"Stop ai leaderismi esasperanti": Orlando apre la campagna elettorale in Terra di Lavoro

Prima tappa casertana per il Ministro in vista delle primarie nazionali del Partito democratico

Santa Maria Capua Vetere - Unione, capacità di sintesi e propensione al dialogo: è questa l’idea di Partito democratico del ministro della Giustizia Andrea Orlando che, ieri pomeriggio, in un gremito Salone degli Specchi ha aperto la propria campagna elettorale in provincia di Caserta in vista delle primarie nazionali del Pd che si terranno il prossimo 30 aprile.

«Abbiamo bisogno - ha esordito Orlando - di un partito che metta da parte il leaderismo esasperato, causa probabilmente delle divisioni interne». Il ministro della Giustizia ha anche illustrato le motivazioni alla base della sua candidatura per la segreteria nazionale del Partito democratico: «All’indomani del risultato refendario - ha sottolineato Orlando - ho capito che quel voto era stato utilizzato dagli italiani per mandare un messaggio inequivocabile. Ho deciso di candidarmi quando ho notato che quel messaggio non si voleva capire».

Al fianco del ministro c’era anche l’avvocato Giuseppe Stellato, oggi coordinatore regionale della mozione Orlando, oltre a Franco De Michele, ai dirigenti locali, provinciali e regionali del partito e ai consiglieri comunali della città di Santa Maria Capua Vetere Francesco Di Nardo, Gaetano Di Monaco e Umberto Pappadia, quest’ultimo anche candidato Pd alla carica di sindaco alle ultime elezioni amministrative. «Occorre cercare un punto di mediazione - ha spiegato Stellato, illustrando la scelta di sostenere la candidatura del ministro - e Andrea Orlando rappresenta proprio l’insieme delle capacità di dialogo e sintesi. E’ lui la persona giusta in grado di tenere unito il partito e di conseguenza l’intero paese».

«Il dialogo - ha sottolineato Orlando - prevede innanzitutto la propensione all’ascolto. Se non sappiamo ascoltare non possiamo instaurare un dialogo. I problemi sorti all’interno del partito non sono stati superati perché si è pensato che si potesse affrontare tutto con la figura del leader. Noi pensiamo invece ad un partito che sia inclusivo delle diverse ideologie in grado di convivere all’interno di un dialogo univoco e venir fuori a seguito di una sintesi tra le diverse forze e le diverse anime. In questi anni non è stato così. Bisogna adesso gettare le basi di un partito che sia in grado di vincere grazie al consenso legato ai progetti concreti e non al consenso clientelare perché questo non si fonda sulla libertà di scelta degli individui ma solo su un loro interesse che, appena gli scenari mutano, viene meno».

A Santa Maria Capua Vetere, città che ha dato i natali al papà del ministro Orlando, ieri era presente anche al deputata Camilla Sgambato mentre Franco De Michele, dal tavolo dei relatori, ha portato i saluti della senatrice Rosaria Capacchione. La scommessa di Orlando è quella di intercettare consensi soprattutto nel Mezzogiorno: «Bisogna partire da un forte rinnovamento dei corpi dirigenti del partito» ha spiegato il ministro citando la scalata «politica e sociale» di Pietro Nenni, cresciuto in orfanotrofio dall’età di 5 anni e diventato vicepresidente del Consiglio dei Ministri nel ’63. «Oggi mi chiedo - ha concluso Orlando - che possibilità potrebbe avere un giovane povero di diventare dirigente del partito se si avvicinasse ad una sede del partito. La risposta penso la conosciate tutti».

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