Maddaloni come Aversa. Scoppia il 'caso' Pd: quel 'quid' che manca ogni volta

Al secondo turno Razzano ha dimezzato il consenso ottenuto due settimane prima

Andrea De Filippo è - a sorpresa - il nuovo sindaco di Maddaloni. A sorpresa, perché il candidato del centrodestra (la sua coalizione era composta da liste civiche e da Forza Italia) al primo turno si era fermato al 30,55% mentre lo sfidante del centrosinistra Giuseppe Razzano al 47.31% sfiorando per poco la vittoria. Tutto capovolto al secondo turno: De Filippo conquista la fascia tricolore. Per un'analisi politica più approfondita è necessario osservare i dati che evidenziano come per De Filippo il ballottaggio sia stata una conferma avendo mantenuto i suoi oltre 6mila voti ottenuti due settimane fa. Non è stato così per Razzano che non ha confermato gli oltre10mila voti del primo turno, fermandosi a 5920 nel secondo turno. Un consenso dimezzato che apre inevitabilmente una discussione all'interno del Partito Democratico. Qualcosa è mancato, ovviamente, e non è neanche la prima volta che accade. E' successo l'anno scorso ad Aversa ad esempio, dove il centrosinistra compatto aveva individuato in Marco Villano il candidato ideale: giovane professionista (come Razzano), vincitore delle primarie, intorno al quale tutte le forze di sinistra avevano fatto convergere il proprio sostegno. Poi qualcosa deve essere venuto meno al secondo turno. Un anno fa come oggi a Maddaloni. Ed allora appare inevitabile aprire una fase di discussione interna al Pd per comprendere quel 'quid' in più dove va a finire nella fase più calda delle competizioni elettorali. 

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