Rogo alla Cleprin. Picascia: "Troppe falsità su quanto accaduto"

Parla il proprietario dell'azienda che dopo l'archiviazione ha continuato ad indagare per smontare il complesso di notizie false a suo carico

Carinola - Il primo passo di Picascia dopo l`archiviazione fu di farsi consegnare copia del fascicolo di indagine e smontare il complesso di notizie false a suo carico, che erano state decisive nell`impedirgli di avere il risarcimento dal Fondo Vittime del Racket e dell`Usura. Primo presunto depistaggio le parole di un confidente della polizia riportate in una nota di un ispettore in servizio al Commissariato di Sessa Aurunca, secondo cui erano stati Picascia e il socio a dar fuoco all`azienda per intascare l`assicurazione e pagare un maxi-debito contratto con la Banca Cooperativa del Garigliano.   "Ma noi in quella banca non abbiamo mai avuto conti correnti"; un`altra nota a firma del dirigente del Commissariato, ipotizzava - come scrive l'Ansa  - che il confidente potesse aver detto il falso. Seconda notizia non vera quella contenuta in un`informativa dei carabinieri di Caserta, che riportava che Picascia fosse vicino al boss Michele Zagaria e per questo legame avesse vinto l`appalto all`ospedale di Caserta per la fornitura dei detersivi. "Falso anche questo in quanto non ho mai vinto appalti all`ospedale né ho mai iscritto la mia azienda all`albo dei fornitori". Nel fascicolo, incredibilmente, si riportavano anche le parole di un testimone oculare che aveva visto un`auto a fari spenti allontanarsi dalla Cleprin dopo che era scoppiato l`incendio, e un`altra informativa in cui si dava atto della presenza, nell`abitazione di un dipendente Cleprin ubicata di fronte all`azienda, di Vincenzo Esposito, figlio del boss di camorra Mario Esposito. Picascia commissionò poi una consulenza al Dipartimento di Fisica e Chimica dell`Università di Salerno, affinchè accertasse la natura del rogo; gli esperti dell`Ateneo hanno concluso che il rogo era senz`altro doloso. Aquesto punto l`imprenditore si è rivolto al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al presidente di Libera don Luigi Ciotti; quest`ultimo gli ha suggerito di provare a far riaprire le indagini. E` entrato così in scena l`avvocato Luigi Imperato, che dopo due mesi di lavoro ha presentato richieste di riapertura al pm Fucci. "In base alla giurisprudenza della Cassazione - spiega il legale - il pm può riaprire in autonomia un`indagine archiviata, senza passare dal gip, qualora il fascicolo sia contro ignoti. Fucci ha accolto questa tesi decidendo per la riapertura anche grazie allo studio dell`Università di Salerno che ha apportato un elemento di novità e alla rilettura degli atti di indagine".

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