'I casi sono due' dal 23 febbraio al Teatro Garibaldi, regia di Carlo Giuffrè

Riflessioni sull'importanza di una vita spesa per i figli e sulla presunzione di colmare il vuoto tardivamente
08/02/2010 - 18:51

Santa Maria Capua Vetere - Con Carlo Giuffrè, Angela Pagano, Ernesto Lama, Vincenzo Borrino, Paola Verrazzo, Pier Luig iorio, Danilo della Calce, Gebbaro Di Biase, Vincenzo La Marca.

Il personaggio centrale della commedia è quello del rozzo, furbo e bugiardo, Gaetano Esposito, cuoco del barone Ottavio del Duca. Gaetano improvvisamente viene elevato al rango di baronetto, quando si scopre che potrebbe essere il figlio segreto di un amore di gioventù del barone.

Una radio, arredo cardine del salotto, trasmette la musica dell'epoca (curata dal figlio, Francesco Giuffrè) e, insieme alla scenografia di Aldo Terlizzi e ai costumi di Vincenzo Attini, trasporta il pubblico nel mondo dell'alta società partenopea della prima metà del Novecento. Il vecchio e ipocondriaco barone Ottaviano De Duca (Carlo Giuffrè), sposato con Aspasia (Angela Pagano), stanco di una vita passata senza l'affetto di un figlio, decide di mettersi sulle tracce del suo unico rampollo, nato una trentina d'anni prima dall'avventura con una sciantosa. Le ricerche dell'agenzia investigativa assoldata portano a identificare il ragazzo proprio nel cuoco (Ernesto Lama) assunto da poco in casa, un mascalzone, furbo e imbroglione, amante del gioco e dell'alcool (proprio questo personaggio ispirò Peppino De Filippo per la creazione della maschera di Pappagone che ebbe tanto successo nella trasmissione Rai Scala Reale). Ma dopo che il barone spiega al figlio ritrovato le regole del bon ton e il significato dei dieci comandamenti, nuovi sviluppi dell'investigatore cambiano nuovamente le carte in tavola, facendo spuntare uno stralunato Gennaro II. Tra retrocessioni in cucina e nuove promozioni al rango di baronetto, il cuoco Gennaro conosce per la prima volta la labilità della sua identità e decide di intraprendere la strada suggeritagli da una dolce e libera posteggia ascoltata dal balcone.
"I casi sono due" riflette sull'importanza di una vita spesa per i figli e sulla presunzione di colmare il vuoto tardivamente. Sul palco anche Angela Pagano che, come Giuffrè, ha calcato le scene con Eduardo De Filippo, e anche Pierluigi Iorio, Gennaro Di Biase, Vincenzo Borrino, Paola Vernazzo, Danilo Della Calce, Vincenzo La Marca e il cane Mimì, ognuno con le sue indovinate caratterizzazioni. Carlo Giuffrè, "custode della grande tradizione attoriale napoletana", come è stato scritto nella motivazione del Premio Simoni che gli è stato assegnato nel 2000, regala una versione preziosa ed equilibrata di questa farsa dal ritmo scoppiettante che si serve della comicità dell'equivoco e di situazione. Carlo Giuffrè prosegue nel suo intento di restaurare un repertorio otto-novecentesco della nobile tradizione comica napoletana.
Scrive Giuffré nelle note allo spettacolo: "Uno dei più grandi successi di Eduardo e Peppino de Filippo viene riproposto in tutta la sua comicità. Fra le tante commedie che sto recitando da più di trenta anni, da quando cioè ho una mia compagnia (nei primi dieci anni assieme a mio fratello Aldo e poi da solo), non saprei proprio dire quale sia quella che è piaciuta di più al pubblico. Ho ricevuto nel 1999 l'ambito premio "Renato Simoni" la cui motivazione fra l'altro dice: sempre più forti e quasi esclusivi con il sopraggiungere della maturità, si sono fatti in lui l'impegno e la responsabilità di "custode della grande tradizione attorale napoletana". Ed ecco quindi la mirabile serie di spettacoli destinati a restaurare un repertorio otto-novecentesco con accento nobile da Scarpetta a Curcio, e a mantenere vivo nella coscienza e nel cuore degli spettatori, con un marchio costante e inconfondibile di intelligenza critico-storica, il patrimonio di questo meraviglioso repertorio. Ho recitato sei commedie di Eduardo, di Armando Curcio ne ho realizzate tre: A che servono questi quattrini, La fortuna con la effe maiuscola e I casi sono due, che fu – nel 1982 - la prima commedia realizzata con la Diana OR.I.S. di Lucio Mirra, che produce ormai i miei spettacoli da trenta anni. Fu un inizio travolgente, piacque molto a Federico Fellini, che vide lo spettacolo tre volte e scrisse fra l'altro "ecco il teatro quello vero che funziona da sempre, come una bella festa fra vecchi amici con cui stai subito bene" e concludeva dicendo "nutrendo la speranza che tutto ciò che di spensierato, allegro, buffonesco, patetico, assurdo e straziantemente umano, hai visto accadere su quel palcoscenico, spente le luci e uscito dal teatro, tu possa ritrovarlo fuori nella vita! " Per questo rimetto in scena la commedia, perché piacque molto allora ai critici e al pubblico, piacque anche quando la ripresi nel 1992 e sono certo che piacerà anche questa volta.


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