Dai giornali ai social, scontro nel PD tra Mirabelli e Sgambato

Tutto è partito dalla lettera aperta del commissario provinciale Dem. La discussione si è poi spostata su Facebook

Caserta - Prima la lettera aperta del commissario provinciale del Partito democratico Franco Mirabelli, poi la risposta della deputata Pd Camilla Sgambato. Il confronto però è proseguito anche sui social network ed ha contribuito ad arricchire la dialettica interna. 

La lettera di Franco Mirabelli. "Care democratiche e cari democratici, grazie a tutte e a tutti, per il lavoro fatto in questi mesi. Abbiamo ottenuto risultati importanti e positivi alle elezioni amministrative, penso ai successi di Caserta, Marcianise, Capua e Sessa, abbiamo raccolto migliaia di firme per il Referendum costituzionale e avviato sabato la campagna per il SI con una bellissima e partecipata iniziativa insieme a Maria Elena Boschi. Questi risultati, frutto del grande impegno e della passione di tante e tanti iscritti e militanti del PD, non meritano di essere vanificati da polemiche strumentali alimentate da giornali nazionali, come Il Fatto Quotidiano, o da testate locali. Mentre tentiamo di fare finalmente politica e di recuperare credibilità qualcuno torna ad alimentare l'idea che il PD casertano sia un partito che si divide tra amici e nemici della camorra, dilaniato dalle correnti, senza alcuna speranza di ritrovarsi unito, così come invece abbiamo dimostrato di volere e potere essere sabato scorso. Sembra quasi che dia fastidio, in questa terra, che il PD esista, o almeno che dimostri di sapere e potere far politica. Ho incontrato tanti di voi in questi mesi che non accettano queste logiche, che vogliono costruire un partito che non sia più la somma di comitati elettorali 'un contro l'altro armati', che non sprechi più tutte le proprie energie a parlarsi addosso ma che lavori nell'interesse dei cittadini. Forse questo può dare fastidio a qualcuno ma questo è quello che dobbiamo fare. Qui ho conosciuto un partito che certamente ha avuto e, forse ha ancora, il problema di segnare una distanza chiara, insuperabile, con il malaffare e la camorra.  Ma dire che in questi mesi noi continuiamo a dimostrare uno scarso impegno nella lotta alle infiltrazioni, alimentare continuamente diffidenze e sospetti nei nostri confronti, è per me è inaccettabile e offende tante donne e uomini onesti che amministrano e si impegnano quotidianamente nei loro comuni e nel PD. Il lavoro fatto sulle liste e le scelte che hanno immediatamente allontanato dal PD coloro che hanno subito provvedimenti da parte della magistratura sono lì a testimoniare che si è iniziato a fare scelte chiare, senza guardare in faccia nessuno, e che questo partito è in grado di trovare gli anticorpi contro le infiltrazioni anche in una realtà così difficile come quella del casertano. Il resto sono chiacchiere e strumentalizzazioni di chi utilizza il coinvolgimento di iscritti e amministratori in alcune inchieste per presentare il PD come una sorta di comitato del malaffare condannato ad esserlo per sempre. C'è un problema di rispetto di chi sta lavorando per portare il PD fuori dalla situazione che l'ha condotto al commissariamento. Voglio dirlo con chiarezza: secondo me il PD ha le forze, le energie e le intelligenze per guidare una nuova stagione che chiuda con la mala politica e con la camorra e valorizzi le tante risorse di questo territorio. Lo potremo fare se lavoreremo insieme alla costruzione di un vero partito degli iscritti, degli eletti e degli elettori e se usciremo da una lettura disperata e distorta della realtà in cui sembra non possa mai cambiare nulla e in cui la camorra è parte del paesaggio e ad essa non puoi sottrarti. Da settembre lavoreremo insieme per questo PD, magari discutendo e dividendoci, ma in un confronto franco, trasparente, che non guarderà agli equilibri interni, che lascerà da parte falsi scoop giornalistici, ma penserà alle necessità dei cittadini e del territorio".

