Riforma Balduzzi e ambulatori h24: cosa cambia

Tra le principali novità del testo di legge riguarda la nuova organizzazione sanitaria dei livelli di assistenza

(di Matteo Rivezzi) Nella giornata di giovedì 6 settembre è stato approvato dal Parlamento il nuovo decreto sulla Salute, voluto fortemente dal Ministro Balduzzi. All’interno del nuovo decreto sono state introdotte infatti modifiche al Sistema Sanitario Nazionale ivi comprese nuove disposizioni per i medici di medicina generale.

Una delle principali novità del testo di legge riguarda la nuova organizzazione sanitaria dei livelli di assistenza: una modifica che sul piano tecnico, coinvolgerà fortemente i medici di base, che per la loro particolare attività, sono più adatti a comprendere i bisogni di cura dei loro assistiti. Gli ambulatori dei medici di base dovranno quindi garantire assistenza ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, con l’obbiettivo di farsi carico delle stringenti politiche di spesa avute nel corso degli anni in tutto il settore ospedaliero (taglio di posti letto e sovraffollamento del pronto soccorso).

Il disegno di legge così composto, sull’esempio del modello britannico, ha come fine quello di rafforzare la figura del medico di base nelle decisioni assistenziali. Attraverso queste modifiche infatti le famiglie potranno rivolgersi in maniera più frequente al medico curante che meglio di tutti conosce il quadro clinico e gli interventi adatti alla cura del malato. Il medico avrà responsabilità di intervenire in modo tempestivo, anche coinvolgendo ivi necessità la rete ospedaliera. Al medico di base spetterà in alcuni casi anche l’attività di triage e l’assistenza ai pazienti non acuti (codice bianco e verde).

Sul nuovo decreto sanitario, firmato dal Ministro Balduzzi sono intervenute per mezzo stampa anche le più importanti associazioni sindacali dei medici. Per la Fimmg, ente rappresentativo dei medici di base tale riforma deve necessariamente essere migliorata con la creazione a livello locale di centri ambulatoriali di prima assistenza al malato con adeguate regole operative per il personale. Più negativo invece il giudizio di Snami e Smi che si mostrano critici sulla riforma: una aggregazione dei medici di medicina generale avrà come effetto quello di ridurre ancora di più il rapporto con i pazienti.

Giudizi negativi arrivano anche dal Comitato Salute delle Regioni che qualora dovesse passare l’intero testo di legge, dovranno garantire al territorio nuove strutture ambulatoriali e una più adeguata organizzazione. I Centri di assistenza medica formati da 15-20 medici oltre al necessario personale operativo dovranno sopperire a pesanti problemi di organizzazione e costi del servizio.

I rappresentanti delle Regioni, hanno quindi sollecitato il ministro Balduzzi a chiarimenti e spiegazioni in merito al riordino dell’assistenza territoriale e ai principi fondamentali della dirigenza medica e del governo clinico. Discorso ancora aperto rimane quello dei meccanismi di remunerazione dei medici di base: c’è il rischio che con stringenti tetti di spesa per paziente si creano discriminazioni di assistenza per i pazienti.

Nel nuovo decreto sono state inserite anche nuove misure sulla libera professione intramuraria, ovvero l’attività privata svolta dal medico all’interno di una struttura pubblica. Altre novità inserite nel nuovo testo di legge sono legate al monitoraggio informatizzato dei posti letto nei reparti di degenza degli ospedali, l’introduzione del care manager per organizzare al meglio i percorsi di cura del paziente.

Con la nuova riforma sanitaria sarà quindi incentivata l’attività privata all’interno degli ospedali con l’obbiettivo di garantire un maggior controllo epidemiologico dei pazienti (pubblicazione in rete dei risultati e dei percorsi di cura assistenziale). I guadagni percepiti in regime di intramoenia, potranno poi essere in parte girati alle aziende sanitarie per contribuire ai costi di mantenimento delle stesse strutture. Stabilita anche una soglia minima media di 12mila euro al fatturato annuo degli studi privati, in convenzione con il sistema sanitario. All’interno del decreto di legge fa discutere anche l’assenza del riordino delle professioni sanitarie del Ministero e dell’Aifa. Il rinnovo dei contratti nazionali avverrà non prima del 2014.

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