Caserta. Intervista al candidato sindaco Ventre: “Un comitato d’affari vuole mettere le mani sulla città”

Interno18 ha intervistato il candidato del centrodestra Riccardo Ventre, ex presidente della provincia, magistrato, 72 anni. Ha spiegato come poter risolvere alcuni problemi della città, ma ha espresso anche la sua preoccupazione su un "comitato d'affari che vuole mettere le mani sulla città"

Caserta - Riccardo Ventre, ex presidente della provincia di Caserta, magistrato, 72 anni. È il candidato sindaco di Caserta per il centrodestra, con quattro liste: Forza Italia, Caserta nel Cuore (con referente il consigliere regionale Gianpiero Zinzi), Primavera Casertana e Fratelli d’Italia.

Cosa significa fare il sindaco per Riccardo Ventre?

Ho ricoperto tante cariche pubbliche di prestigio, ma la cosa che più mi ha attratto è stato fare l’amministratore della propria città. Si diceva nella civiltà contadina che il sindaco è il padre di noi tutti, indipendentemente dal fatto anagrafico, perché è la persona che dovrebbe avere la maggiore saggezza, la capacità di mediare e mettere assieme le persone più diverse. È una cosa molto bella, e in una città come la nostra che vive un momento di disagio la sfida diventa ancora più significativa.

Nelle sue liste ci sono tanti candidati che hanno sostenuto Pio Del Gaudio e tanti altri che lo hanno sfiduciato. Come fa a mettere d’accordo persone così diverse che già in passato hanno dimostrato di non amarsi?

Io non ho voluto nelle mie liste tanti candidati che sono nella coalizione di Marino proprio perché molti di loro avevano contribuito alla caduta di tre amministrazioni. Credo che il sindaco sia il capo di un’amministrazione per l’autorevolezza che ha, per la capacità di mediare, di non essere fazioso. Diventa quindi più agevole, per chi ha un’esperienza di questo tipo, mettere assieme sensibilità diverse, modi diversi di pensare. Da presidente della provincia, con la mia squadra, sono riuscito ad approvare 73 piani regolatori, cioè degli atti non facili da approvare. Bisogna essere portati alla mediazione, ad unire. Non bisogna però fare un mediazione in basso, perché significherebbe disamministrare. Mediare per un obiettivo elevato significa fare gli interessi della comunità.

Qual è  la priorità per Caserta?

Per come abbiamo impostato il programma elettorale non abbiamo priorità. Abbiamo analizzato la situazione degli ultimi anni, l’errore che è stato commesso a livello amministrativo è quello di affrontare i singoli problemi in maniera spezzettata, atomizzata. Lo sviluppo della città va visto con un disegno unitario, non con una sommatoria di azioni amministrative da compiere indipendenti una dall’altra, e messe in cantiere solo perché si è riusciti a trovare il finanziamento. Quello significa sperperare il denaro pubblico. La costruzione del policlinico, a mio avviso, è stato uno sperpero. Va completato, non vorrei essere frainteso, ma noi abbiamo un ospedale che ha una capacità ricettiva di oltre 1200 posti dei quali ne vengono utilizzati solo 300. Bastava migliorare la qualità di quell’edificio per fare anche ricerca universitaria. Fino ad oggi il comune ha fatto quello che doveva per agevolare la costruzione del Policlinico.

Anche se gran parte dei finanziamenti arrivano dalla Regione per il completamento dell’opera...

Ho la sensazione che la Regione voglia frenare il completamento del policlinico, perché collegato c’è un interesse miliardario. È stata presentata una proposta di legge regionale che proroga di 5 anni l’estrazione dalle cave, tranne in quei siti dove c’è un policlinico da aprire. Per cui, se si rinvia l’apertura del policlinico, si può cavare ancora per 5 anni. È una cosa di una gravità estrema.

Quindi i padroni delle cave vogliono bloccare il policlinico?

Ritengo che ci sia, in senso buono, un comitato d’affari che voglia mettere le mani sulla città che parte dalle cave per passare attraverso il Macrico e per finire alla stazione ferroviaria. È quello che noi dobbiamo sventare.

È un potere sotterraneo?

Oggi per i soggetti che ci sono nelle liste del centrosinistra di Carlo Marino non è nemmeno così sotterraneo. Si esce sempre più allo scoperto.

Caserta è in dissesto finanziario, cosa si può fare con le casse comunali semivuote?

