Smcv, Coop a rischio chiusura. La mobilitazione dei dipendenti

Appello alle istituzioni e raccolta firme tra le iniziative dei lavoratori

Santa Maria Capua Vetere - I lavoratori e le loro famiglie dei due negozi Coop campani di Santa Maria Capua Vetere e Napoli- via Arenaccia, dipendenti di Ipercoop Tirreno gruppo Unicoop Tirreno, gran parte dei quali con contratti di lavoro part-time, vivono, da mesi con una spada di Damocle sospesa sulla testa: il piano industriale presentato ed approvato con il bilancio 2016 dalla cooperativa, prevede infatti la chiusura o cessione dei due punti vendita in Campania con le disastrose conseguenze che un’azione del genere causerà alle circa 100 famiglie coinvolte.

Dopo l’accordo Azienda-Sinadacati del 23 Dicembre 2013, i lavoratori hanno già accettato pesanti ripercussioni salariali rassicurati dal fatto che sarebbero servite ad evitare futuri tagli al personale. In quell’accordo, firmato in Regione, Ipercoop Tirreno, rappresentata dal presidente di Legacoop Campania, si impegnava affinché la gestione di tutti i punti vendita della Campania, compresi quindi quelli di Santa Maria C.V. e Napoli-Arenaccia, restasse in capo al sistema cooperativo.  A gennaio 2016 nasce la Coop Alleanza 3.0 dalla fusione di tre cooperative storiche (Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nord Est). A distanza di qualche settimana, Coop Alleanza 3.0, con il 70% del capitale ed Unicoop Tirreno, con il restante 30%, costituiscono la Distribuzione Centro-Sud s.r.l. per la gestione dei tre Ipercoop campani di Afragola, Quarto ed Avellino, lasciando ad Unicoop Tirreno la piena proprietà e gestione dei due unici super-store Coop di S. Maria C.V. e Napoli-Arenaccia, operazione questa, che ha portato liquidità nelle casse di Unicoop Tirreno, ma nonostante ciò, dopo tre anni, la situazione è peggiorata al punto che Unicoop Tirreno ha decretato la chiusura dei due negozi entro il 31 Dicembre 2017, qualora non si riesca a cedere le due strutture e relativi organici a terzi.

Facendo riferimento all’accordo sopra citato, nel quale, dinanzi al coordinamento regionale presieduto dall’Assessore al Lavoro Severino Nappi, la Legacoop ed Ipercoop Tirreno (quindi il Gruppo Unicoop Tirreno) presero l’impegno affinché anche i due punti vendita in questione, ed il relativo personale, restassero in capo al sistema cooperativo, riteniamo che sia arrivato il momento che quell’impegno venga rispettato e che la Coop Alleanza 3.0, unica entità in Campania della galassia cooperativa in grado di garantire gli attuali standard commerciali, qualitativi ed occupazionali, investa con decisione in queste due strutture di relativa recente apertura, che attualmente operano già sotto organico e che, insistendo su due aree geografiche popolose, hanno a nostro avviso, un forte potenziale da esprimere a patto che si investa di più e meglio su di esse! ALTRO CHE CHIUDERLE!

I lavoratori ed i soci-Coop campani (impegnati in una raccolta firme per manifestare il loro dissenso all’azienda), si oppongono fermamente alla chiusura o cessione a piccoli privati, in quanto tali decisioni scaturiscono da una riorganizzazione dettata da un piano industriale lacrime e sangue, approvato da Unicoop Tirreno, per cercare di mettere una pezza ad una gestione finanziaria fallimentare che a fronte di una perdita totale di esercizio nel 2016 di 44,7mln di euro (risultato della gestione caratteristica e finanziaria) vede una svalutazione di obbligazioni bancarie subordinate (per intenderci: Unicoop Tirreno presta soldi alle tre banche coinvolte nei recenti scandali finanziari)  per ben 15,8mln di euro, un costo del personale che incide per appena l’11% sul totale dei costi della produzione e sprechi in costi per servizi che gravano sul totale dei costi della produzione quanto il personale (11%). Per non parlare degli esosi canoni di locazione che  Unicoop Tirreno ha accettato di pagare alla con-sorella Unicoop Firenze (proprietaria degli stabili che a quanto pare sono tripli rispetto agli attuali valori di mercato.

E’ chiaro che i problemi che ci hanno condotto fino a questo punto non sono stati causati dai lavoratori, ma dalla bizzarra gestione manageriale, dagli scarsi investimenti in comunicazione, dai costi, diversi da quelli del personale, fuori controllo.

Si sta trascurando, inoltre, in questa fase delicata, un particolare che va oltre le logiche puramente finanziarie e cioè il fatto che la presenza della Coop, in territori martoriati da decenni dalla elevata disoccupazione giovanile, dallo sfruttamento del lavoro, dal futuro negato a giovani e meno giovani, rappresenta un imprescindibile presidio di legalità e rispetto dei diritti dei lavoratori. E’ su questo che bisogna ritornare ad investire ed è per questo ci mobiliteremo! LA COOP DEVE RESTARE IN CAMPANIA!

Rivolgiamo, pertanto, un appello al Presidente di Coop Alleanza 3.0, Adriano Turrini, al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, all’Assessore Regionale al Lavoro Sonia Palmieri, Al Sindaco di Napoli Luigi De Magistris ed al Sindaco di Santa Maria Capua Vetere Antonio Mirra, affinché s’impegnino per scongiurare quella che sarebbe l’ennesima tragedia occupazionale per la nostra martoriata terra, le cui uniche vittime sono i lavoratori e le loro famiglie.

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