma dove, presso la nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana per la prima volta aperta al pubblico per desiderio del Presidente Roberto Battiston, sono stati mostrati i progressi nella ricerca astrofisica ed aerospaziale raggiunti anche grazie al contributo italiano.

Alternati a concerti su temi astronomici, su musiche di De Andrè e Vivaldi, ci sono stati seminari divulgativi sulle varie missioni finanziate dall’ASI ed in buona parte scientificamente gestite da INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che stanno permettendo negli ultimi anni di avere un quadro sempre più completo dell’universo nel quale viviamo, a partire da Rosetta, la missione che ha da poco iniziato ad esplorare una cometa, fino ad arrivare allo studio della parte del cosmo a noi più lontana in tempo e spazio grazie a Planck.

Come sempre succede in questa occasione i ricercatori non si sono limitati a descrivere i loro risultati con parole e grafici, ma hanno dato l’opportunità a tutti di avvicinarvisi il più possibile toccando i modellini dei satelliti, le copie funzionanti degli strumenti inviati nello spazio (era presente GIADA, l’analizzatore di particelle di polvere presente su Rosetta e costruito in Italia) e partecipando alla replica dell’esperimento che nel XIX secolo permise a William Herschel di scoprire la radiazione infrarossa utilizzando un fascio di luce, un prisma ed un termometro.

Non potendo esserci vera divulgazione senza tener conto dei bambini, i vari laboratori a loro dedicati mostravano in maniera eccellente la costruzione (ed il lancio) di un razzo, spiegavano in maniera semplice ed intuitiva gli strani fenomeni che accadono nei dintorni di un buco nero ed educavano ad una sana e corretta alimentazione prendendo spunto da quella degli astronauti italiani che qui in ASI sono di casa.

Il grande entusiasmo di tutti i presenti (volontari e visitatori) fa ben sperare per il futuro della ricerca scientifica italiana, spesso maltrattata dai mezzi di informazione ed invece ben vista anche dai non addetti ai lavori. Se è vero che gli italiani sono un “popolo di poeti, navigatori e santi”, un pizzico della curiosità che ha spinto i navigatori dei tempi passati ad esplorare la Terra deve essere diventata congenita, riuscendo a non far spegnere mai l’interesse per l’ignoto, rappresentato non più da ciò che c’è oltre le Colonne d’Ercole, ma dai dati che le missioni spaziali ci inviano giorno dopo giorno.

 

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