Maltrattamenti su minore, arrestata una maestra alla "Falcone" di Recale

A fermare la donna sono stati i carabinieri della stazione di Macerata

Recale - Una situazione percepita da tempo. Il timore che qualcosa all’interno di quella classe non andasse per il verso giusto, i genitori del plesso “G. Falcone” lo avevo accusato da diversi mesi, al punto da mettere su – si dice- una raccolta firme da presentare alla dirigente scolastica Giuseppina Presutto, che ha immediatamente accolto le lamentale e segnalato il caso alle autorità competenti. I carabinieri hanno fatto tutto il resto. Dalle telecamere sono così emersi ore e ore di maltrattamenti reiterati e -sembra sia emerso dai filmati- offese di natura razziale ai bambini di origini straniere.

Ha indignato un’intera comunità il caso della maestra di Recale. Ha sdegnato una cittadina che della scuola, dei valori educativi di legalità e anti violenza, ne ha sempre fatto un bandiera e continua a farlo, nonostante tutto, come emerge dalla parole del sindaco Patrizia Vestini: "Quanto è accaduto mi ha gettato nello sconforto e ha creato profondo sgomento ancor di più perchè la maestra coinvolta è una cittadina di Recale. Sono addolorata per i piccoli studenti ma al tempo stesso fiduciosa nelle grandi capacità di ripresa che i bambini hanno. Mi auguro che al più presto tutto questo resti per loro solo un brutto ricordo. Dalla loro parte ci sono i genitori e un corpo docente attento che, in questa triste vicenda, sono riusciti da subito a riconoscere il problema e segnalarlo prima alla dirigente e poi alle autorità competenti".

E’ ancora presto per digerire un boccone troppo amaro. Ma di fronte a quelle immagini ci si sdegna e ci si interroga Chi educa chi educa? Chi vigila su coloro ai quali è affidato il compito della formazione didattica, civica e personale dei nostri bambini? Quanti e quali sono i controlli sulla tenuta emotiva dei nostri insegnanti? Troppo pochi secondo tante indagini svolte tra chi, nel nostro paese, si occupa di tutela dei minori.

Riemergono prepotentemente questi interrogativi, dopo che la visione del filmato che incastra la maestra di Recale, ha sdegnato genitori e opinione pubblica. Quelle immagini non raccontano episodi saltuari. Non raccontano metodi correttivi ma piuttosto un modus operandi, una didattica della paura.

Vicina alle pensione, la maestra di Recale avrà pensato di perpetuare quei metodi correttivi in auge in un'epoca che, mal per lei, non è la nostra. Non è più tempo di “Mazz e panell”, slogan di una generazione ormai dissimile da quella attuale in cui, di fronte al dilagare della violenza verbale, fisica, politica, culturale, sociale, la scuola, primo comparto educativo, deve rispondere con metodi lontani anni luce da simili episodi.

Si corre il rischio di perdere fiducia in un’istituzione che ha il dovere di infonderla e non di negarla. Si rischia di iniettare di paura le abitudini, la vita, la crescita.

Fondamentali, ancora una volta, sono state le telecamere. L’occhio degli inquirenti ha ricostruito quello che i genitori avevano supposto avvenisse nella classe dei loro bambini.

Perché allora non ricorrere ad un uso sistematico del sistema di sorveglianza interna? Perché non abbattere quel muro chiamato “privacy” che nelle strutture pubbliche, più che mai nella scuola, ha fin troppo sacrificato il corretto funzionamento delle strutture stesse?

Di fronte alla vicenda di Recale, ultima in ordine di tempo di una lunga serie di denunce e provvedimenti in atto in tutto lo stivale, ci si interroga anche sul controllo e la formazione degli educatori stessi. Come prevenire o disinnescare eventuali casi – limite?

“Adottare criteri comuni, fare un questionario campione sullo stress da lavoro correlato, verificare sempre e ascoltare tutti “– a dirlo è la dott.ssa Carmela Mascolo, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Macerata Campania, da anni attenta e attiva sul fronte della legalità e della prevenzione alla violenza.

“Credo inoltre sia positivo lavorare con le telecamere a scuola”- aggiunge la Mascolo. Sulla questione telecamere, parere contrario arriva dal sindaco Vestini. "Sono convinta che vivere in una sorta di Grande Fratello non aiuti a risolvere il problema. Bisogna dare fiducia alle persone e alle istituzioni".

 

La cronaca

E' scattato questa mattina a Recale l'arresto per una maestra della scuola elementare "G.Falcone" di Recale. La donna è stata accusata di maltrattamenti su minori, sul posto sono initervenuti i carabinieri della stazione di Macerata guidati dal comandante Baldassarre Nero.

Sgridava, mortificava i suoi alunni ricorrendo anche alla violenza fisica e alle minacce.  Lo hanno accertato i carabinieri della stazione di Macerata Campania che, dopo cinque mesi di indagini serrate (da Ottobre 2015 a marzo 2016), seguite alla denuncia dei genitori di uno dei piccoli alunni del plesso elementare “G. Falcone” di Recale in via Marconi, hanno arrestato R.V., maestra sessantenne originaria di Recale.

 

Sulla donna, prelevata questa mattina dai carabinieri nella sua abitazione,ora, pesa un’accusa pesantissima, quella di maltrattamento su minori. Accusa che sarebbe scaturita dalle immagini raccolte dalle telecamere nascoste all’interno della classe prima dove avrebbero avuto atto i maltrattamenti. L’occhio degli investigatori avrebbe accertato i maltrattamenti subiti non da uno ma da diversi alunni. Schiaffi, strattonamenti, percosse al capo e tirate di capelli, al punto tale da procurare serie lesioni alla spalla di un bambino. 

La visione e l’ascolto delle registrazioni hanno confermato la reiterazione degli atteggiamenti violenti della maestra nei confronti dei suoi piccoli studenti. Su richiesta della procura per la donna sono stati disposti gli arresti domiciliari.

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