Rifiuti, bufera DHI e appalti truccati: scattano le indagini in altri tre Comuni

L'interrogatorio a cui è stato sottoposto l'imprenditore Alberto Di Nardi ha avuto concrete conseguenze: carabinieri negli uffici di tre comuni in cui la DHI svolge il servizio

Caserta - Un mondo all'interno del quale solo con i soldi si poteva penetrare: l'imprenditore Alberto Di Nardi, ex amministratore delegato della DHI (lo è stato fino all'8 marzo, giorno delle sue dimissioni), sta "vuotando il sacco". Il giovane manager della società, che si occupa del servizio di igiene urbana in diverse città del casertano, sta contribuendo ad alzare quel velo già sollevato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e che ha portato all'arresto, tra gli altri, dell'ex sindaco di Maddaloni Rosa de Lucia.

Non solo Maddaloni però. Quel "sistema" andava ben oltre i confini della città delle due torri: per queste ragioni gli inquirenti, anche in virtù delle dichiarazioni rese da Alberto Di Nardi nel corso di un primo interrogatorio e che si sommano ad una prima ricostruzione realizzata sulla base delle confessioni di Antonio Scialdone - ex presidente del Cub sotto inchiesta per il fallimento del Consorzio - stanno acquisendo atti, fascicolo e documenti finalizzati ad integrare l'inchiesta. 

Se a Maddaloni, Di Nardi si sarebbe assicurato le proroghe del servizio nei modi evidenziati dall'inchiesta condotta dalla Procura, vicende non dissimili - in base al suo racconto - si sarebbero verificate in alcuni dei dieci comuni in cui la DHI gestisce il servizio. 

I primi Comuni a ricevere la visita dei carabinieri sono stati Vitulazio, San Nicola la Strada e Teverola. Probabilmente sono solo le prime tappe della procura: il "sistema" di cui parla Scialdone è ben più ampio di quello cristallizzato nell’ordinanza di custodia cautelare che, a inizio mese, ha travolto l’amministrazione comunale di Maddaloni.

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