Sandro Joyeux. Musica e storie di vagabondaggio in concerto a Caserta

L'artista parigino suonerà domani sera al Jarmusch Club, in via C. Battisti, per promuovere il suo lavoro e in occasione della rassegna World&Music. Interno18 lo ha incontrato per un'intervista in esclusiva
Sandro Joyeux, un musicista parigino, di origini italiane, cittadino di un mondo che abbraccia i più deboli, dai bambini della nuova Africa ai migranti che lavorano i campi nel Mezzogiorno. Gira in lungo e in largo la Francia, accompagnato dalla sua musica da sempre, da quando a 16 anni lasciò la scuola per la strada. La vita da busker, da artista vagabondo, lo porta a misurarsi in tutta Europa con la sua voce e la sua chitarra, soprattutto in Italia dove ritrova parte delle sue origini e della quale se ne innamora. Tra un progetto musicale e l'altro vola in Africa, sperimenta le influenze afro con la cultura reggae, arrangiando da Bob Marley a Salif Keita. Nel 2012 la Mr.Few, di Giuliano Minati e Mauro Romano, pubblica il suo primo disco, dal titolo omonimo - Sandro Joyeux - registrato tra Napoli, Lille e Roma. L'album è un omaggio all'Africa dei braccianti delle campagne del sud, che ha conosciuto con l'AntischiaviTour Alla fine dello steso anno partecipa come voce e chitarra nella band di Tony Esposito nel Tour di Pino Daniele "Tutta n'ata storia". Un artista completo al quale noi di Interno18.it abbiamo rivolto qualche domanda. 

 
L'Africa, la Francia, l'Italia, per te che sei un musicista vagabondo cosa hanno significato la strada e il viaggio?
S. Siamo su un terra bellissima; non è nostra ma la dobbiamo conoscere. Abbiamo le possibilità tecniche di andare al capo del mondo più volte in una vita e sarebbe un peccato non approfittarne. Ci fa crescere anche osservare altri rami dell'umanità: Non c'è un solo modus vivendi, sono tanti, e tutti hanno un valore antropologico forte. Anzi direi che il nostro ha perso un po' di magia, sono sparite tante cose sull'altare del progresso e del conforto. E quando la vita è fragile e dura che ti accorgi del valore che ha.

Qui in Italia c'è un'Africa che a denti stretti lotta per i suoi diritti, tra le numerose difficoltà suda ogni giorno per una vita nuova e che molto spesso diventa malavita. Il tuo sostegno è più che un semplice messaggio. Cosa t'ha lasciato l'Antischiavitour?
S. Non saprei come aiutarli politicamente, quindi provo a sollevarli con un po' di musica. Devo molto all'Africa e intendo renderglielo. Io credo che le migrazioni hanno costruito l'umanità, e la forza dell uomo. Spostarsi, adattarsi, non e mai facile ricominciare da capo. A tutte le persone nate dal lato giusto del mare e che sconsiderano gli immigrati chiederei: "ma se fossi tu - in una situazione di miseria nera o di guerra - che faresti? non saresti pronto ad affrontare mille pericoli e a rischiare la morte per una vita migliore?" I recenti fatti di Tor sapienza mi hanno sconvolto, l'ignoranza latente, la scarsa comprensione del mondo, l'aggressività e il disprezzo, alimentati da certi responsabili politici aspettano tempi difficili.

La cultura reggae inizia a penetrare nel tessuto sociale grazie anche alla diffusione mainstream dei socialnetwork, ma credi ci sia ancora spazio per questa cultura?
S. Il reggae e una musica giamaicana dei anni '70 e già era morto attorno alla meta degli anni '80. Per me quello che viene dopo e una minestra riscaldata. Oggi c'è il dancehall, il raggamuffin...Anche i temi trattati sono limitati e in dissonanza con il messaggio panafricanista delle origini. Era una musica di sofferenza, in un paese composto dal 99% di neri poveri, cercava di educare i giovani, di unificare la società. Meno male che sono rimasti i pochi mostri sacri giamacani del roots che girano ancora ma purtroppo vengono poco in Italia.

Sandro Joyeux - Kingston

Il concerto domani sera al Jarmusch club di Caserta in via C. Battisti (ingresso € 5, ndr)
https://www.facebook.com/events/806050349452766/?pnref=story

Sandro Joyeux - Pagina Facebook
https://www.facebook.com/sandrojoyeuxmusic 

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