Casapesenna. Parla il pentito: "I citofoni di Zagaria gestiti dai tecnici comunali"

Restina ha anche accusato l'ex sindaco Zagaria di aver incontrato l'ex boss Michele Zagaria

Casapesenna - Generoso Restina, ex vivandiere dei casalesi ed ora collaboratore di giustizia, ha parlato oggi durante l'udienza di un processo in corso nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Nelle sue dichiarazioni Restina non ha solo accusato l'ex sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, di aver incontrato l'allora boss latitante Michele Zagaria, ma ha anche fornito dettagli sulla rete di citofoni presenti in paese. "La rete di citofoni che, a Casapesenna, consentiva al boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria di tenersi in contatto con familiari e fedelissimi veniva tenuta efficiente dai tecnici del Comune. Restina, collaboratore di giustizia, era il proprietario dell'appartamento di via Cristoforo Colombo, a Casapesenna, in cui Zagaria trascorse un periodo di oltre tre anni, tra il maggio 2005 e il giugno 2008, dei suoi 15 anni di latitanza. "La rete di citofoni - ha detto il pentito - partiva da casa mia e toccava le case di Giovanni Garofalo e Vincenzo Inquieto, di Carmine Zagaria (fratello del boss, ndr) e di una delle sorelle di Michele. La manutenzione del sistema veniva effettuata, quando era sindaco Fortunato Zagaria, dai tecnici del Comune". Restina ha poi ricordato che "il clan, dopo l'elezione di Giovanni Zara, iniziò ad essere scontento perché Zara non faceva quello che voleva Zagaria".

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