La risposta di Camilla Sgambato. "Ho letto con attenzione la lettera inviata dal commissario Franco Mirabelli. Condivido con lui l’esigenza che il nostro partito esca da logiche di correnti e fazioni e diventi un 'partito degli iscritti' e, come lui, auspico un confronto franco e trasparente che manca da troppo tempo. E proprio in linea con questo spirito di confronto e collaborazione, allora, esprimo alcune considerazioni per una seria riflessione interna. Intanto, ritengo – e tanti come me - che il rispetto del Partito e delle sue regole è tale se le regole sono chiare per tutti e dappertutto. Così, ad esempio, a Marcianise, dove una dolorosa e violenta dialettica interna, è sfociata in una contrapposizione elettorale, le cui responsabilità politiche sono tutte ancora da chiarire. Da militante, prima che da parlamentare, ritengo una ferita ancora aperta l'immagine di un ex segretario provinciale e fondatore di questo partito che viene messo alla porta. Anche a Santa Maria Capua Vetere si vive una forte contraddizione. Con la differenza che  a Dario Abbate non sono state concesse le primarie da lui richieste per la scelta del candidato sindaco, qui il sindaco eletto ha rifiutato, pur invitato dai vertici regionali e nazionali,  di rappresentare il Pd alle elezioni, preferendo un'eterogenea coalizione civica, che va da ex Fratelli d'Italia, passando per ex Forza Italia, fino a Rifondazione Comunista. Ed oggi in giunta sono presenti esponenti del PD che rivestono ruoli anche fuori della realtà locale. Ed allora, guai a quel partito che  infonda il dubbio, negli iscritti, che qualcuno 'è più uguale degli altri', che le regole dei vincitori sono diverse dalle regole dei vinti o, peggio, che esistono eccezioni per chi è amico di una 'parte' piuttosto che dell’altra. Diversamente significherà tradire la riflessione in premessa di superare le autoreferenziali logiche degli amici degli amici. Personalmente avverserò sempre l'ipocrisia di due pesi e due misure. La mia opinione è che in questo momento storico, per arginare i potentati che si nascondono nei finti civismi, il partito deve tornare centrale, recuperando tutte le sensibilità migliori, superando dappertutto le frizioni elettorali. Riflettiamo, infatti, sul fatto che, anche nei comuni in cui si vince, il PD non riesce a superare la soglia del 12/13 per cento, quando va bene. Se invece prevarranno logiche di epurazione, allora che si decida, ripeto, in base a regole uguali per tutti e dovunque. Apriamo, inoltre, un confronto su legalità e garantismo, confrontiamoci sul fatto che si possa essere al contempo garantisti e fermi difensori della legalità. E lo dico pensando all'amico Stefano Graziano persona corretta che, a differenza di altri, non ha esitato a fare un passo indietro nell’attesa di dimostrare la propria estraneità ai fatti. Condivido pienamente la riflessione coerente e seria della senatrice Rosaria Capacchione riguardo la totale l'inflessibilità, senza se e senza ma, rispetto a vicende di illegalità, fuori dall'ambiguità di un correntismo purtroppo ancora presente su tutti i livelli, per il quale esistono indagati più o meno presentabili. Questo è inaccettabile, perché lancia messaggi poco chiari  ai nostri elettori. La dignità degli iscritti, inoltre, passa anche per il rispetto dei circoli e così dovrebbe essere spiegato al circolo di Maddaloni perché dopo un commissariamento sia giunto anche un insolito e quanto meno irrituale subcommissariamento. Infine, ancora gli iscritti. Il tesseramento deve essere trasparente e chiaro. Sono fermamente convinta che il Partito Democratico di Caserta abbia le donne e gli uomini capaci di costruire tutto questo. Si può ricominciare da tutti loro, anche con il contributo generoso e leale di Mirabelli, per uscire dalla fase del commissariamento e restituire al Pd casertano la sua autonomia ed il suo protagonismo nell’azione di governo e rilancio dei territori".

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