Estorsione e usura: colpo al clan Schiavone, quattro arresti

Nuova ordinanza per Nicola Schiavone, figlio di 'Sandokan', e Salvatore Di Puorto. In manette anche Giulio Brusciano e Luigi Ornato: hanno mandato sul lastrico un imprenditore dell'agroaversano

Aversa - Ad epilogo di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la Squadra Mobile ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere - emessa dall'ufficio del Gip presso il Tribunale di Napoli - nei confronti di Nicola Schiavone (nato a Loreto l’11.04.1979, figlio di Francesco Schiavone detto Sandokan, detenuto), Salvatore Di Puorto (nato a San Cipriano d’Aversa il 27.10.1973, detenuto), Giulio Brusciano (nato il 24.08.1965 ad Aversa, ivi residente) e Luigi Ornato (nato il 29.12.1964 a Napoli, residente ad Aversa).

I quattro sono indagati a vario titolo per usura, estorsione e ricettazione, aggravati dal metodo mafioso e dal fine di agevolare l’organizzazione camorristica denominata clan dei casalesi-gruppo Schiavone. La misura cautelare è frutto di complesse indagini scaturite dal sequestro, operato nel maggio 2010 dalla Squadra Mobile di Caserta, presso l’abitazione di Salvatore Di Puorto, di effetti cambiari e bancari per oltre 500 mila euro, riconducibili ad un commerciante tessile aversano. In seguito, le indagini hanno svelato che i titoli erano stati emessi a garanzia di debiti usurari contratti dal commerciante.

Successivamente, anche per effetto di una scrupolosa ricostruzione dei flussi bancari dell’imprenditore, gli inquirenti accertavano che sin dal 2004, per fare fronte a difficoltà finanziarie connesse alla gestione della propria attività commerciale, la vittima aveva contratto debiti usurari, cresciuti in modo esponenziale con il trascorerre del tempo, a causa degli esorbitanti interessi pretesi, che lo costrinsero a rivolgersi ad ulteriori usurai. Infatti, l’analisi della copiosa documentazione sequestrata e le complesse perizie disposte dalla Procura Antimafia sulla contabilità dellla persona offesa, permetteva di rilevare che la stessa era stata costretta a pagare un tasso di interesse mensile variabile dal 5% al 10%, per un importo complessivo di circa 300 mila euro, corrisposti nell’arco di 4 anni.

Con il trascorrere del tempo, l’imprenditore era stato avvicinato da soggetti legati al clan dei casalesi, tra i quali Giulio Brusciano - cugino dell’allora latitante Gabriele Brusciano, affiliato alla frangia stragista di Giuseppe Setola e già condannato per 416 bis, Luigi Ornato e Salvatore Di Puorto, i quali, consapevoli delle sue difficoltà economico-finanziarie, e quindi della possibilità di realizzare facili guadagni attraverso la spoliazione delle risorse residue, gli offrirono ulteriori somme in prestito, riducendolo letteralmente sul lastrico, al punto che il commerciante è stato nel tempo costretto a vendere due vetture di proprietà, ipotecare la sua abitazione e, infine, a cedere anche l’attività commerciale di cui era titolare insieme alla moglie.

Particolarmente significativo, nel calvario della persona offesa, l’episodio che ha visto protagonista Nicola Schiavone, figlio di Francesco detto Sandokan, da ritenersi all’epoca capo della fazione Schiavone (recentemente condannato in due distinti processi all’ergastolo ed a ventuno anni di reclusione per 416 bis c.p.), allorquando minacciò di morte la vittima dell’usura, alla presenza di Luigi Ornato, imponendogli di onorare i propri debiti, così disvelando che la provvista di quei prestiti proveniva dalle attività illecite dell’organizzazione mafiosa. Circostanza fra l’altro confermata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno ricostruito la figura di Salvatore Di Puorto, fratello di Sigismondo – già condannato per 416 bis c.p. ed elemento di spicco del clan Schiavone – come affiliato dediato a curare il reimpiego nelle attività usuraie dei proventi delle attività illecite del clan.

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