San Tammaro - Lo scenario è raccapricciante. La location rappresenta uno di quei luoghi dimenticati da tutto e tutti, dove gli sguardi indiscreti difficilmente possono giungere. Cumuli di rifiuti, dall’amianto a quelli edilizi, che fiancheggiano il ciglio delle stradine sterrate. Le discariche di Casone, Marruzzelle e Ferrandelle che si presentano in rapida successione alternate a fragoleti, coltivazioni varie ed allevamenti che a norma hanno davvero poco. Roghi oramai estinti ed altri appena appiccati. Il tanfo che si respira è indescrivibile. Il tutto non accade molto lontano da noi. Ma è lì. Molto più vicino di quanto l’ubicazione geografica stessa lasci intendere. Siamo in località Carditello (comune di San Tammaro), proprio dove sorge il complesso architettonico di stile neoclassico voluto, verso la fine del XVIII secolo, da Ferdinando IV di Borbone e divenuto una delle residenze della dinastia in Terra di Lavoro. Ma oggi il Real Sito Borbonico è macchiato da un contorno sconcertante. Di lì a poco, da un sentiero arduo da percorrere a piedi ci si affaccia su un rivolo. In realtà si tratta di un piccolo canale, appartenente al consorzio di bonifica del basso Volturno, che raccoglie le acque piovane di San Tammaro e parte dell’ex Siemens e si riversa nei Reggi Lagni (località Sant’Andrea) e da qui al mare. Ed è proprio qui, lungo il corso del rivolo che sono state rinvenute diverse carcasse di giovani bufali i cui corpi stanno andando in decomposizione. Tre carcasse, per essere precisi, quelle testimoniate dalle nostre fotografie (realizzate da Stefania Sparaco). Altre però potrebbero giacere lì nei pressi, all’insaputa di tutti. Resta da capire ancora tanto. Perché lo stato di decomposizione delle tre carcasse è simile? Perché si trovano tutte nello stesso posto? Perché i bufali son morti così piccoli? Tanti i misteri che aleggiano intorno al caso. Fatto sta che, ad oggi, il bufalo ‘maschio’ rappresenta più spese che altro per ciascun allevatore. Nemmeno i macelli son più disposti ad acquistarli mentre lo smaltimento degli stessi ammonta ad una cifra che si aggira intorno ai 60 euro a carcassa. Ma la situazione, in quelle terre, sfugge a qualunque tipo di controllo. Le autorità competenti non riescono a monitorare l’intero territorio. Questa ‘scoperta’ è avvenuta per caso, ma cos’altro può essere celato in una zona così estesa? In quella che sembra la terra di nessuno c’è davvero tanto da portare sotto gli occhi di tutti. Ma va fatto in fretta, per evitare che si possa morire in silenzio… come i bufali.

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