Il questore Guido Luongo: "Meglio dieci colpevoli fuori che un innocente in carcere"

Longo è intervenuto al quarto appuntamento del corso di criminologia forense dell'ordine degli avvocati di Santa Maria
La scena del crimine, le ultime tecniche utilizzate per i sopralluoghi giudiziari, la repertazione e i metodi investigativi per risalire all’autore di un delitto sono stati alcuni degli argomenti trattati dal questore di Caserta, Guido Longo, al quarto appuntamento del corso di criminologia forense dell’ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere che il prossimo 11 giugno vedrà tra i relatori anche il comandante dei Ris di Parma colonnello Luciano Garofano, diversi magistrati, docenti e avvocati. La relazione del questore Longo, specializzato peraltro in Polizia Scientifica (dirigeva il Centro della Direzione investigativa antimafia di Napoli quando, nel 1998, arrestò l’ex latitante Francesco Schiavone detto 'Sandokan'), ha seguito quella del criminologo e docente Francesco Bruno e quella dello psichiatra Alessandro Merluzzi ospiti alle scorse lezioni. "Sono un poliziotto, ma la penso così: meglio tenere dieci colpevoli liberi che un innocente in carcere", ha affermato Longo a proposito delle investigazioni raccolte dopo un delitto. "Gli investigatori devono dare credibilità e non spettacolo. Quindi – ha proseguito – sulla scena del crimine è necessaria la tempestività, la fissazione immediata di elementi presenti ed anche, se il caso lo richiede, un interrogatorio a caldo condotto con esperienza". Nel corso della lezione, il questore ha commentato alcune immagini relative alla strage di via Fani legate al rapimento Moro: «Erano altri tempi ma quella fu una scena del crimine inquinata, un sopralluogo giudiziario come non potrà più esserci». Sollecitato su alcuni fatti di cronaca nazionale come il caso Cogne, quello di Garlasco o la vicenda dei rom della Capitale scagionati dal dna dall’accusa di violenza sessuale, Longo ha evidenziato l’importanza della cristallizzazione degli elementi nel corso di un sopralluogo giudiziario che deve essere immediato così come un eventuale interrogatorio. A margine della lezione, rispondendo a una domanda, il questore ha apprezzato le parole del ministro dell’Interno il quale ha parlato del «modello Caserta» nel corso di una conferenza stampa al Viminale tenutasi il 3 giugno. «Non può che farci piacere – ha concluso il questore – e credo che l’uso dell’Esercito, così come accade in molti paesi dell’Europa, deve essere visto positivamente. D’altronde, grazie anche alla loro collaborazione di recente abbiamo catturato due latitanti oltre ad essere stati assistiti durante le operazioni di recupero dei tre cadaveri ritrovati dopo un caso di lupara bianca». Il corso – utile ai fini dell’aggiornamento professionale di avvocati e forze dell’ordine – ha come tema i «Profili criminologici e tecniche investigative in caso di omicidio». L’iniziativa è dell’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere, presieduto da Elio Sticco, in collaborazione con l’Osservatorio Giuridico Italiano (rappresentato per la sezione sammaritana dagli avvocati Giulio Amandola, presidente, e Tiziana Barrella). Le lezioni, che si svolgono presso la Scuola di Formazione «Fest» del Consiglio forense, tratta i diversi aspetti legati all’omicidio: uxoricidio, filicidio, la figura del serial killer, dello spree-killer, del muss-murderer, i profili psico criminologici, la perizia psichiatrica sull’omicida, l’esame autoptico della vittima ma anche le tecniche investigative e le nuove tecniche scientifiche d’investigazione sui luoghi, sulle persone e sui reperti oltre i casi da ospedali psichiatrici giudiziari. Non ultimo, la deontologia professionale e il dovere di competenza.

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