Con-scientia. Il metodo Stamina ed il metodo scientifico

Ecco perché su temi tanto delicati bisognerebbe procedere solo lungo la via della scienza e non con quella dei sentimenti

Negli ultimi tempi sono sorte accese discussioni riguardo la necessità, per persone affette da alcune malattie genetiche, di utilizzare una nuova cura che, a detta dei suoi autori, costituisce l’unica soluzione certa contro questi mali.

È ovvio che stiamo parlando del metodo “Stamina”, la cui recente notorietà è dovuta in principio ad un servizio de “Le Iene” e poi ad una serie di articoli su carta stampata e servizi televisivi, che ne hanno fatto un vero caso nazionale. A vederla in maniera superficiale il giudizio parrebbe ovvio, visto che negare cure ad un malato terminale potrebbe sembrare una crudeltà fine a se stessa, magari supportata da una delle tante ipotesi di complotto generalmente invocata in casi come questi.

Ma la realtà è sensibilmente diversa, in quanto, a detta di esperti del settore, questo metodo non è mai stato testato secondo i dettami del metodo scientifico e quindi, senza voler usare giri di parole, è ben lungi, allo stato attuale, dal rappresentare una cura miracolosa.

Non essendo un esperto della materia non entrerò nel merito della cura, ma, dopo essermi documentato sulle procedure da seguire e su quelle realmente seguite, non mi sembra il caso di inserire Stamina tra le scoperte che rivoluzioneranno la vita di tanti malati disperati, almeno allo stato attuale delle cose.

Al momento il Ministero, in deroga ad ogni procedura finora seguita, ha acconsentito all’avvio di una sperimentazione e di un utilizzo anche su esseri umani, probabilmente seguendo più il sentimento popolare che i dettami scientifici.

Nella scienza in generale, e nella medicina soprattutto, deve però valere sempre il principio che prima di sbandierare ai quattro venti una scoperta è necessario presentare i risultati dei propri esperimenti su riviste competenti, che pubblicano i lavori solo dopo aver sottoposto gli articoli ad una serie di esperti anonimi (il processo del “peer-reviewing”, ovvero della revisione alla pari – ne abbiamo parlato nel primo numero di Con-Scientia http://goo.gl/sFNbW): questo è l’unico modo per permettere alla comunità scientifica di rilevare eventuali errori e difetti nella procedura seguita.

Nel caso in questione, a detta non mia, ma di autorevoli esponenti contattati dal governo, non risultano pubblicazioni scientifiche relative a questa metodologia, se non una dalla quale si evince che una percentuale tutt’altro che trascurabile di pazienti è deceduta nonostante le cure.

Affermare, dunque, che il metodo Stamina (gestito da privati) sia l’unico in grado di combattere con successo malattie genetiche terribili è un atto o di stupidità o di malafede ed anche un’offesa ai tanti ricercatori che, con stipendi non certo da nababbi, portano avanti studi decennali, seguendo con attenzione le indicazioni dei loro colleghi revisori per migliorarli e giungere ad un risultato davvero scientificamente valido ed inattaccabile (ed utile ai malati). E nel Paese che ha dato i natali a Galileo ed al metodo scientifico è anche un insulto alla nostra storia.

Con ciò non voglio affermare che bisogna arrendersi a questi mali e che inventiva, innovazione ed un pizzico di rivoluzionarietà siano da abbandonare: se lo facessi sarei l’opposto dell’uomo di scienza, che, al contrario, considera la scienza in continuo divenire e mai giunta ad un punto finale. Al contrario, mi preme portare per l’ennesima volta l’attenzione sulla necessità di non seguire la semplice volontà popolare in ambiti tanto complessi quali quelli scientifici, dove sono necessari anni di studio e di esperienza per poter sbagliare il meno possibile.

Ne sono esempi il vecchio metodo Di Bella, che prometteva di curare il cancro, e la convinzione di Giuliani della possibilità di prevedere terremoti: tutti casi nei quali il processo di confronto con il mondo accademico è stato saltato in nome delle “evidenze” mostrate in TV o sul web, laddove l’assenza di esperti del settore a fare da contraddittorio permette a chiunque di portare avanti la propria tesi senza timore di smentite.

La morte di persone “in attesa” di accedere alle cure di Stamina non venga dunque imputata alla lentezza dall’esecutivo di darvi accesso. Così come ho detto in precedenza per Giuliani, io sarei il primo ad essere contento che i terremoti possano essere previsti con precisione e che queste malattie genetiche possano essere curate come tanti altri mali che hanno ormai smesso di essere dei flagelli per l’umanità, ma auspico che ciò venga fatto nel rispetto del metodo scientifico, visto che è l’unico modo per certificare che in un futuro non si scoprano dei lati oscuri ben più catastrofici delle promesse fatte da chi sostiene questi “metodi innovativi” (immaginate cosa succederebbe se una previsione di terremoto errata facesse evacuare la popolazione proprio dove poi un terremoto avverrà).

E non accetto nemmeno l’idea che un malato terminale abbia diritto a sperimentare tutto, perché a questo punto si giungerebbe al paradosso che quegli stessi ciarlatani spesso sbugiardati da inchieste condotte anche da “Striscia la notizia” o “Le iene” stesse avrebbero il diritto di “curare” questi pazienti, con la scusa di fornire speranze (fallaci) a persone disperate.

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