La vendita di beni è l’unico modo per evitare un nuovo dissesto che si profila all’orizzonte. Questi beni hanno bisogno anche di una riconversione giuridica, perché se c’è da vendere una caserma e noi la lasciamo con quella destinazione urbanistica, il comune non riuscirà a cederla nemmeno per un euro. Se invece cambiamo la destinazione urbanistica per fare un albergo, per fare qualcosa di compatibile con l’urbanistica della città, allora quel bene andrà a ruba.

Quindi anche rendere edificabili dei terreni?

No, non abbiamo bisogno di nuovo cemento. Ma di trasformare quegli edifici che già ci sono.

Come esempio per i cittadini che sono costretti a pagare tasse più salate a causa del dissesto sarebbe disposto a tagliare il suo stipendio da sindaco, assessore o il gettone di presenza da consigliere?

Sì, senza alcun dubbio. Anche ad eliminarlo se servisse.

Quest’anno scade il contratto con la Publiservizi-Publiparking, l’azienda che gestisce i parcheggi e la riscossione volontaria dei tributi. Cosa farebbe?

Bisogna scegliere tra due tipi di modalità. Continuare a dare in concessione la riscossione dei tributi e l’altra di servirsi di tecnici esterni per mettere in essere un’attività che poi i dipendenti comunali possano fare senza una concessionaria esterna. Questo farebbe risparmiare un aggio altissimo che paga il comune.

Però il problema è che in quell’azienda lavorano più di 60 persone, non c’è il rischio che questa situazione venga utilizzata come arma elettorale?

Già si sta utilizzando come arma elettorale. Il problema è che le persone che lavorano in quell’azienda per gran parte sono figli, nipoti, pronipoti, mogli, zii ed altro di consiglieri comunali, presenti e passati. Questo è il vero problema.

Quindi chi dovrà occuparsi dei lavoratori, l’azienda o il comune?

Dipende da cosa si sceglierà di fare. Io propongo l’internalizzazione dei parcheggi e dei tributi, quindi il comune avrà bisogno di nuovo personale che potrà prendere senza dover pagare l’aggio al concessionario.

Lei è un veterano della politica, anche se non ha mai governato al comune di Caserta. In più sono diversi anni che è assente dalla scena politica. Perché ritornare adesso, a 72 anni, per un ruolo così impegnativo come quello del sindaco?

Non sono stato assente dalla scena politica perché con l’associazione Primavera Casertana, nome della mia lista, ho fatto tante cose per la vita della città. Sono stato assente dalla vita partitica ed istituzionali, anche perché ero stanco dell’attività intensa durata molti anni. Ho ceduto alle richieste che venivano dalla città e ho messo assieme partiti politici e movimenti civici. Tutto ciò mi ha fatto fare questo sacrificio enorme.

Con il caso Sorbo, dirigente accusato di abuso di ufficio e peculato, appare evidente qualche criticità nella macchina amministrativa. I dirigenti sono un problema?

Non tutti i dirigenti sono un problema. Credo sia una priorità la riorganizzazione della macchina amministrativa che oggi non funziona perché ci sono dipendenti demotivati che stanno ad aspettare la fine dell’orario di servizio e non vengono riconvertiti. Ci sono dipendenti che rubano e che quindi vanno perseguiti. Il cittadino si sente estraneo alla macchina amministrativa. Quindi bisogna tener conto di queste situazione per riorganizzare in brevissimo tempo la macchina comunale. E far sentire il dipendente orgoglioso di essere impiegato comunale.

Cosa pensa della squadra messa in piedi da Marino, con tanti candidati che fino a qualche settimana fa erano considerati di centrodestra?

Al ballottaggio vinceremo senz’altro contro Marino, ma nel caso in cui dovessimo perdere, visti alcuni elementi delle sue liste, ci avvieremmo dritti verso il quarto scioglimento del consiglio comunale entro un anno al massimo. Sono troppo diversi gli obiettivi, alcuni puliti altri meno puliti.

A quale degli altri candidati sindaco si sente più vicino e a quale più lontano?

Molte liste sono vicine alle mie idee, c’è la lista di Spirito, di Bove, di Noi per Salvini, c’è per certi versi la lista di Iarrobino. Tranne la lista del partito comunista, cioè quella che fa capo ad Apperti, tutte le altre bene o male sono più vicine a noi che a Marino. Ma questa è un’ipotesi solo di scuola perché secondo i sondaggi Marino e noi che siamo lontanissimi dagli altri. Però per correttezza nei confronti degli altri candidati preferiamo non rendere pubbliche le percentuali.

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