"Il Corruttore": quando scrittura e denuncia diventano strumenti di espiazione

Ieri a Caserta la presentazione del romanzo di Alberto Di Nardi, edito dalla casa editrice Luigi Pellegrini

Caserta - (di Alessia Aulicino) La scrittura come potente mezzo di autorivelazione, uno strumento catartico che assume, alle volte, una connotazione quasi medica, permettendo la ricostruzione identitaria del Sé. Un soliloquio silenzioso per lenire le ferite o semplicemente, per ritrovarsi quando si è persi. “Avviene in prigione come nel mondo – scriveva l’immortale Silvio Pellico -. Quelli che pongono la propria salvezza nel fremere, nel lagnarsi, nel vilipendere, credono follia il compatire, l’amare, il consolarsi con belle fantasie, che onorino l’umanità ed il suo Autore”. Alberto Di Nardi non appartiene alla prima categoria di ex detenuti ma, è anche vero, che la sua forza non è scaturita dal rifugio in un realtà immaginifica. Il suo è un tuffo disperato in un passato drammaticamente reale, un percorso alla quale è strettamente vincolato se vuol tornare ad emergere in superficie.

Tutto comincia nel lontano 2008 quando un imprenditore, all’epoca non ancora trentenne, decide di abbandonare un consolidato posto di lavoro presso la ENI S.p.A per tornare in terra natia. Ne consegue la fondazione della DHI Di Nardi Holding Industriale S.p.A, un’azienda operante nel settore dei rifiuti che nel giro di poco tempo assume notevoli dimensioni, divenendo una realtà consolidata sul territorio casertano e dell’agro aversano.

Presidente del C.d.A e amministratore delegato, Alberto Di Nardi abbandona completamente l’azienda nel marzo 2016 quando si ritrova invischiato nella tristemente nota tangentopoli maddalonese con l’accusa di corruzione. Dopo una prima condanna a tre anni e otto mesi, l’imprenditore diventa una delle fonti più attendibili dei magistrati della procura di Santa Maria Capua Vetere e comincia una coraggiosa campagna di denuncia nei confronti di politici ed amministratori comunali. Profondamente ferito e soffocato dai sensi di colpa, Di Nardi inizia la stesura di un diario che raccoglie testimonianze, riflessioni, accuse e stralci di una realtà tanto “palpabile” quanto drammatica che ha come protagonista l’infinita odissea campana dei rifiuti, quella macchia melmosa che, seppur avvolta da un insopportabile lezzo, continua ad essere il nutrimento prediletto della malavita.

Edito dalla casa editrice Luigi Pellegrini, “Il corruttore”, questo il nome del romanzo, hè stato presentato ieri tra le mura della Biblioteca Diocesana di Caserta. All’incontro, moderato dalla giornalista Maria Beatrice Crisci, sono intervenuti anche l’ex sindaco di Maddaloni Antonio Cerreto ed il presidente de ‘Le Piazze del Sapere’ Pasquale Iorio. 

“Il libro – spiega l'autore – nasce il giorno del mio arresto, nella cella 21 del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Strumento e compagna al contempo, la scrittura mia ha aiutato a frenare l’aumento del peso di quella tara che sentivo gravare su mio figlio e mia moglie. Ed è stata proprio quest’ultima a convicermi a inviare il diario ad una casa editrice. Nell’opera – prosegue l’ex imprenditore 36enne  – si legge la frase ‘l’arresto mi ha liberato’. Non è una provocazione ma la mera realtà: la cattura mi ha liberato dal fardello di una situazione insostenibile che mi aveva trasformato, seppur per un breve periodo, in una persona diversa. Il mio progetto era partito con l’intento di importare i modelli gestionali del nord ma mi sono imbattuto in ostacoli insormontabili che hanno, inevitabilmente, cambiato la mia rotta. Tutti i sogni e le ambizioni di partenza di sono dovute scontrare con la mera verità: ero arrivato ad un punto in cui, se mi fossi tirato indietro, le ripercussioni sarebbero state terribili. Avevo la responsabilità di 300 dipendenti, il fiato sul collo dei fornitori e, piuttosto che perire ho preferito, erroneamente, il ‘così fan tutti’.”

Un cammino obbligato nel quale, il percorso di espiazione e di presa di coscienza si tramuta in una storia di speranza e rinnovamento, ma anche in un vivido affresco che tanto ben rappresenta quell’ inevitabile rassegnazione che costringe, ormai da decenni, numerose vittime a restare imbrigliate nella “ragnatela criminosa” della ‘campania felix’. Un meccanismo infimo ed amaramente efficiente che spesso, tra infinite contraddizioni, presenta la metamorfosi in carnefice come unico barlume di luce.

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