"Camorra e politica, un solo nome: Nicola Di Muro"

Giancarlo Giudicianni: "E' l'unica vergogna di cui la nostra città si è macchiata". E gli atti, in effetti, danno ragione al primo cittadino. ALL'INTERNO IL VIDEO del ritorno di 'don' Nicola
Se ne sta sempre lì sopra, rintanato, chiuso nel suo castello. Quello che per molti, ancora oggi, è il vero castello del potere (come lo definì Gian Maria Stella nel 2002) che controlla Santa Maria Capua Vetere. Per molti elettori in debito con don Nicola per un posto di lavoro che forse oggi hanno anche perso per via della famosa questione degli esuberi causata dalla politica clientalare di quegli anni. Sembrava finito, oramai giunto al capolinea. Ma don Nicola Di Muro, anni fa, decise di tornare in campo. Il padrone di Santa Maria Capua Vetere tornava in politica dopo essere stato accusato di concussione e associazione di stampo camorristico. Quando stesero l'elenco dei beni che dovevano sequestrargli, riempirono otto pagine: palazzine, terreni su terreni, società su società. Oltre ad un quartierino a Parigi. Totale dei beni messi sotto sequestro: tra i 90 e i 100 miliardi. Solo nella città di Santa Maria Capua Vetere sono 8 i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata prevenuti dal medesimo titolare. A 'don' Nicola Di Muro dal '96 ad oggi sono stati sequestrati e poi destinati e consegnati ai Comuni 4 appartamenti, 3 fabbricati ed un terreno agricolo. Senza considerare la villa di Formia con giardino, piscine e 31 stanze dove, il 31 maggio 2007, venne inaugurato un centro di accoglienza per persone diversamente abili. I BENI NEL DETTAGLIO
  • Appartamento (pal. D) in via Perla, Central Park
  • Appartamento in via Perla, Central Park
  • Appartamento (p. 5) in via Francia, Coop. Dc II ex via Giovanni Paolo I
  • Appartamento in via Torre, 29
  • Fabbricato in via Roberto D'Angiò, 80/88
  • Fabbricato in via Roberto D'Angiò, 90/100
  • Fabbricato in vico Pepe
  • Terreno agricolo in via Roberto D'Angiò
Tutti i beni, consegnati in data 18 dicembre 1998, sono poi stati destinati ad aree di utilità sociale, centro per attività sociali e allestimento di uffici comunali. Ed oggi, al suo nome sono legati i tentativi di sobillazione dell'attuale governo cittadino. Il figlio Biagio non è riuscito nell'intento di mantere calda la poltrona di vicesindaco. Nè 'don' Nicola, nè Biagio "avevano fatti i conti con l'oste" spiega il primo cittadino Giancarlo Giudicianni, che poi incalza: "L'Mpa presenta interrogazioni parlamentari in merito a presunte infiltrazioni camorristiche - continua Giudicianni - ma voglio ricordare a tutti che, quando si parla di concussione tra politica e camorra nella città di Santa Maria Capua Vetere, l'unico soggetto che mi viene in mente è Nicola Di Muro. E' tutto agli atti ed è l'unica grande vergogna di cui la nostra città si è macchiata"

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