“Traffichiamo Speranza”, ecco il progetto per combattere la tratta degli esseri umani

L'iniziativa, presentata a Caserta, è nata dall'unione dell'associazione "Cooperativa Sociale NewHope" e dalla fondazione "Casa Rut"

Caserta - “La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionale, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere civile.” E’ attraverso queste parole, pronunciate da Papa Francesco, che è possibile sintetizzare l’operato e gli obbiettivi perseguiti dalla Cooperativa Sociale NewHope e dalla fondazione Casa Rut che da anni, grazie alla perseveranza delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria di Breganze, gestisce una casa di accoglienza per giovani donne migranti, sole o con figli, ritrovatesi in situazioni di difficoltà e sfruttamento. Ed è proprio grazie all’unione di queste due associazioni che nasce il progetto “Traffichiamo Speranza, un modo concreto e responsabile per unire le forze e dire insieme ‘No alla Tratta’” e che durerà per tutto il periodo natalizio, tentando di coinvolgere il più possibile i cittadini casertani, sensibilizzandoli nei confronti di una tematica tanto sommersa quanto drammaticamente diffusa.

Un fenomeno criminale, quello del traffico degli esseri umani, che trova ancora poco spazio tra dibattiti nei luoghi istituzionali e che dovrebbe acquisire maggior risonanza in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, poiché, come evidenziato dalla giornaliste Anna Pozzi e Nadia Verdile, “quasi la metà delle vittime è una donna”.

La maggior parte di loro è destinata a divenire schiava della prostituzione, della servitù domestica, delle gravidanze surrogate commerciali e, nel peggiore dei casi, vittima del commercio illegale di organi. Un numero spaventoso che supera il 70% del totale se vi si aggiungono anche i minori. Negli ultimi trent’anni infatti, sono stati coinvolti circa 30 milioni di bambini, ed ancora oggi ogni due minuti uno di loro è vittima di sfruttamento sessuale. Tra questi, oltre 11 milioni sono bambine schiave destinate alla servitù domestica, mentre i maschietti sono iniziati principalmente al lavoro forzato, all’accattonaggio o impiegati nelle operazioni militari illegali. Una delle attività più lucrative al mondo e che ogni anno frutta a trafficanti e sfruttatori oltre 36 miliardi di dollari.

“Secondo il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim – prosegue la Pozzi – le giovani donne, dopo essere state persuase ad intraprendere un viaggio verso la speranza, vengono invece violentate ed obbligate a prostituirsi. Sono costrette di frequente a lavorare in bordelli in Libia e poi inviate in Italia dai propri aguzzini. Molte di loro, prima di partire, devono sottoporsi ad una cerimonia ‘voodoo’. Purtroppo, a causa di questa manipolazione psicologica, diventa a volte complicato far capire loro come sia possibile liberarsi da questo debito e dagli sfruttatori”.

Una piaga inarrestabile di cui l’Italia, risulta ampiamente colpevole. Sia per l’enorme quantità di uomini che continuano a servirsi dei corpi delle giovani donne costrette a prostituirsi per strada (si calcola che nel nostro Paese vengano acquistati mensilmente dai 9 ai 10 milioni di prestazioni sessuali a pagamento) ma anche per i recenti accordi che il nostro Governo ha stipulato con la Libia i quali, oltre a far arricchire ulteriormente i trafficanti, costringono ogni giorno uomini, donne e bambini a subire continui soprusi nei centri di detenzione.

“Traffichiamo Speranza” è dunque un progetto che, seppur nel suo piccolo, si pone l’obbiettivo di aiutare le giovani donne che, grazie al coraggio e all’autodeterminazione, sono riuscite a liberarsi dalla schiavitù. Ma l’essere libere non basta se non si è integrate nella società e non si ha la possibilità di lavorare, emanciparsi e poter autonomamente prendersi cura dei propri figli. Da sempre la Cooperativa NewHope, attraverso il proprio laboratorio di sartoria etnica, “costituisce per queste donne un'occasione di formazione e di avviamento al lavoro, favorendone la crescita  e salvaguardandone la dignità in quanto persone che,  partecipando pienamente alla vita sociale del nostro Paese, non corrono il rischio di venire sfruttate o costrette al lavoro nero e sottopagato”.

Quest’anno nello Store di via Redentore a Caserta, sarà possibile acquistare tre tipologie diverse di cofanetti, contenenti i manufatti realizzati dalle giovani lavoratrici africane. Scatole preziose dedicate agli amanti della casa, degli accessori, della bellezza, ma che soprattutto contengono le uniche cose alle quali nessuno dovrebbe mai rinunciare: i sogni, il futuro, la speranza. La lotta al traffico degli esseri umani comincia attraverso gesti semplici, come scegliere un dono natalizio. E allora, perché non farlo?

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