PAROLA ALL'ESPERTO. L’importanza del metodo scientifico nella previsione dei terremoti

Ecco perché il metodo suggerito dal signor Giuliani non può ancora essere utilizzato nella messa in sicurezza della popolazione in aree sismiche

Comincio questo articolo con una premessa, per me fondamentale, ovvero che esso non ha lo scopo di confutare la tesi del signor Giampaolo Giuliani, ma, piuttosto, di far comprendere a tutti i gentili lettori che non bastano delle coincidenze per scatenare un allarme terremoto, sfollando delle persone e creando in loro il panico. Questo perché, pur essendo un fisico, mi occupo dello studio dei pianeti del Sistema Solare (in particolare Marte e Venere) e non della sismologia terrestre. Mi farebbe quindi piacere che al termine di questo articolo in ognuno di voi possa avere attecchito la tecnica del metodo scientifico, universalmente riconosciuto per testare la validità delle varie tesi proposte dai ricercatori. Il signor Giuliani, nel corso di un esperimento all’interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, nel quale lui svolgeva il compito di tecnico di laboratorio, notò che una grande quantità di radon (un gas radioattivo) fu sprigionato dalla crosta terrestre proprio in coincidenza di un forte terremoto in Turchia. A suo dire, tale fenomeno fu osservato anche durante il sisma avvenuto a San Giuliano di Puglia.

Inoltre il radon è conosciuto da tempo (e questa volta a livello scientifico) come un gas che di frequente, in presenza di terremoti, è presente in quantità superiori alla norma (vedasi l’articolo di Robert L. Fleischer “DISLOCATION MODEL FOR RADON RESPONSE TO DISTANT EARTHQUAKES”, pubblicato sul Geophysical Research Letters, Vol. 8, No. 5, Maggio 1981). Ciò che difetta nella previsione del signor Giuliani è il rigore scientifico, senza il quale ognuno di noi può farsi profeta di catastrofi o anche lieti eventi. Il signor Giuliani ha previsto (e allertato le autorità) un forte sisma per il 29 marzo con epicentro a Sulmona (in provincia dell’Aquila). Per la teoria del “non è vero, ma ci credo” la popolazione è scesa in strada la notte, dormendo allo scoperto, per evitare le ripercussioni negative del sisma. Fatto sta che, fortunatamente, il terremoto previsto dal modello del signor Giuliani non si è verificato.

In molti mi hanno contestato oggi che comunque il terremoto è avvenuto nella notte di oggi (6 aprile) con epicentro nei pressi di L’Aquila e che quindi il signor Giuliani non si era sbagliato di molto nel predire un evento catastrofico. Purtroppo nel mondo scientifico il “molto” o “poco” non esiste, ma esistono i numeri che servono per quantificare le incertezze di una misura o di una previsione. Se il signor Giuliani avesse testato il suo modello su un numero sufficientemente elevato di terremoti avrebbe potuto fornire (ad esempio) la seguente indicazione:“Si avvisano le autorità che, sulla base delle emissioni di radon dal sottosuolo, il giorno 29 marzo avrà luogo un sisma di magnitudo 5 con epicentro Sulmona (coordinate 42°2′56″N 13°55′48″E). Tale evento ha probabilità del 60% di verificarsi nel raggio di 20 km dal luogo descritto come epicentro, con una incertezza nella stima della magnitudine del 10% ed entro un intervallo temporale di 3 giorni prima o dopo la data prevista.”

Su queste basi le autorità avrebbero potuto seguire due vie: 1) considerare il rischio del 60% basso e quindi, assumendosi le proprio responsabilità, non evacuare la popolazione, oppure 2) calcolare i danni che quel sisma avrebbe potuto arrecare ed evacuare l’area maggiormente a rischio. Evidentemente, invece, il signor Giuliani ha semplicemente riscoperto che il radon è probabilmente collegato agli eventi sismici, ma non è riuscito a testarlo su un numero sufficiente di eventi tale da conferirgli la possibilità di indicare le incertezze sulle sue previsioni. Le autorità avrebbero quindi dovuto allertare l’intera popolazione, facendola rimanere in strada per giorni e giorni, fin quando non fosse arrivato il terremoto? Mi sembra insensato. Sarebbe come affermare che il Vesuvio prima o poi tornerà in attività e che quindi i paesi vesuviani non hanno ragione d’esistere. Sul Vesuvio è invece attivo l’Osservatorio Vesuviano che, monitorando l’attività sismica nella zona, sulla base di evidenze scientifiche precedentemente testate e validate, è capace di fornire una previsione precisa, con allegate incertezze e probabilità dell’evento, che permetta alle autorità di prendere una decisione entro un ragionevole lasso di tempo dall’evento stesso. Gli errori del signor Giuliani sono ancora evidenziati dall’aver detto che lo sciame sismico sarebbe terminato a fine marzo, cosa che non è accaduta. Con un numero sufficiente di dati alla mano avrebbe potuto dire che lo sciame sismico aveva una probabilità X di terminare tra (esempio) il 25 marzo ed il 10 aprile. La possibilità di previsione dei terremoti sarebbe certamente una benedizione e in questa speranza posso solo augurarmi che la ricerca vada avanti, anche magari con i suggerimenti del signor Giuliani (che certamente ha solo voluto fornire un aiuto ai cittadini), ma senza tralasciare ciò che nella scienza conta davvero, il rigore del metodo scientifico che ci consente di capire davvero la natura che ci circonda e tutti i fenomeni da essa sprigionati.

*Angelo Zinzi Fisico Studente di dottorato in Fisica (XXI ciclo) presso l’Università degli Studi di L’Aquila

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