'Il gemello'. Essenziale e vibrante documentario di Vincenzo Marra

Presentato al Cineclub Vittoria di Casagiove come evento speciale fuori programma della rassegna 'Italia opera prima e seconda'

Casagiove - Essenziale, autentico, bellissimo. E’ 'Il gemello' di Vincenzo Marra, film presentato martedì al Cineclub Vittoria di Casagiove, come evento speciale fuori programma della rassegna 'Italia opera prima e seconda'. Ospiti del padrone di casa, Francesco Massarelli, i produttori Gianluca Arcopinto e Angelo Russo Russelli e l’ispettore di polizia penitenziaria Domenico Manzi, protagonista del film nei panni di se stesso.

Il gemello è Raffaele, ventinove anni di cui dodici passati dietro le sbarre del carcere di Secondigliano per una rapina. Insieme a lui, Gennaro, coetaneo, condannato all’ergastolo. Insieme lavorano alla raccolta differenziata e trascorrono le giornate tra il passeggio e l’attesa di un colloquio. A fare da contraltare al carismatico e linguacciuto Raffaele c’è Nico, ispettore capo, il quale cerca di instaurare, all’interno della difficile dimensione carceraria, un rapporto più umano e comprensivo con i detenuti. Perché come spiega l’ispettore Manzi "l’unica arma di cui disponiamo in carcere è quella della comunicazione". Ed è nell’ispettore capo, nel suo rapporto quasi psicoanalitico con Raffaele e gli altri detenuti che si esplora la dimensione più umana del regime carcerario. E’ nella dinamica dei loro dialoghi intimi, personali che il film passa dall’essere uno spaccato sociologico delle realtà detentiva al racconto interiore, privato, viscerale dell’esperienza di vita. Quel mondo lontano dai nostri occhi e taciuto alle nostre orecchie raccontato attraverso il flusso di coscienza di chi, quel mondo, lo vive come la propria casa, una sorta di habitat naturale che a molti si impone dalla nascita, da quando, piccoli si entra per la prima volta per far visita ad un padre. "Mamma e papà per me so' i muri" - dice Raffaele, un antieroe per certi versi. Innegabilmente detestabile per il fare 'guappesco', umanamente comprensibile nella sua spontanea riflessione sui limiti alla propria libertà ("Non è la mancanza di libertà che mi pesa" confessa Raffaele "ma quella di una donna. Se mi togli una donna sono finito. Della libertà non me ne faccio niente").

Dal canto suo, Nico è perfetto. Forse troppo. Anni di pregiudizi ci hanno forse abituati a non riconoscere alle guardie penitenziarie questo ruolo di guida-educatore. "La polizia penitenziaria porta con se anni e anni di pregiudizi, che ci vedono etichettati come secondini, boia, torturatori. Quest’esperienza ci ha dato la possibilità di dimostrare quello che quotidianamente facciamo senza alcuna visibilità. Un’opportunità per vederci riconosciuta una nostra specifica dimensione" - spiega Manzi. Nico e come lui tanti colleghi sono l’encomiabile controparte di questo pregiudizio. L’ispettore capo ascolta, dialoga, consiglia Siddharta. Tutto inutile, forse. A Hermann Hesse, il gemello preferisce un saggio sulla camorra. Tra le celle, il passeggio e il parlatoio, Marra racconta la quotidianità di una vita-non vita: la rabbia, l’odio, la mancanza degli affetti uniti alle ordinarie pratiche giornaliere narrate nei tre metri di una cella, dove la macchina da presa diventa quasi impercettibile.

Un film verità, quello di Marra, che ci conduce verso le logiche e i ritmi più nascosti delle carceri, senza tenerci a distanza, senza il timore di renderci quasi simpatici delinquenti e ergastolani. Specie quando le lezioni di vita arrivano da loro. Come quando Raffaele dice: "Puoi insegnare ai tuoi figli tutte le cose belle di questo mondo, ma se loro non tengono la testa, se decidono di prendere la strada sbagliata non c’è niente da fare".

Il regista napoletano Vincenzo Marra, assente all’incontro perché attualmente fuori Italia, debutta alla regia nel 2001 con 'Tornando a casa' premiato a Venezia nella sezione Settimana della critica, cui fanno seguito 'Vento di Terra', 'L’ora di punta' e numerosi documentari tra cui 'Estraneo alla massa' in cui racconta la giornata di 7 ultras del Napoli e 'L’udienza è aperta' che segue le vicende di una sessione d’appello di un processo camorristico al clan dei Casalesi.

Un film coraggioso che arriva da uno dei produttori più illuminati del cinema italiano, Gianluca Arcopinto, da anni impegnato a sostenere i progetti dei più bravi autori nostrani con la storica etichetta “Pablo”.

Angelo Russo Russelli ha invece al suo attivo ruoli produttivi sul set di “Good morning Aman”, “Mozzarella stories del casertano Edoardo De Angelis e “Enzo Avitabile Music Life” del premio Oscar Jonathan Demme.

In questi giorni, Arcopinto è impegnato nell’organizzazione generale del set della serie tv “Gomorra”, prodotta da Sky in collaborazione con Cattleya e Fandango e , al centro di accese polemiche da parte dei residenti e delle autorità di Scampia. In merito a questa vicenda, Arcopinto ha ribadito il rispetto e  l’assoluta comprensione da parte di tutta la produzione . “Io stesso- ha spiegato- mi sono sentito dalla parte dei cittadini. Resta il fatto che non sarà certo questa seria a cambiare lo stato delle cose a Scampia. Ad ogni modo, di fronte a questo rammarico sono seconde anche le difficoltà che si potranno avere nella realizzazione della serie”.

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