Con-Scientia. Un DNA nuovo per conoscere meglio la vita

Uno studio statunitense ci mostra che la vita come la conosciamo noi è solo una delle tante possibili evoluzioni

Sin dai tempi del liceo ci è stato insegnato che il responsabile del passaggio di informazioni genetiche è il DNA, grazie alla sequenza delle quattro basi azotate presenti in ogni DNA.

La natura, almeno per quanto ne sappiamo, ha sempre utilizzato solo quattro basi azotate (adenina, guanina, citosina e timina) e due accoppiamenti (adenina-timina, guanina-citosina) e la vita come la conosciamo noi fonda la sua diversità sulle innumerevoli combinazioni possibili tra questi composti.

Almeno fino a quando pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista Nature non sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto alloScripps Research Institute di La Jolla, in California: il gruppo di ricerca coordinato da Floyd Romesberg ha infatti dimostrato che, tramite opportuni accorgimenti, è possibile modificare il numero di basi azotate accettate dalla doppia elica del DNA, senza per questo incappare in “blocchi” dovuti ai processi di riparazione del DNA una volta individutati gli “intrusi”.

Il lavoro, come spesso accade in quesi casi, parte da lontano e da sperimentazioni “in vitro”, che eliminano tutte le problematiche legate all’interazione con esseri animati: in un articolo del 2008 lo stesso gruppo di ricerca aveva infatti dimostrato che i nucletotidi “originali” erano in grado di legarsi a dei loro omologhi mai entrati nella costruzione della doppia elica.

L’ovvio completamento di quel lavoro era l’inserimento di quel codice genetico totalmente nuovo in un essere vivente: per lo studio in questione sono stati utilizzati batteri di Escherichia Coli nei quali è stata inserita una porzione di DNA modificata con i due nuovi nucleotidi.

A differenza delle quattro basi azotate originarie, la formazione dei nuovi nucleotidi richiede la presenza di un gruppo fosfato diverso da quello normalmente a dispozione nei DNA viventi e per ovviare a questo problema il gruppo di ricerca ha dovuto trovare un “mezzo di trasporto” per far giungere il giusto gruppo fosfato lì dove serviva: due microalghe hanno perfettamente assolto il compito, rendendo possibile la replicazione del DNA con i nuovi nucleotidi senza ostacoli e ad un ritmo considerato notevole.

Questa scoperta apre una serie di nuove linee di ricerca, come la possibilità di creare organismi “ad hoc” per debellare malattie pericolose, ma dimostra anche che la vita come noi l’abbiamo sempre conosciuta non è che una delle infinite vite possibili: in uno dei tanti pianeti orbitanti attorno a stelle diverse dal Sole l’albero della vita potrebbe aver scelto componenti differenti per meglio adattarsi alle condizioni di quel determinato ambiente.

Come già detto altre volte in passato parlando di astrobiologia, dunque, la ricerca di vita aliena è tutt’altro che limitata alla ricerca di pianeti simili alla Terra, anche se quello è il punto di partenza ovvio da cui poi espandere tutte le linee di ricerca possibili.

 

In conclusione di questo numero voglio segnalarvi un evento, di cui sono organizzatore e partecipante, che si terrà a Caserta, al pub Thaddeus il 22 maggio.

Ad ora di cena, nell’ambito della settimana che in Italia viene dedicata per la seconda volta alla corretta informazione scientifica, cercheremo di parlare, senza barriere, di “Terremoti di questo ed altri mondi”. Nostro obiettivo è quello di avvicinare i non addetti ai lavori alle verità sui terremoti: prevenzione, previsioni e cosa succederebbe se il nostro pianeta non fosse in grado di generare terremoti.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito http://casertaunitaxlascienza.wordpress.com o la pagina Facebook https://www.facebook.com/casertaunitaxlascienza

 

Contatti

Facebook: www.facebook.com/ConScientia.Int18

 

Twitter: @con_scientia

 

E-mail: con-scientia@fastwebnet.it

 

tags: Dna, vita, Scienza

Commenta su Facebook