“Lo sfascio del Belpaese”, il libro di Emiliani contro l’incuria del patrimonio culturale

L'opera di Vittorio Emiliani mostra il tortuoso e fallimentare percorso di salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici durante l'ultimo trentennio italiano

Caserta - Nel Paese con il maggior numero di siti riconosciuti dall'Unesco, il sistema di tutela del patrimonio artistico-culturale presenta ancora gravissime lacune. E' quel che emerge dai recenti dati Eurostat, dove l'Italia si attesta tra le ultime tre nazioni europee per percentuale di spesa in cultura e istruzione, seguita solo da Grecia e Romania.

Questo e molti altri sono i temi affrontati dal libro "Lo sfascio del Belpaese" di Vittorio Emiliani il quale mostra il tortuoso e fallimentare percorso di salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici durante l'ultimo trentennio italiano, da Berlusconi fino a al governo Renzi. Un itinerario costellato di insuccessi, per l'autore il continuo calpestio di quell'articolo 9 della Costituzione secondo cui "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Un problema causato da quell'imbrigliata matassa di leggi e responsabilità impossibile da dipanare, unita alla continua evoluzione del concetto di “patrimonio culturale” che  ampliandosi gradualmente ha reso ancora più complessa la sua conservazione. Un'intensa evoluzione normativa durata quasi un secolo che ha portato ad attribuire alle regioni e agli enti locali una serie di competenze precedentemente riservate allo Stato, così  come ad un camminodi gradualedeperimento delle strutture e dell'effettiva qualificazione scientifica del “Ministero per i Beni e le attività  culturali”, aggravato, infine, dal taglio delle spese per le attività correnti e dal blocco delle assunzioni degli specialisti del settore.

Il libro, edito dalla casa editrice Solfanelli, è stato presentato da Emiliani lo scorso 27 novembre nella biblioteca diocesana di Caserta. All’incontro, moderato dal giornalista Luigi Ferraiuolo, erano presenti anche Luigi De Falco, Consigliere Nazionale Icomos Italia, Salvatore Buonuomo, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Caserta e Benevento e Giancarlo Pignataro, Presidente Italia Nostra Sezione di Caserta.

“Dirompente e di grande onestà intellettuale, una galoppata sull’esercizio della tutela pubblica e del ruolo assunto, in tal senso, dalle comunità locali per sopperire alle difficoltà delle istituzioni.  La conservazione è il presupposto fondamentale per la memoria di luoghi e persone e per promuovere un nuovo modello di sviluppo umano, basato sull’etica dell’uso condiviso per il beneficio della comunità” ha dichiarato Maria Rosaria Iacono, vicepresidente nazionale dell’associazione Italia Nostra, la più concreta espressione a livello nazionale della convenzione europea di Faro, che da anni sostiene la conoscenza e l’uso dell'eredità culturale quali diritti dell’individuo a prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità e a godere delle arti come sancito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

“Il rischio – prosegue Emiliani – è quello di far prevalere l’elemento consumistico anche sulla salvaguardia dei beni culturali. Abbiamo commercializzato la cultura, scisso la tutela dalla valorizzazione e trasformato il nostro patrimonio in una grande agenzia di promozione turistica. La resa delle nostre ricchezze artistiche e paesaggistiche deve essere data non dal guadagno, ma dalla coscienza civile.”

Un insegnamento amaro e lungimirante del quale nostra Provincia non ha tenuto conto. Perché tra gli indicatori di macroaree scelti per l’indagine del Sole24Ore, la stessa che ha relegato Caserta all’ultimo posto della classifica tra tutte le province d’Italia, ci sono anche ambiente, cultura e tempo libero.  Una “lista rossa” interminabile di beni comuni e paesaggi in abbandono, dai siti archeologici meno conosciuti ai tanti monumenti in decadenza e che continua ad essere aggiornata grazie alle tante segnalazioni dei volontari di “Italia Nostra”.

Invertire la rotta e comprendere che “Caserta non è solo Reggia”, può essere una strategia. O Forse, come evidenziato da Luigi Ferraiuolo “un primo passo sarebbe partire dalla promozione di quelle tradizioni immateriali, genesi di una delle province più antiche del mondo, apprezzate più all’estero che in Italia”.

“La bellezza ha salvato il mondo - ricorda Pignataro, parafrasando l’”Idiota” di Dostoevskij -. Ma il mondo riuscirà a salvare la bellezza?”

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