Portico. E' scontro tra Massaro e Piccirillo per la convocazione del consiglio sul forno crematorio

Il gruppo "Prima Portico diffida il Presidente. Piccirillo: "Ancora una volta non si perde occasione per fare sterili polemiche"

Portico di Caserta - Il forno è spento, ma la polemica brucia. A distanza di due settimane dall’ordinanza a firma del responsabile dell’ufficio tecnico Carlo Antonio Piccirillo, con la quale il Comune di Portico ha bloccato i lavori all’interno della struttura che avrebbe dovuto ospitare “Fido”, l’impianto di cremazione per animali domestici della società “Servizi Cimiteriali Srl”, maggioranza e opposizione continuano a mantenere viva l’attenzione su una vicenda i cui orizzonti di risoluzione sembrano essere terreno fertile per uno scontro sempre più vivace.

L’ultimo passaggio relativo alla vicenda è la diffida del Presidente del Consiglio comunale Luigi Piccirillo pervenuta dai consiglieri del gruppo di minoranza “Prima Portico” Gerardo Massaro, Cosimo Cristillo e Venere Russo, per la mancata convocazione del consiglio comunale straordinario ed urgente richiesto lo scorso 25 Ottobre. In quella occasione il gruppo di Massaro chiedeva che all’ordine del giorno venisse posta la modifica dell’art. 2 e 3 del regolamento di attuazione delle zone omogenee “D1-D2-G” del vigente Piano Regolatore Generale, inserendo in entrambi gli articoli la dicitura “in tali zone è assolutamente vietato l’insediamento di impianti di cremazione e o inceneritore.”

A questa richiesta è seguita, lo scorso 6 novembre, la comunicazione del Presidente del Consiglio comunale Piccirillo il quale richiedeva di procedere alla presentazione di “una proposta di deliberazione al fine di acquisire i necessari pareri di regolarità tecnica ed eventualmente contabile così come prescrive l’art.15 del Regolamento Comunale. Ricevuta la predetta proposta di deliberazione contenente i presupposti di delibera e l’esatto contenuto della proposta da portare all’attenzione del Consiglio Comunale, previo acquisizione dei necessari pareri, provvederò a convocare il Consiglio comunale […]”.

Ieri, i consiglieri di minoranza del gruppo “Prima Portico” hanno inviato al Prefetto la lunga lettera di diffida.

Il testo della diffida

[…] Rilevato che alla data odierna nessuna convocazione è pervenuta agli scriventi e che l'art. 39, comma 2, del decreto legislativo n. 267/00 prevede espressamente che” il presidente del consiglio comunale è tenuto a riunire il consiglio, «in un termine non superiore ai venti giorni», quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, inserendo all'ordine del giorno gli argomenti richiesti. La norma, pertanto, configura un obbligo del presidente del consiglio comunale di procedere alla convocazione dell'organo assembleare per la trattazione, da parte del Consiglio, delle questioni richieste, senza alcun riferimento alla necessaria adozione di determinazioni da parte del consiglio stesso.

Tale diritto di iniziativa, è tutelato in modo specifico dalla legge, con la previsione severa ed eccezionale  della modificazione dell’ordine delle competenze mediante intervento sostitutorio del Prefetto, in caso di mancata convocazione del consiglio comunale in un tempo emblematicamente breve (20 giorni).
L'orientamento che vede riconosciuto e definito «il potere dei consiglieri di chiedere la convocazione del Consiglio medesimo» come «diritto» dal legislatore è, quindi, ormai ampiamente consolidato (sentenza Tar Puglia, Lecce, sez. I del 4 febbraio 2004, n. 124).

La dibattuta questione sulla sindacabilità ,da parte del Presidente del consiglio, dei motivi che determinano i consiglieri a chiedere la convocazione straordinaria dell'assemblea, si è orientata , per giurisprudenza consolidata, nel senso che allo stesso spetti solo la verifica formale della richiesta (prescritto numero di consiglieri), mentre non si ritiene che possa sindacarne l’oggetto.

Inoltre, anche più di recente, si è sostenuto che “appartiene ai poteri sovrani dell'assemblea decidere in via pregiudiziale che un dato argomento inserito nell'ordine del giorno non debba essere discusso (questione pregiudiziale) ovvero se ne debba rinviare la discussione (questione sospensiva) (T.A.R. Puglia, Lecce, Sez. 1, 25 luglio 2001, n. 4278 e sempre T.A.R. Puglia, Lecce, Sez. 1, 4 febbraio 2004, n. 124).

Sulla base di tale orientamento giurisprudenziale e dottrinario, le uniche ipotesi per le quali l’organo che prevede il consiglio comunale può omettere la convocazione dell’assemblea sono la carenza del prescritto numero di consiglieri o la verificata illecità, impossibilità o manifesta estraneità dell’oggetto alle competenze del consiglio […]

La reazione del Presidente del Consiglio Luigi Piccirillo

“Ancora una volta non si è persa l’occasione per mettere in scena un’inutile e sterile polemica fine a sé stessa e ad alzare un ulteriore polverone che servirà per l’ennesima volta a spostare la barra dell’attenzione dalla risoluzione possibile della problematica relativa al forno all’attacco politico. Nella nota inviata ai consiglieri di opposizione a margine del loro atto di diffida, faccio nuovamente presente loro la comunicazione inviata lo scorso 6 novembre (comunicazione che guarda caso hanno dimenticato di citare nella loro diffida) con la quale li informavo che “restavo in attesa di ricevere un’adeguata proposta di deliberazione dotata di tutti i crismi, anche di legge e statutari, da poterla sottoporre all'approvazione del Consiglio Comunale”.

Il mio unico interesse è quello di portare in assise una discussione costruttiva, un confronto fattivo al fine di adoperarci tutti (maggioranza e minoranza) per una vicenda, quale il forno crematorio, che sta a cuore a tutti, da amministratori e cittadini. La soluzione sensata sarebbe stata quella di adoperarsi a presentare una proposta deliberativa concreta che, se dotata di coerenza e fattibilità, sono sicuro avrebbe riscontrato parere favorevole da parte di tutto il Consiglio. Perché quando si agisce nell’interesse dei cittadini, non esiste maggioranza e opposizione. La comunicazione inviata ai consiglieri Massaro, Cristillo e Russo aveva esattamente questo obiettivo: portare in consiglio una proposta concreta e una base pragmatica su cui lavorare. Ben altro, invece, è fare chiacchiere che non portano a nulla. Mi meraviglia riconoscere che, nonostante la vostra esperienza amministrativa, non siate in grado di avanzare una seria proposta deliberativa. Colgo nuovamente l’occasione per invitarvi a farlo, lasciando le chiacchiere in piazza e portando in asside proposte fattive.

La vicenda del forno crematorio continua ad essere affrontata da questa amministrazione con particolare attenzione, anche quando l’attenzione mediatica si abbassa. In una fase delicata come quella che il Comune di Portico sta vivendo, continua ad essere portato avanti un impegno costante, a volte silenzioso e lontano dalla volontà di proclamarlo a gran voce sui giornali o sui social, ma fattivo, esattamente come dovrebbe essere l’operato di chi siede tra i banchi dell’opposizione”.

 

 

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