Carditello: minacce di morte a Bray e Verdile

L'ex ministro e la giornalista de Il Mattino sono stati minacciati, tramite una lettera inviata alla redazione del quotidiano partenopeo

San Tammaro - Dopo quelle ricevute nel maggio dello scorso anno durante una manifestazione culturale presso la Reggia di Portici, arrivano nuove e più violente intimidazioni all’ex ministro al Mibact, Massimo Bray. Nella mattinata di ieri, infatti, sono state recapitate alla sede de ‘Il Mattino’, in via Chiatamone a Napoli, due diverse lettere anonime. Questa volta a essere preso di mira non è stato solo l'ex ministro ma anche la giornalista e corrispondente della stessa testata partenopea, Nadia Verdile, impegnata nella presentazione del suo ultimo libro sulla recente storia del sito reale. Minacce di morte per entrambi esplicitamente associate all’attività svolta in difesa del Real Sito di Carditello, immerso nelle campagne di San Tammaro. Al settecentesco sito borbonico sarebbero da ricondurre anche le intimidazioni giunte, nell’ottobre dello scorso anno, all’indirizzo dell’architetto, Mariano Nuzzo. Ispettore onorario del Mibact, al professionista casertano fu recapitato un proiettile all’interno di una busta anonima. Nella nota diramata poco dopo l’episodio dal dicastero ai beni culturali, con riferimento all’episodio intimidatorio, si leggeva: “Negli ultimi tre anni si è speso con dedizione e professionalità nel recupero della Reggia di Carditello”. Sul caso intervenne lo stesso neo ministro al Mibac, Dario Franceschini, con un messaggio di solidarietà rivolto al collaboratore del ministero. A distanza di mesi giungono nuove minacce; ma cosa sta veramente accadendo intorno alla fattoria borbonica? Perché, oltre a Massimo Bray, subì intimidazioni anche il tecnico della Soprintendenza, Mariano Nuzzo, poco prima che venissero affidati i lavori di restauro del complesso settecentesco? La Reggia di Carditello è così ambita dalla camorra?  Lo stillicidio di attentati a danno dal compianto ‘Angelo di Carditello’, Tommaso Cestrone, la bomba carta, l’incendio della roulotte, il tentativo di avvelenamento dei suoi armenti, il fuoco appiccato all’azienda del volontario poco dopo la dolorosa scomparsa e le decine di aste giudiziarie andate misteriosamente deserte, rientra nel medesimo disegno criminoso? Chi, veramente, vuole tenere questa provincia a testa bassa? Queste e tante altre sono le domande cui gli uomini della Benemerita appartenenti al Comando provinciale di Napoli e Caserta insieme, sono febbrilmente impegnati a dare risposta. Mentre prendono sempre più piede le voci, non confermate, di fondi provenienti dal mondo arabo per la riqualificazione della fattoria borbonica, il ‘caso Carditello’ offre nuove riflessioni sullo stato sociale in Terra di Lavoro.

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