Il ritmo dei Bottari della Cantica Popolare in "Napoli Velata", il nuovo film di Ferzan Ozpetek

Stany Roggiero racconta l'incontro con il regista e il suo entusiasmo per la musica di "Santantuono"

«Stany ascolta, a Ferzan piace molto "Una Notte a Napoli " di Pink Martini. Prepara una tua versione con i Bottari». Era il 25 settembre del 2016 e davanti al Duomo Di Napoli, i Bottari della Cantica Popolare di Macerata Campania si esibivano per il San Gennaro Day. Quella sua “notte a Napoli”, il capobattuglia Stany Roggiero, la ricorda benissimo. Ricorda quel prezioso consiglio del presentatore della serata, Gianni Simioli, e ancor meglio l’entusiasmo che travolse uno spettatore in particolare. “Mi ritrovai quasi alle spalle Ferzan OzpeteK che continuava a scattare fotografie - racconta Roggiero - Quel ritmo lo aveva folgorato”.

E’ iniziata così l’avventura dei Bottari della Cantica Popolare, presenti nel nuovo film del regista turco “Napoli Velata”. Una coincidenza fortuita, un consiglio prezioso e la magia di quel ritmo che Ozpetek ha incastrato tra le venature di una Napoli raccontata attraverso uno sguardo capace di restituirne aspetti talvolta schiacciati da chi fa di essa un teatro maledetto o una cartolina. “Ritmo, terra e cuore” è il brano della Cantica presente nelle prime battute del film, ottava traccia dell’album “Universion”, nato dalla collaborazione con Stany Roggiero e Antoine Michel, esponente di spicco della World Music.

“Abbiamo avuto l’onore di vedere la magia del cinema muoversi attorno a noi durante un’intera giornata di riprese passata fianco a fianco con attori straordinari, e con un regista, la cui destrezza sul set è ammirevole- racconta Stany Roggiero”.

Le botti, i tini e le falci che campeggiano nella Galleria Principe in una sequenza del film sono coerentemente inseriti in una grammatica visiva e sonora, che riporta lo sguardo su una città enigmatica, perché costantemente sospesa tra il passato e una modernità esaltata o rigettata nel turbinio di riti, scaramanzie, simboli. La ritmica dei Bottari percorre bene questo squarcio, amplifica l’eterna compresenza di luci e ombre, allegria e miseria di una città raccontata nella sua originaria bellezza.

La musica della tradizione, questa volta incarnata nei Bottari della Cantica Popolare, si rivela ancora una volta capace di varcare i suoi confini più stretti scongiurando il rischio di macchiare la propria identità. Si modella bene a questa prova cinematografica che la inscrive in un contesto vicino, prossimo alle sue fascinazioni entusiastiche e insieme misteriose e mistiche.

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