La ministra Fedeli fa tappa a Caserta: “La nostra una scuola aperta ed inclusiva”

Presenti al convegno anche l'europarlamentare Pina Picierno, l'assessore regionale Lucia Fortini e la candidata Camilla Sgambato.

Caserta - Un incontro in piena campagna elettorale per parlare di politica ma soprattutto di scuola e progresso. E’ stato questo il motivo della visita a Caserta della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, capolista per il Senato per il Pd in Campania, nel collegio di Caserta . Presenti al convegno che si è svolto presso l’Hotel Europa di via Roma e moderato dall’europarlamentare Pina Picierno, anche i candidati del Pd Camilla Sgambato (collegio plurinominale Campania 02) e Lucia Fortini, assessore all’Istruzione della Regione Campania. 

La ministra ha ringraziato la commissione per il lavoro svolto, sottolineando che "solo attraverso il coordinamento ed il raccordo orizzontale fra governo ,commissioni e realtà locali, secondo una logica sussidiaria, è possibile mantenere ben saldi i contatti con il sistema Paese e lavorare nell’interesse specifico dei cittadini - spiega la ministra, che prosegue -  Quando si ricoprono incarichi pubblici è giusto che sia sempre disponibile e visibile la rendicontazione delle azioni realizzate, tutte regolarmente disponibili sul sito del Miur a testimonianza della fattività della filiera della conoscenza , a partire dalla scuola dell’infanzia e proseguendo per i vari gradi scolastici, sino all’Università, costruita ed alimentata dall’attuale governo con impegno e dedizione".

“Quando si giunge alle elezioni è giusto dar conto di quanto si è fatto, ma anche di quanto non si è riusciti a fare, poiché dovremo prendere l’impegno con gli elettori, non fare semplici promesse. Tra il 2000 e il 2002, in questo Paese sono state prese decisioni catastrofiche, come quella di non investire né sulla filiera della formazione-istruzione,  né sulla riqualificazione ed internazionalizzazione della nostra economia. Invece di implementare la qualità dei prodotti e della cultura necessaria a realizzarli, si sono esortati  gli imprenditori ad andare all’Estero. E considerato che le due cose vanno di pari passo, poiché l’economia qualifica l’istruzione e viceversa, è in questo passaggio cruciale che occorre leggere l’inizio della svalorizzazione del lavoro docente e di tutte le persone che operano nella filiera della conoscenza. Non investire ha significato svalutare socialmente dette professioni, conducendole ai livelli retributivi più bassi d’Europa. Dal 2014 invece, il Partito Democratico ha realizzato una scelta coraggiosa ed importante. Pur avendo ereditato, col governo Letta, un Paese oggettivamente in default e con un debito pubblico sempre più alto, ha scelto di puntare sulla società della conoscenza, finanziando tale scelta con le poche risorse al tempo disponibili e riuscendo a definire i futuri orizzonti di un’industria 4.0. Un sistema oggi reale, costituito dalle piccole e medie imprese che da tale politica hanno tratto implementazione, ricerca e internazionalizzazione.”

Ed in merito alle polemiche sulla “Buona Scuola”, la ministra Fedeli ha incalzato: “La legge 107 mira a costruire e potenziare la qualità della formazione abbattendo il precariato all’interno della filiera della conoscenza. Anche l’investimento di quasi 10 miliardi fatto sull’edilizia scolastica ha rappresentato  la messa in sicurezza delle strutture, la riorganizzazione pedagogico-didattica degli spazi, dei laboratori e delle aule oggi tecnologiche e multimediali. La Riforma della scuola ha inoltre favorito il sistema integrato dell’educazione dell’infanzia: dopo oltre quarant’anni, finalmente il segmento  0- 3 anni è entrato di diritto nel percorso iniziale di alfabetizzazione alla conoscenza nella scuola pubblica. Le teorie pedagogiche ci dicono che i primi mille giorni di vita del bambino sono preziose per il suo futuro percorso evolutivo e non avendo tutte le famiglie identiche possibilità economiche,  aprire le porte della scuola dell’infanzia agli under 3, ha rappresentato un atto di giustizia sociale. Le risorse sono state stanziate sia per l’anno 2017 che 2018, ma occorre tuttavia incrociare finanziamenti europei, nazionali e regionali per aprire ad una sperimentazione della scuola dell’infanzia quale elemento unificante di giustizia sociale fra nord e sud Italia. Fondamentale è il tema del reclutamento, dato che insegnare nella fascia da 0 a sei anni non rappresenta l’applicazione di un’attitudine materna, bensì  l’esercizio di una enorme professionalità , acquisita anche in ambito universitario, in linea con gli altri Paesi europei  e ad oggi ancora socialmente non considerata. “

Quali sono allora gli obiettivi per il prossimo futuro? “Il tema fondamentale è il superamento del divario fra nord, centro e sud sul campo dell’istruzione, unitamente all’obiettivo di colmare la discrepanza con Francia e Germania – ha risposto la Fedeli -. Per questo abbiamo varato le lauree professionalizzanti che partiranno già dal prossimo anno accademico, compendiando due diversi profili di professionalità: una intermedia ed un’altra esperta.  L’idea è di strutturare l’architrave che ci consentirà di confrontarci con i Paesi più all’avanguardia nella società della conoscenza, condividendone orizzonti di senso e strumenti d’innovazione. Sono state realizzate ulteriori deleghe, anche per  le scuole italiane all’estero.“

Ma a preoccupare la ministra dell’Istruzione, vi sono anche i continui episodi di aggressività perpetrati nei confronti dei docenti da parte di alunni o genitori, così come quelli di bullismo e cyberbullismo: “ Viviamo in una società con un livello di violenza verbale elevatissimo, complice una responsabilità adulta che si è posta  come modello di riferimento errato. In tal senso , in linea con l’articolo tre della Costituzione, abbiamo sollecitato il confronto sulle tematiche del rispetto in tutte le scuole di ogni ordine e grado, considerandolo un valore da porre a fondamento dell’educazione stessa.”

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